Eminem come Michele Mirabella/ Mascherine, virus e Trump nel suo nuovo singolo

- Alessandro Nidi

La sua nuova canzone, “The adventures of moon man and slim shady”, pare essere un inno alle norme anticontagio: dov’è finita la rinomata sfrontatezza dell’artista?

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Eminem

Il rapper Eminem è tornato alla ribalta con un nuovo singolo, “The adventures of moon man and slim shady”, interpretato in coppia con il collega afroamericano Kid Cudi. Un brano analizzato con ampio spirito critico da parte del quotidiano “La Verità”, che, nella recensione proposta sulle colonne dell’edizione di oggi, mercoledì 15 luglio 2020, utilizza il vocabolo delusione, in quanto il cantante, all’anagrafe Marshall Bruce Mathers III, si è convertito a uno stile politicamente corretto, nel quale cita George Floyd, i poliziotti corrotti, gli americani che non vogliono indossare le mascherine. Addirittura, la testata giornalistica paragona Eminem a Michele Mirabella (“Mancano solo l’appello a lavarsi le mani e l’apologia del vaccino obbligatorio”). Di seguito, un estratto della sua canzone, parolacce incluse: “Una metà cammina come zombie durante un’apocalisse,/ quelli dell’altra metà s’incazzano,/ non vogliono indossare una mascherina e ridacchiano,/ ma è così che si finisce per prendere m*rda”.

EMINEM: ATTACCO A DONALD TRUMP?

Non è tutto: nel suo brano, Eminem pare attaccare direttamente anche il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, e questa è l’impressione che il suo ascolto ha suscitato anche ai colleghi de “La Verità”, che scrivono: “Evidentemente, l’allusione è a Donald Trump, che s’è quasi sempre rifiutato di mostrarsi mascherato. Sapeva che un lockdown all’italiana avrebbe dato il colpo di grazia al suo elettorato, la classe media della rust belt, già depauperata dalla globalizzazione e dalla concorrenza sleale della Cina. Di che si deve preoccupare, Eminem, se non di piacere a chi lo odiava?”. Difficile non concordare con quest’analisi, alla quale si somma un ulteriore dato di fatto particolare: gli insulti del rapper al giocatore di football americano Drew Brees, “reo” di avere criticato il gesto dell’inginocchiamento divenuto di moda, negli USA e non solo, e da lui ritenuto come una mancanza di rispetto nei confronti della bandiera della nazione a stelle e strisce.

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