SCUOLA/ Concorso presidi, la sentenza: in Lombardia tutto da rifare, i partiti cosa dicono?

- Giovanni Cominelli

Concorso dirigenti in Lombardia: con la sentenza n. 3747 dell’11 luglio 2013 la VI sez. del Consiglio di Stato ha rigettato l’appello proposto dal Miur. GIOVANNI COMINELLI

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La notizia appare presa di peso da Il processo di Kafka. Con la sentenza n. 3747 dell’11 luglio 2013 la VI sez. del Consiglio di Stato ha rigettato l’appello proposto dal Miur, avverso alla sentenza del Tar della Lombardia, che aveva annullato a suo tempo il concorso per dirigenti scolastici per violazione del principio dell’anonimato, perché le buste contenente gli scritti dei candidati erano trasparenti e pertanto i loro nomi eventualmente leggibili. 

La soluzione che il Consiglio di Stato propone o impone (?) è quella della “ricorrezione” dei compiti con altra Commissione. Il che significa di fatto un nuovo concorso. Chi scrive non dispone né delle informazioni né tampoco delle nozioni giuridico-amministrative necessarie per prendere una posizione tecnica di fronte a tale notizia. Ci limitiamo a constatare, per un verso, le conseguenze sul sistema di istruzione di tale processione di Ecternach dell’Amministrazione pubblica – un passo avanti, due a lato – e, per l’altro, a denunciare le cause e le responsabilità non anonime di questa procedura perversa. 

La conseguenza più immediata è che decine di scuole continueranno a restare senza dirigenti, che centinaia di dirigenti dovranno gestire più scuole. Ad oggi le reggenze delle scuole sono più di quattrocento. Ma dal settembre del 2013 vanno in pensione circa 250 dirigenti. Se ne conclude che circa la metà delle scuole lombarde rimane senza il dirigente. Quanto ai candidati, che concorrevano per 355 posti, erano stati dichiarati idonei 416 su 996. Ma se gli scritti debbono essere ricorretti, i candidati tornano ad essere 996. Questi disgraziati sono in ballo da tre anni con corsi di formazione e costi relativi, vincenti e/o perdenti hanno fatto un percorso di guerra. L’Amministrazione fa allegro e indecente sperpero di passioni e vite. 

La prima domanda che insorge, spontanea e sdegnata: c’è qualcuno che paga per tutto ciò? Nessuno. No, perché l’Amministrazione è una sorta di scatola nera, illeggibile, un labirinto allucinatorio. L’unica difesa dei propri interessi, di cui dispongono i concorrenti, è quella dei ricorsi, che nell’immediato vanno a pasturare una torma di avvocati famelici e per lo più incompetenti, e di magistrati amministrativi, la cui carriera dipende da cooptazioni dall’alto e da legami di potere con istituzioni e partiti. 

D’altronde, i ricorsi producono i contro-ricorsi dei contro-interessati, in un processus ad infinitum. Così non si va lontano, in ogni caso. Donde viene questo potere enorme della Casta-Amministrazione? Un potere legibus solutus, semplicemente perché le leggi, le circolari, i regolamenti se li cucina in casa. 

Il primo responsabile della crescita di questo blocco tumorale che schiaccia la società civile e le professioni è la politica dei partiti da decenni a questa parte. La trasformazione dei partiti in sindacati di interessi particolari e di corporazioni ha lasciato la società senza governo, senza decisioni. 

In questo vuoto è cresciuto il “pieno” di una casta amministrativa trasversale, che passa attraverso le alte burocrazie dei ministeri, del Consiglio di Stato, della Corte dei Conti, della magistratura, dei Tar. Tutte quante colluse con la politica e viceversa: la politica lo fa per qualche miserabile consenso, i burocrati per posti, carriere e stipendi. Vittime: il Paese, in questo caso la scuola, cioè i ragazzi, le famiglie, gli insegnanti, i candidati ai concorsi. 

Dunque, tocca alla politica fare il primo passo. Cambiare radicalmente le modalità di reclutamento del personale dirigente. Questo giornale ne ha parlato ripetutamente in tutte le lingue. Togliere dalle mani dell’Amministrazione ministeriale il reclutamento e portarlo alle scuole sul territorio. 

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