SCUOLA/ Cosa resterà delle 24 priorità (!) della Giannini?

- Luisa Ribolzi

Il ministro Giannini ha firmato un "Atto di indirizzo concernente l'individuazione delle priorità politiche del Ministero dell'Istruzione". Ben 24 priorità. Il commento di LUISA RIBOLZI

giannini_24puntiR439 Stefania Giannini (Infophoto)

I più vecchi fra i lettori forse ricordano una filastrocca che recita “Passa un giorno, passa l’altro
Mai non torna il prode Anselmo, / Perché egli era molto scaltro / Andò in guerra e mise l’elmo…

Il prode Anselmo parte alle nove di mattina “lancia in resta / A cavallo d’un caval” e affronta ogni sorta di traversie, finché ad un certo punto gli viene sete, e così “Prese l’elmo, e a bere andò. Ma nell’elmo, il crederete? / C’era in fondo un forellin / E in tre dì morì di sete / Senza accorgersi il tapin“. 

Non si tratta, cari lettori, di un ritorno all’infanzia motivato da incipiente rimbecillimento (per quanto…), ma nel leggere i “ventiquattro punti” del ministro Giannini mi è tornato in mente il prode Anselmo, a cui sfugge un piccolo dettaglio per cui, credendo di bere, finisce con il morire di sete. 

Il forellino sul fondo dell’elmo, il dettaglio a cui non sfugge, pur con la maggior buona volontà del ministro, questa “individuazione delle priorità politiche” è che ventiquattro priorità, semplicemente, non esistono. In che ordine sono? Si dovrebbe pensare che siano in ordine di importanza, ma si può dire che “semplificare le regole” (n. 2) sia più importante che non “promuovere la valutazione ” (n. 4) o favorire i processi di ricambio della classe docente”? Ho avuto l’impressione che manchi una visione d’insieme vuoi della scuola vuoi dell’istruzione superiore, da cui solo può nascere l’ordine delle priorità. 

Intendiamoci bene: tutti i punti indicati sono ragionevoli e richiedono di essere affrontati, ma sono una semplice dichiarazione di intenti, al più una cornice in cui va inserito un quadro, non hanno alcun carattere di operatività. Prendiamo come esempio le ultime tre priorità che riguardano l’alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) di cui mi sono occupata quasi a tempo pieno nel mio ultimo anno presso l’Anvur. Il problema del sistema (sotto finanziato, male organizzato, con un reclutamento dei docenti a dir poco inadatto, privo di valutazione e quindi con disuguaglianze inaccettabili tra le singole istituzioni  e nessuna reale garanzia di qualità, e potrei continuare a lungo) è che il sistema medesimo è in attesa da quindici anni e due mesi dei regolamenti attuativi previsti dalla legge 508 del dicembre 1999. Ora, poiché il regolamento deve farlo il ministero, in un programma io non mi aspetto un elenco di elevati auspici, ma una dichiarazione del tipo: “Nel mese di marzo uscirà un decreto che avvia il processo di approvazione dei regolamenti necessari e previsti dalla legge, processo che dovrà concludersi entro novanta giorni dalla data di emanazione del decreto”, indicando le modalità operative. Non basta istituire una commissione: io ho visto almeno tre differenti versioni dei regolamenti, e nessuna è arrivata in porto.

Per due o tre precedenti ministri, il sussidiario mi chiese di stilare delle “raccomandazioni”, finché  mi sono stancata di ripetere sempre le stesse cose. Bene, sono andata a rileggerle, e tutti — dico tutti — i punti allora indicati sono contenuti nelle priorità, tranne due: la riqualificazione della formazione professionale e la costruzione di un reale sistema scolastico nazionale che valorizzi l’apporto del settore paritario accanto a quello delle scuole statali autonome. Per questo senso di inutilità stavo rifiutando oggi un commento alle priorità per il 2015 (credo che traspaia tra le righe dal modo in cui sto affrontandolo), ma poi mi sono detta: perché no? E allora: per favore, signora ministro, tenga conto del fatto che da qui alla fine dell’anno mancano poco più di dieci mesi, che le risorse finanziarie sono quelle che sono, che le risorse umane destinate ad attuare il programma sono anch’esse limitate e non sempre di grande qualità. 

Fissi due, tre priorità vere: sono tutte importanti, le scelga in base alla realizzabilità, alle sue personali simpatie, al riscontro politico, non ha importanza. Due, tre, non ventiquattro: le restanti ventuno le presenti per quello che sono, auspici per un tempo futuro. Ma di quelle due o tre ci dica come intende farle, con che tempi, con che soldi, con quale sostegno politico. Se il prossimo anno potrà spuntare il suo elenco, e toglierle dalla lista (solo due, solo tre, ma tolte davvero!) io ritengo che potrà trovare posto fra i decisori politici più illuminati, e il mondo della scuola le sarà grato non dico a lungo, ma almeno per un po’, non dico tutti ma almeno una buona parte. Si prepari alle opposizioni anche subdole, che certamente non mancheranno, ma se manca questo indispensabile riscontro operativo, ogni dichiarazione sarà se mai un proclama, un’indicazione di intenti, l’idea di “andare in Palestina / a conquidere l’Avel”….





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