ELEZIONI E GIORNALI/ Da Berlusconi a Salvini, se i media non spostano più i voti

- Renato Farina

Diversamente da com’era accaduto con Berlusconi, stavolta l’armata mediatica anti-Salvini ha fatto cilecca. Cosa non ha funzionato?

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Immagine di repertorio (LaPresse)

Il successo della Lega e in particolare di Matteo Salvini alle elezioni europee ha per contraltare non tanto la sconfitta del Movimento 5 Stelle, quello lo capiamo tutti perché è nei numeri. Chi ha perduto di brutto è la cosiddetta opinione pubblica, nel senso di quell’apparato di pensieri e parole, immagini ed emozioni, che occupa lo spazio della comunicazione politica. E che esprime sentimenti e interessi dell’establishment.

Questo sistema muscolare dotato di gruppi colossali e abilissimi giornalisti ha quasi all’unanimità eretto per nemico il “lego-fascista” capo del Carroccio. E ha fatto cilecca. Nel 1992 il conglomerato bituminoso di stampa e tivù appoggiò clamorosamente l’azione della magistratura. Tutti d’accordo. I pochi giornali meno proclivi ad applaudire le manette dovettero chiudere (Il Sabato, ad esempio).

In questi anni l’opinione pubblica (nel senso detto sopra) ha avuto molto peso. La caduta di Berlusconi e l’ascesa di Monti nel 2011 sono state determinate in gran parte dall’opera congiunta di stampa e magistratura.

Stavolta con Salvini il gioco non ha funzionato. Non alludo tanto ai casi recenti che hanno indotto qualcuno a parlare di nuova Tangentopoli, quanto ad un insieme di campagne demonizzanti condotte dalle grandi armate mass-mediatiche.

Passiamo in rassegna reggimenti e portaerei che occupano edicole ed etere e web.

1. Network di Urbano Cairo. Comprende Corriere della Sera, il settimanale 7, riviste di diffusione popolare, il potentissimo sito web corriere.it. Quindi La7, Tg7, “Piazza pulita”, ecc. L’orientamento è stato nettamente con le penne e i conduttori più noti (tranne notevoli eccezioni, ci mancherebbe) anti-leghista.

2. Network Gedi. De Benedetti + Fiat. Repubblica, Stampa, Radio capital, Radio Deejay, Espresso, la catena di quotidiani locali e soprattutto il sito repubblica.it, uno tra i primi al mondo. È stato questo gruppo a lanciare la campagna contro l’Uomo Nero.

3. Il gruppo Mediaset-Berlusconi. Oltre alle tivù, il Giornale, c’è TgCom, un dito potente e ben fatto. Qui la linea è oscillante.

4. Rai. Tg1 e Tg3 contro Salvini, idem Fazio.

5. I media cattolici accreditati hanno titolato “vade retro Salvini”.

Ho elencato qui il catalogo delle trombe più sonanti che riempiono come una colonna sonora totalitaria tempi e spazi quotidiani. Per fortuna in Italia ci sono espressioni di ogni genere, e non mancano certo giornali e trasmissioni benevolenti verso il capo-Carroccio. Non voglio discutere il merito, pro o contro Salvini. È assai probabile che meriti tutte le critiche e anche di più. Impressiona però il flop di questi poteri.

A me tutto questo piace. Significa che esiste la libertà di non conformarsi. A me tutto questo – contemporaneamente – non piace. Non mi lascia tranquillo. Mi contraddico? Forse. Ma questa distanza tragica tra mass media dominanti e sentimento popolare dice che non esiste dialogo. È pericolosa questa incomunicabilità. Credo che vadano coltivati luoghi come ilsussidiario.net, dove si incontrino esperienze e ragioni che consentano ascolto e stima per contribuire ciascuno con i suoi giudizi e passioni alla casa comune.

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