SCUOLE PARITARIE/ Toccafondi (Pdl): la scuola privata non esiste, sull’Imu Governo ambiguo

Il ministro Profumo apre alla richiesta di togliere l’Imu alle scuole paritarie. Secondo GABRIELE PROFUMO c’è una ostilità dichiarata verso tutto ciò che è cattolico

30.11.2012 - int. Gabriele Toccafondi
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Si apre uno spiraglio per la questione del pagamento dell’Imu da parte delle scuole paritarie. Intervenendo oggi il ministro Profumo si è detto deciso a portare la richiesta di esenzione al presidente del Consiglio Monti nel corso del Consiglio dei ministri che si terrà oggi. “L’Imu per le scuole paritarie si può anche togliere” ha detto. “Mi farò portatore positivo di questa richiesta”. Che possibilità abbia Profumo di far valere la sua posizione in un Governo che sembra andare per un’altra strada, ilsussidiario.net lo ha chiesto all’onorevole Gabriele Toccafondi firmatario insieme ad altri colleghi di partito di un emendamento che era stato approvato dal Parlamento proprio sul pagamento dell’Imu da parte di scuole paritarie e enti non profit: “Questo Governo continua a cambiare atteggiamento sulla questione e davvero non sappiamo più cosa aspettarci da parte loro. Sulle scuole cattoliche ma non solo, su tutto quello che è esperienza cattolica e di Chiesa in Italia oggi c’è un accanimento ideologico impressionante. Da parte dell’Europa nei confronti del nostro Paese ci sono circa 100 infrazioni, anche decennali: tutta questa fretta sulle scuole cattoliche e sugli enti non profit è molto sospetta”.

Come giudica quanto detto dal ministro Profumo su Imu e scuole paritarie?

Sono il più fiducioso di tutti che si possa risolvere il problema anche perché si deve risolvere. Il problema però è quante lingue diverse ha questo governo.

Cosa intende?

Le ripeto quanto vado dicendo continuamente purtroppo da tempo. Il 2 di novembre il Governo dà parere favorevole al nostro emendamento che prevede il passaggio da attività commerciale ad attività non lucrativa cosa che avrebbe risolto il problema per le scuole e per tutti gli enti non profit che fanno veramente questa attività.

Poi cosa succede?

Succede che il 5 novembre lo stesso Governo con il ministro dei rapporti con il Parlamento chiede che la norma venga rimandata di emergenza in commissione bilancio perché quel punto deve cambiare. Deve tornare cioè il testo base, attività commerciale. Per due volte questo Governo ha parlato in due modi diversi in tre giorni. Infine il ministro Profumo folgorato dalla lettura di qualche articolo di giornale sembra si sia accorto del problema, un problema che ricordiamolo il Parlamento aveva già sollevato e risolto con un voto favorevole al nostro emendamento all’unanimità.

Per cui che previsioni fa questa volta? Il Governo che lingua parlerà?

Io credo alla bontà di tutti e credo anche che qualcuno abbia aperto gli occhi però non mi faccio facili illusioni. Perché a noi il 5 novembre tornando in commissione il Governo ha motivato il cambiamento con queste parole: l’Europa se passa l’attività commerciale ci multa, ci fa pagare un sacco di soldi perché non si può per legge. Quindi o la motivazione era sbagliata oppure non so che potrebbe accadere.

C’è un atteggiamento da parte di questo Governo in casi come questi che sembra difficile da capire: tentativo di raccogliere soldi con tasse facili oppure vera ostilità ideologica.

La seconda che ha detto è verissima. Sulle scuole cattoliche ma non solo, su tutto quello che è esperienza cattolica e di Chiesa in Italia oggi c’è un accanimento ideologico impressionante. Lo dico tranquillamente perché l’ho toccato con mano in diversi dibattiti anche pubblici o televisivi. Ci si nasconde dietro l’Europa, ci si nasconde dietro la libera concorrenza, ci si nasconde dietro altre argomentazioni ma il punto alla fine è sempre quello: dà noia una presenza.

C’è anche da parte di questo Governo una sorta di sottomissione all’Europa?

 
Personalmente mi verrebbe da dire che questa Europa ha un po’ stufato: ci sono circa 100 infrazioni all’Italia, anche decennali. Tutta questa fretta sulle scuole cattoliche e il non profit è molto sospetta.

 

Ci spieghi meglio.

 

Da quando abbiamo votato in commissione ho sempre insistito su un punto: fateci vedere la sentenza definitiva dell’Europa che ci multerebbe e quanti  soldi chiedono. E ho chiesto anche: cosa abbiamo fatto in questi anni dalla denuncia del 2006 alla sentenza presunta definitiva di questi mesi? L’Italia  ha fatto valere o no le proprie ragioni sulla questione non profit? In Italia storicamente andiamo fieri di questa presenza e della sussidiarietà e quindi della valorizzazione e anche dell’aiuto economico a queste realtà mettendo in guardia l’Europa a fare altrettanto. Dovevamo essere noi credo a mettere l’Europa sotto denuncia. L’Europa è sempre pronta a bastonarci, ma perché non ci bastona sul fatto che in Italia non c’è la parità scolastica come invece c’è in tutta Europa? Perché la nostra parità è solo giuridica e non economica?

 

Cè anche un problema di strumentalizzazione della comunicazione: si parla sempre di scuole private, ma in realtà c’è una legge del 2000 che parla di scuole paritarie. 

 

C’è gente in Italia che è campione di slogan e sa solo parlare di scuola privata che invece in Italia non esiste. C’è la scuola paritaria statale e non statale e tutte e due sono pubbliche. E meno male che questa legge al proposito, la numero 62 del 2000, l’ha firmata un certo Luigi Berlinguer. E allora non ci prendiamo in giro: la scuola è tutta pubblica. Solo da noi nel 2012 bisogna spiegare queste cose perché la parità scolastica è una realtà in quasi tutto il mondo. Rimaniamo solo noi e la Corea del Nord e forse lì hanno qualche possibilità in più di noi.

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