EMANUELE SEVERINO, MORTO FILOSOFO DELL’ETERNO/ L’omaggio del governatore Fontana

- Niccolò Magnani

Emanuele Severino, è morto il filosofo del nichilismo: tra conoscenza e divenire, se ne va “l’ultimo” dei Greci. Conte: “Scompare un grande pensatore”

Emanuele Severino
Emanuele Severino (LaPresse)

Mondo della cultura in lutto per la scomparsa di Emanuele Severino, grande filofoso dell’eterno morto all’età di 90 anni. Tantissimi gli omaggi sui social network, a partire dal ricordo del premier Giuseppe Conte: «La notizia della morte del filosofo Emanuele Severino mi rattrista profondamente. Scompare un grande pensatore, di caratura internazionale, che ha saputo esprimere una forte originalità di pensiero. I suoi scritti testimoniano una cultura e una versatilità eccezionali: tessono le trame di un profondo dialogo della filosofia con l’arte, la scienza, il diritto, la politica, la musica, la poesia». Così, invece, il governatore di Regione Lombardia Attilio Fontana: «Oggi ci ha lasciati Emanuele Severino, un lombardo che ha scritto la storia della filosofia e della cultura di buona parte del Novecento nel nostro Paese. Stimatissimo anche oltre i confini nazionali, da presidente del Consiglio regionale ho avuto l’onore e il piacere di insignirlo del Sigillo Longobardo, onorificenza quantomai opportuna e meritata». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

ADDIO A EMANUELE SEVERINO, AVEVA 90 ANNI

È morto a quasi 91 anni (li avrebbe compiuti il prossimo 26 febbraio) Emanuele Severino, uno dei filosofi più importanti e produttivi dell’intera tradizione contemporanea del pensiero italiano ed europeo: in realtà la morte del pensatore tra i massimi esponenti del “nichilismo occidentale” è avvenuta il 17 gennaio ma la notizia è stata resa nota dai familiari solo nel pomeriggio di oggi. Nato a Brescia nel 1929, la sua carriera accademica lo ha visto svilupparsi prima alla Cattolica di Milano poi, viste le divergenze legate al suo pensiero ateo, si è trasferito alla Università Ca’ Foscari di Venezia e poi al San Raffaele sempre a Milano. Collaboratore del Corriere della Sera, sono innumerevoli le opere, i pamphlet e i saggi firmati da Emanuele Severino, un autentico “gigante” della cultura e filosofia italiana. Lo studio sull’ontologia ha contraddistinto larga parte della sua produzione filosofica, ma da buon pensatore contemporaneo è proprio nella “correlazione” e “contaminazione” con gli altri pensatori e con le diverse dottrine esplose nel Novecento dell’Occidente che sviluppa una costante ricerca di quelle “qualità” che contraddistinguono l’uomo nel corso della storia. La morte e il divenire, sono questi i due temi sui quali si è annodata l’intera esistenza culturale e personale del compianto filosofo scomparso a 91 anni.

EMANUELE SEVERINO, IL NICHILISMO E LA FEDE

L’obiettivo di Severino però era quello di “dimostrare” la non esistenza stessa di quella morte che l’uomo occidentale teme con così tanta agitazione: come scrive Mauro Bonazzi, filosofo all’Università degli Studi di Milano, per il Corriere della Sera «La storia del pensiero occidentale in tutte le sue declinazioni, religiose, scientifiche, filosofiche, è un tentativo di eludere la paura di questo nulla. Per Severino non c’è spazio per tutta questa «follia», per una ragione semplicissima». In contrapposizione, pur “amandolo”, con Parmenide, Emanuele Severino rivela che quel divenire in realtà non esiste. «L’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere, affermava Parmenide. Dire che l’essere è non essere, o che l’ente è niente, ammettere il divenire insomma, è contraddittorio», sottolinea Bonazzi, allievo di Severino e studioso di Parmenide. La conclusione coerente del compianto filosofo morto pochi giorni fa è che dunque ogni ente, ogni essere – ciascun individuo – esiste solo in quanto ente, « è eterno, non viene all’essere (non nasce) e non finirà nel nulla (non muore)». Quell’assunto sulla “morte che non esiste” è stata la cifra di Severino nel corso del Novecento, portando il nichilismo tragico (se si vuole, il “contrario” del “pensiero debole” di Vattimo) fino allo scontro con il pensiero cristiano di fede: in una intervista al Mattino nel 2015, Severino commentando la novità di Papa Francesco nella Chiesa italiana, in realtà attacca l’intera struttura ecclesiale e i vari Papati che lo hanno preceduto «Non hanno capito che il processo di abbandono della tradizione occidentale non rappresentava una moda transitoria ma era un effetto della crisi del pensiero filosofico come essenza della nostra epoca. C’è stata la distruzione delle posizioni filosofiche che hanno formato la tradizione europea». Considerato l’ultimo dei filosofi greci, anche Heidegger si interessò al pensiero severiniano per comprenderne il reale peso e lascito per la cultura europea: il confronto secolare con la religione poneva la filosofia di Severino come una spiegazione della realtà, salvifica, senza bisogno di rivelazioni “dal cielo”. Ancora Bonazzi, «La filosofia è conoscenza e la conoscenza salva, perché ci aiuta a capire come stanno le cose: che non vi è nulla oltre agli enti (le cose, noi), che la morte non esiste, che il paradiso (la Gloria) è qui e ora».

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