SCUOLA/ Così l’Apparato ha “venduto” lo stupore. Italodramma in quattro puntate (4)

- Stefano Bertani

La scuola divorata da burocrati, funzionari, misuratori e valorizzatori: mentre riforma fa rima con assunzione elettorale. Italodramma in 4 puntate di STEFANO BERTANI

La scuola divorata da burocrati, funzionari, misuratori e valorizzatori: mentre riforma fa rima con assunzione elettorale. Italodramma in 4 puntate di STEFANO BERTANI

Leggi la terza, la seconda e la prima puntata.

Dunque Non Scuola (ma agenzia delle…) e Non Presidi (ma dirigenti di …), Non Professori (ma impiegati certificatori …), Non Studenti (ma utenti del consumo…) e Non Stipendiali Valori (ma supplenti missionari educatori, perenni part-time emancipatori e casse integrazioni per tutti i Meridioni). 

Ci venne raccontato che fu lo storicismo di destra e di sinistra (crociano, gramsciano e gentiliano) a produrre alleanze col Potere, e la Scuola dello Stato, che dal dopoguerra ogni governo sogna di rifare a suo piacere. La storia delle scienze, nella sua filosofia, racconta addirittura che fu quell’idealismo a mandar via dall’istruzione lo sviluppo delle fisiche, delle storie naturali e delle matematiche oggettive: oh, addio magnifiche sorti e positive! Ma l’idealismo non poté che dare un quadro universale (produttore tuttavia di cervelli in fuga generale, la Treccani, e i rispettivi cloni imbastarditi delle Scienze umane). Ma i quadri agenti la meccanica funzionale, l’oliatura dell’ossatura e della giuntura d’organismo statuale, lo scheletro al carbonio indistruttibile su cui si appiccicava il derma mobile dei colori politici e delle specificità disciplinari, la vera Dirigenza inamovibile insomma, si riproduceva in una continuità infallibile dal secolo Tristo che fu il Diciannovesimo. 

Il Secolo breve fu cosa risibile di fronte al più lungo secolo che fosse possibile, il secol lungo delle Applicazioni, signore vezzeggiate da tutti i Moderni e Occulti Padroni. La Statistica, in chiave demografica, la Marketingologica in chiave Merceologica, la Docimologica in chiave Pedagogica, produsse finalmente la Spartizione dei poteri delle istituzioni, la Creazione addirittura di nuovi apparati di Controllo pagati dagli stessi Controllori, stipendiati dai loro Controllati. Per non dire delle Facoltà Moderne dei Metodològhi di ogni disciplina; e l’apposita invenzione di licei atti a diffonder l’infezione (e a dar giusta contribuzione) delle umane scienze a tutta una generazione: e sono ammanchi al Portafoglio, e della scuola la messa in vetrina (e in rovina). Dica pure altrimenti, se ci riesce, chi vi ebbe per varie vicende contatti frequenti. 

D’accordo, ci fu Croce e ci fu Gentile, ci fu Gramsci, Gobetti e anche Dossetti. Ci furon gli intelletti di Stato e i pensatori liberisti. Ma ci fu anche un Corrado Gini, ad esempio, un Carneade del Nostro Apparato. Figlio del positivismo socio-centralista, nella forma della galtoniana Liberal e Social Demografia e padre dei misuratori della Razza e dell’Eugenica Latina. Famosa la sua elegante figurina, grigia sui grigi dei burocrati al Ventennio così come alla Repubblica bambina. Metron fu la sua rivista; sua la socio economistica e la statistica all’Università; con il Gemelli, l’Agostino, organizzava convegni di eugenica italiana; inventava equazioni biometriche; dirigeva per Mussolini l’Istat. Il buon nonno, lo si passi, dell’Indire e dell’Invalsi. Lo Stato si controlla col suo Misuratore, scimmiottando il good job Privato. 

Scendendo nei gironi, si odon nuovi burocrati e nuovi fervidi impiegati, nuovi tormenti e nuovi tormentati, cresciuti tra gli scienziati umani, statistici urbani, pedagoghi di classe e psicologi di masse, ufficiali delle procedure, informatizzatori, certificatori, controllori delle infrastrutture, ISO 2000tori e tanti buoni Professori, con agganci superiori, che venivan tanti dalle privatissime e religiose Amministrazioni, e trovaron lì lo sbocco digitale alle loro Sacre e Sante Ambizioni, al loro piccolo spazio di Potere: ma come dare il torto? E dove far carriera nelle Agenzie per Impiegati della Santa Missione? Qui ci fu il Miracolo della comunione del nuovo pubblico e del vecchio privato: nelle giustificazioni educatologiche sommesse al talento degli iscritti e alle leggi del mercato. Il sacerdote operante, l’educatore zelante, trovarono l’analogo pedagogo controllore, e fu Amore. Fu finalmente conseguito, anche qui nel Vecchio Continente, il liberismo di Stato che conciliava Oriente ed Occidente. La Cina fu davvero finalmente più Vicina. Gli eredi del fare lombardo e ambrosiano virarono verso il Serrucon gaddiano dell’industrialismo brianzoliano; di nuovo la Religione del lavoro sembrò giustificare il sacrificio umano, il cinismo di bilancio fu benedetto come un realismo dal nuovo slancio. Abbasso il vieto sentimentalismo, la passione dell’adolescente per l’eccesso di idealismo: le persone serie finalmente l’hanno in mano quell’ozioso artistoide genialoide, poveretto, obbediente, professore ciarlatano, sempre e solo col suo pallino della sua materia in mano. 

Fu questione di sopravvivenza, anche contro la decenza. Cominciò la nuova Programmazione in nome della Razionalizzazione. Lo Stato intanto implose per ammanco di denaro, e accolse il modello dell’Amministratore fordiano. Come a Troia, son stati decenni d’assedio e d’ossessione, ma il Cavallo ora è immolato, Ulisse laggiù al Ventiquattresimo precipitato e parcheggiato: Ministero e Sindacato tornarono alla nota operazione: assunzione elettorale, l’italica solita soluzione nazionale, e fu aperto il cancello con l’operazione grimaldello. Ma poi sul Corpo dei docenti, via, saranno tagli fendenti. Qualcuno inventò i beni culturali, e l’arte dei musei e degli eventi ebbe il suo lasciapassare. Ma la bellezza della scuola in due secoli divenne insomma insostenibile: ozio del conoscere e dir grazie, piacere del tempo perso a meditare, sapere per sapere di sapere, vedere per godere, amare con dolcezza, vivere con stile umano, credere il possibile reale e l’impossibile un desiderio naturale: il Borghese di Stato, il Cinese padrone del Calcio e dei criteri di Mercato, l’Emiro signore del Grattacelo milanese, il Manager frustrato dal servaggio a zero spese, L’Avvocato, il Socio, il Commercialista, persino l’Ordinario, dall’Anvur contristato, invidiavano Catullo che da secoli baciava la sua Lesbia, e mille e mille ne dava ad ogni classe nuova che cambiava. 

Il Pedagogista diventava un Esorcista: «Facciamo il malocchio a questo stolto marmocchio: contiamo un poco, gli dice, queste monellerie, pesiamo i baci, chiediamo alle professoresse quanti sono gli sms, che sia Bolletta prepagata a decidere l’infinità del costo dell’amore, li mettiamo tutti in una bella Griglia, e dei baci, dopo averli numerati e valutati, faremo poltiglia, e manderemo altrettante Comunicazioni alla Famiglia: «ma quanto m’ami»? Sei quanto previeni gli infortuni, guai se incappi negli esborsi dei ricorsi. Piuttosto emancipiamo, liberiamo il rimosso, portiamo tutti nel businnes della gita, che sia la rivoluzione di un momento: regaliamo piuttosto sesso a pagamento. 

Atene fu la prima tradizione di laica scrittura; Roma consegnò la legge del diritto senza chiedere a quale religione fossi iscritto; Gerusalemme fu capace di dare al mondo addirittura una Religione laica al tutto, nel paradosso di un uomo che era il Tutto. Oggi invece son tutti religiosi, missionari per un qualche piccolo idoletto; il desiderio si è ristretto, vige il culto al democratico potere del cliente, di cui è tutta la ragione. L’Italia. L’Europa. Che faccian attenzione alla lor Bella Scuola, ultima traccia di quella strada sola, di quella Nonna saggia e sorridente, memoria d’Occidente, che si dipana tra i nuovi Leviatani dell’Oriente, le Teocrazie industriali, le Produzioni Confessionali. Allegri Manager in Cravatta annunciano raggianti che Milano finalmente attrae il mercato, ed Expo è vetrina in cui la città si vende. Il Sindaco era stato Dirimente: Dalai Lama trovi altro cliente. A scuola sentivo un’ultima bidella, la Signora Rosa, che nel vano del caffè faceva gorgogliare la sua vecchia moka, con la sua voce roca, e canticchiava in un eterno 1973 la fine dell’anno come fosse quella di un ultimo round (o forse un capitolo apocrifo del Genesis), e mi diceva: Selling Europe by the pound

(4 – fine) 

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