SCUOLA/ Toccafondi (sottosegretario): paritarie, evitato l’aumento delle rette

“Con l’applicazione della Tares e, dal 2014, dell’Imu, la parità giuridica tra scuola statale e non statale rischia di essere disattesa nei fatti”. Il sottosegretario GABRIELE TOCCAFONDI

17.01.2014 - int. Gabriele Toccafondi
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Paritarie a rischio sopravvivenza? Il rischio (per ora) è stato evitato. Ma il problema rimane ed è rappresentato dalle aliquote Tares decise dai comuni “Il tributo per la paritaria in alcuni comuni viene calcolato a metro quadro della struttura, mentre quello della scuola statale a bambino iscritto: come se gli alunni di una scuola sporcassero di più di quelli di una altra scuola” spiega a ilsussidiario.net Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione con delega alle scuole paritarie. Che vanta un risultato del governo: aver evitato l’aumento delle rette. Ecco i numeri.

Sottosegretario Toccafondi, con la legge di stabilità siete riusciti a ripristinare i fondi per le scuole paritarie. Lo considera un successo personale?
È stato un successo del governo nel suo insieme. Certo se non c’era il nuovo centrodestra al Governo e magari c’erano Sel o i grillini, non so come sarebbe andata. Un esempio, ma ne potremmo fare tanti, per capire che noi stiamo in questo strano governo con il Pd per fare il bene del paese e non per occupare poltrone. Certamente, da parte mia che ho la delega alle scuole paritarie, c’è stato un impegno particolare perché venissero ripristinati i fondi.

Che cos’ha ottenuto?
Per quest’anno è stato garantito uno stanziamento di poco inferiore ai 500 milioni di euro. Innanzitutto, sono stati sbloccati gli ultimi 82 milioni di euro congelati per il 2013; mentre, per il 2014, la legge di stabilità ha stabilito il reintegro di 220 milioni di euro che si vanno a sommare ai 274 milioni già previsti, per un totale di 494 milioni di euro.

Quindi?
Se questi fondi non fossero stati reintegrati, le scuole paritarie sarebbero sicuramente andate incontro a un taglio degli stanziamenti pari al 45 per cento, che sarebbe automaticamente corrisposto a un raddoppio delle rette. Ma il governo ha voluto dare garanzie economiche a queste scuole e ha voluto darle soprattutto agli oltre un milione di studenti che frequentano le 13.500 scuole paritarie d’Italia e alle loro famiglie.

Le difficoltà per il mondo dell’istruzione paritaria non sono finite. Tares e Imu rischiano di metterla seriamente in pericolo. Cosa state facendo al riguardo?
Il problema c’è ed è reale. Tares e Imu rischiano di affossare irreparabilmente gli istituti non statali. Ne stiamo discutendo con il Mef e con i comuni. Con l’applicazione della Tares e, dal 2014, dell’Imu, la parità giuridica tra scuola statale e non statale rischia di essere disattesa nei fatti. Non si capisce, infatti, perché una scuola gestita dallo Stato o dalla Provincia non debba pagare l’Imu e perché lo debba fare un istituto paritario che, come riconosce la legge, fornisce lo stesso servizio pubblico.

E quanto alla Tares?

Non si capisce perché alcuni comuni interpretano le aliquote. Il tributo per la paritaria in alcuni comuni viene calcolato a metro quadro della struttura, mentre quello della scuola statale a bambino iscritto: come se gli alunni di una scuola sporcassero di più di quelli di una altra scuola. Come Miur stiamo lavorando di concerto con il ministero dell’Economia per ovviare a questa discriminazione che rischia concretamente di assestare un colpo mortale a tante scuole.

Comunque, sulla Tares la palla è in mano ai sindaci.
Sì. E spero che la giochino bene, senza paraocchi ideologici. Leggo di sindaci che si accingono a tagliare contributi alle scuole paritarie comunali e ad applicare aliquote massime. Sappiano che ogni posto tagliato nella paritaria si trasforma in un posto nella scuola comunale, ma a costi estremamente più alti per le finanze pubbliche. Non mi sembra una scelta lungimirante. Inoltre quasi 3mila scuole paritarie su 13mila sono proprio dei comuni. Sono curioso di capire come si comporteranno per la Tares su queste scuole i sindaci.

Non sono problemi che riguardano solo chi manda i figli alle scuole private?
No, nel modo più assoluto. In gioco c’è la sopravvivenza del sistema dell’istruzione pubblica italiana, che come prevede la legge Berlinguer, si compone sia di scuole statali che di scuole paritarie. Quelle statali accolgono circa 8 milioni di studenti, quelle paritarie poco più di 1 milione. Ma sempre di istruzione pubblica si tratta. Secondo me, il vero tema è riuscire a far comprendere che, così come sarebbe assurdo far pagare l’Imu alle scuole statali, lo è altrettanto farla pagare a quelle paritarie, che non sono affatto scuole di élite o esclusive, ma sono scuole normali, gestite da enti no profit e senza scopo di lucro, la cui unica ragione di esistere è l’educazione degli studenti. Svolgono una funzione pubblica, rivolta a tutti. Io difendo tutto il sistema di istruzione e voglio che funzioni tutto: sia quello statale che quello non statale. Quello statale non è che funzionerà meglio se tolgo i pochi finanziamenti a quello non statale.

Spesso non si dice il punto fondamentale della questione, e cioè che la scuola non statale fa risparmiare alle casse dello Stato una cifra importante.
Appunto. Non è una questione ideologica ma di numeri, di sano realismo. C’e chi ha fatto un calcolo e afferma che l’esistenza delle scuole paritarie garantirebbe un risparmio annuo di oltre 6 miliardi di euro allo Stato, che è quanto questo spenderebbe se tutti gli alunni che le frequentano passassero alla scuola statale. Nelle piazze alcuni sostengono che il Governo toglie risorse alla scuola statale per darle alla scuola privata; con questi numeri mi sembra sia da affermare l’esatto opposto. In realtà, la scuola paritaria ha una percentuale molto più bassa dei fondi che le spetterebbero.

Ad esempio?

 

Allo Stato ogni alunno di scuola paritaria costa annualmente 584 euro nell’infanzia, 866 euro nella primaria, 106 euro nella scuola secondaria di primo grado, 51 euro nella secondaria di secondo grado. Invece, la spesa per studente delle istituzioni scolastiche pubbliche si attesta nel 2009 a 6.351 euro per la scuola primaria, 6.880 per la secondaria. Nel 2010 la rivista specializzata di settore Tuttoscuola ha calcolato che lo Stato risparmierebbe oltre 500 milioni di euro l’anno se aumentasse di 100 milioni i contributi alla scuola paritaria, consentendo a più famiglie di sceglierla: ogni euro investito nella paritaria renderebbe allo Stato 5 euro di risparmio.

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