ELEZIONI EMILIA-ROMAGNA/ Sondaggi, Mannheimer: ecco gli indecisi che decidono il voto

- int. Renato Mannheimer

Difficile capire chi vincerà in Emilia Romagna, dove il voto da regionale è diventato un referendum pro o contro il governo

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LaPresse

Alla fine, anche perché l’Emilia-Romagna è una delle regioni più ricche e importanti d’Italia, le elezioni da regionali si sono trasformate in nazionali, esattamente quello che voleva Salvini. Lo conferma anche il sondaggista e ricercatore Renato Mannheimer, che in questa intervista spiega come lo stesso Salvini “abbia snobbato la candidata del centrodestra, Lucia Borgonzoni, conducendo in prima persona la campagna elettorale, proprio perché voleva un voto pro o contro il governo giallo-rosso”. Mentre il centrosinistra, osserva Mannheimer, si è limitato a segnalare i successi raggiunti sotto l’amministrazione Bonaccini. Una cosa è certa: “Negli ultimi giorni si è assistito a una mobilitazione massiccia da parte delle Sardine per il centrosinistra e della Lega per il centrodestra. Per questo penso che la partecipazione al voto sarà sicuramente alta”.

La sfida in Emilia-Romagna è molto combattuta, tutti i sondaggi dicono che si giocherà sul filo di lana. C’è un tema, un fattore, qualcosa che può determinare uno spostamento decisivo di voti?

Il principale conflitto che ha caratterizzato tutta la campagna elettorale è stato quello tra città e provincia. Nei grossi centri urbani vince il centrosinistra, mentre nei centri rurali, nelle città più piccole, in vantaggio è il centrodestra.

Cosa può significare questa frattura?

Ci mostra la spaccatura che esiste in tutta l’Italia. A Milano città, per esempio, nei quartieri del centro vince il centrosinistra, in periferia il centrodestra. È una frattura che rappresenta due tipologie diverse del nostro paese: da una parte, quella urbana; dall’altra, quella delle periferie e delle campagne, aree più spaventate e più bisognose di protezione. Ed è quello che promette Salvini.

Si può dire, quindi, che uno dei temi più incisivi sia la sicurezza, la difesa dagli immigrati?

La sicurezza ha sempre funzionato e funziona ancora, ma anche l’insicurezza verso il futuro. Siamo in un periodo in cui aleggia ancora tanta insicurezza economica e l’Emilia-Romagna, che pure è una regione ricca, vive questa dicotomia, tra strati sociali più sicuri e meno sicuri. E la differenza città-campagna riproduce proprio questa differenza sociale ed economica. In più, c’è un’insicurezza generale verso il futuro, nel cui ambito rientra anche la paura dell’immigrazione.

Quanto può influire nell’urna il fatto che da elezioni regionali alla fine si siano trasformate in referendum pro o contro il governo nazionale?

Sicuramente molto. Essere contro o a favore del governo influirà sul voto, perché nel momento in cui si entrerà in cabina elettorale l’attenzione si sposterà su un’ottica sui partiti nazionali piuttosto che sulle questioni territoriali. Ad esempio, un elettore può essere soddisfatto di Bonaccini, però nel contempo vuole sostenere l’opposizione al governo, e allora vota la Lega. Proprio il voto disgiunto sarà l’altra grande incognita. E questo rende difficile prevedere il risultato più in Emilia che in Calabria, dove l’esito pare più scontato. In Emilia è diventata un’elezione nazionale che può prescindere dalla situazione locale.

Gli indecisi sono ancora tanti. Quanto pesano?

Gli indecisi non sono tanto quelli che non sanno se votare Borgonzoni o Bonaccini, ma quelli che non sanno se andare a votare o meno. Più voti si contano, più cambierà il risultato. Infatti abbiamo assistito a una massiccia mobilitazione al voto negli ultimi giorni. Le Sardine e la Lega hanno premuto molto ed è ragionevole pensare a una partecipazione elevata.

Come valuta la campagna elettorale dei due candidati maggiori, Bonaccini e Borgonzoni, anche se in Emilia si è visto di più Salvini?

Dal suo punto di vista Salvini ha condotto una campagna elettorale molto buona, poi si può essere o meno d’accordo con lui. L’ha giocata in prima persona, al posto della sua candidata, che ha “snobbato”, proprio perché ha voluto sottolineare il valore nazionale del voto. Viceversa, il centrosinistra ha fatto una campagna sui risultati raggiunti dall’amministrazione Bonaccini, ma non così forte. Salvini – su questo non si discute – sul piano delle campagne elettorali è uno che ha grande impatto.

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