SCUOLA/ Se anche l’esame di stato confonde private e paritarie

E’ passato inosservato l’errore nella traccia della prima prova del liceo economico-sociale: si fa riferimento alle scuole non statali, ma le si chiama “private”. ROBERTO PASOLINI

01.07.2016 - Roberto Pasolini
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Stefania Giannini (LaPresse)

Le tracce scelte dal ministero per gli esami di Stato iniziati nei giorni scorsi, hanno, come sempre, fatto notizia, sia per la sostanziale buona scelta per la prova di italiano, sia per le situazioni particolari relative alla seconda prova, dove ha tenuto banco quella di matematica non tanto per qualche errore nel testo, come purtroppo è capitato negli anni, ma per la difficoltà incontrata dagli studenti e da molti definita “una missione impossibile” con qualche critica per la differente impostazione della traccia rispetto alle simulazioni fatte avere alle scuole durante l’anno scolastico.
Le luci della ribalta verso la matematica hanno di fatto “oscurato” l’interesse e l’approfondimento verso le tracce degli altri ordini di studi, anche quella per il liceo delle scienze umane ad indirizzo economico-sociale che, a sorpresa, ha offerto agli studenti una traccia di diritto ed economia politica riguardante il dibattito “tra scuola pubblica e paritaria”, come riportano sinteticamente i siti specializzati che trattano le prove somministrate durante questi esami di Stato; ma il termine “paritaria”, come vedremo, non compare mai nel testo.
Il testo sottoposto che si riferisce alla relazione dell’Assemblea Costituente ha sicuramente i suoi pregi sia da un punto di vista costituzionale, sia da un punto di vista culturale, sia da un punto di vista della sottolineatura dei diritti e dei principi espressi: “spetta alla Repubblica dettare le norme generali sull’istruzione, organizzare la scuola di Stato in tutti i suoi gradi, assicurare ad enti e privati la facoltà di istituire altre scuole … Tutto ciò non costituisce un monopolio statale  … Quando le scuole non statali chiedono la parificazione, la legge ne definisce gli obblighi e la sorveglianza da parte dello Stato, e nel tempo stesso ne assicura la effettiva libertà garantendo parità di trattamento agli alunni, a parità di condizioni didattiche”.
Che un tale testo, inoltre, sia stato scelto per commemorare il 70esimo anniversario dell’avvio dei lavori dell’Assemblea Costituente, è un onore per chi opera nella scuola e ci inorgoglisce.
Il problema sorge sul “come” viene posto, un come che, ancora una volta, e lo stiamo vivendo da anni, non dichiara la vera natura della scuola paritaria, il suo riconoscimento ad una pari dignità perché, per legge (62/2000), fa parte dell’Unico Sistema Nazionale di Istruzione e Formazione.
Il fatto che nel testo non compaia mai la dizione “paritaria” preoccupa poiché è come disconoscerne l’esistenza, la funzione sociale, il valore, l’utilità e quanto sia una vera risorsa formativa per il Paese agli occhi dei lettori, che nella stragrande maggioranza sono studenti e referenti di scuola statale. Così scritto non fa onore alla verità ed è l’opposto di quanto serve a questo settore affinché l’opinione pubblica elimini le ideologie ed acquisisca la giusta considerazione e stima della presenza della scuola paritaria nel nostro Paese.

Con obiettivi diversi, è la stessa modalità usata nella stesura della legge 107/2015 che ha prodotto gravi problemi al nostro settore, evidenziati in dettaglio in un mio articolo su questa testata.
Ma la situazione peggiora allorché nella traccia compare, nella seconda parte, una domanda precisa: “Secondo il candidato, nel sistema di istruzione italiano la presenza, sia pure minoritaria, di scuole private accanto a quelle pubbliche rappresenta un valore aggiunto?”.
Il peggioramento non si riferisce al termine “presenza minoritaria” , dato che è solo un’evidenza della verità, ma aver usato ancora una volta il termine “scuole private” in contrapposizione a “quelle pubbliche” non evidenziando, come andrebbe fatto, che la scuola paritaria è una scuola pubblica a tutti gli effetti poiché permette ai cittadini di esercitare il loro diritto all’istruzione ed alla formazione e perché è vigente la ricordata legge di parità che lo sancisce.
Cosa dire in conclusione? In primis è un’altra occasione persa dalle istituzioni per mandare un messaggio chiaro e corretto sulla natura e la collocazione anche giuridica della scuola paritaria. In secondo luogo rischia di avvalorare la tesi di chi ha una posizione culturale contraria alla presenza della scuola paritaria, così come ricordato nella conferenza di servizio citata nel mio articolo e secondo cui “la scuola paritaria è ancora vista come un ‘incidente di percorso’, un ‘errore’ all’interno di un sistema di istruzione e formazione che è — e tale deve rimanere — esclusivamente statale e, di conseguenza, nonostante le norme vigenti, è considerata un problema con l’effetto di essere tollerata, ignorata, controllata” (vedi slide n. 3-4-5 dell’intervento).
L’auspicio è che il ministro Giannini, dato che per legge è colei che ha scelto le tracce, ci dia una sua interpretazione di questa impostazione, anche perché fin dall’inizio del suo mandato i suoi interventi verso la scuola paritaria sono sempre stati favorevoli, propositivi, di grande apertura e per questo da tutti noi molto apprezzati.
La nostra è una richiesta di aiuto per ottenere un cambio di direzione dell’opinione pubblica affinché  si possa finalmente avere nel Paese una visione corretta, quale dovrebbe essere, per la quale scuola statale e paritaria, in pari dignità e con reciproca stima, collaborino per realizzare la mission per la quale esistono: un sistema educativo di qualità utile alla formazione e alla crescita e che sappia offrire un futuro positivo ai nostri giovani.



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