SCIENZA&LIBRI/ Galileo e il Vaticano

- Valeria Ascheri

Il volume presenta la «Storia della Pontificia Commissione di Studio sul caso Galileo (1981-1992)». Essa infatti costituisce ancora oggi un tema centrale nei dibattiti tra scienza e fede.

Galileo_Vaticano
Dalla copertina del Libro

Mariano Artigas
Melchor Sánchez de Toca

Galileo e il Vaticano

Marcianum Press – Venezia 2009

Pagine 310 – Euro 22,00

Come indica il sottotitolo, il volume (traduzione dall’edizione spagnola Galileo y el Vaticano, 2008) presenta la «Storia della Pontificia Commissione di Studio sul caso Galileo (1981-1992)», auspicata da Giovanni Paolo II sin dal 1979 e istituita il 1 maggio 1981, presieduta dal cardinale Paul Poupard e chiusa nel 1992.
Gli autori – Mariano Artigas (1938-2006), professore di Filosofia della Scienza all’Università di Navarra e autore di numerosi studi su scienza e religione, e Melchor Sánchez de Toca (n. 1966), sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura e coordinatore generale del Progetto STOQ (Science, Theology and the Ontological Quest) – hanno ricostruito dettagliatamente tutto il percorso della Commissione, esaminando i documenti prodotti e conservati negli Archivi del Pontificio Consiglio della Cultura, allo scopo di esporne e valutarne gli esiti.
Il caso Galileo infatti costituisce un tema centrale nei dibattiti tra scienza e fede e c’è ancora oggi l’esigenza di comprendere come si svolse effettivamente la vicenda tra Galileo e la Chiesa. La Commissione era tenuta a esaminare nuovamente i fatti accaduti, il processo e la condanna, ma anche il contenuto, da un punto di vista esegetico, culturale, scientifico-epistemologico, storico-giuridico (secondo le quattro sezioni di lavoro che costituivano la Commissione); lo scopo non era soltanto quello di riconoscere eventuali errori allora compiuti o quello di riabilitare la figura di Galileo, ma di riflettere e approfondire quanto accaduto in modo sereno e positivo, allo scopo di illuminare non solo il passato ma il presente e il futuro del rapporto tra scienza e fede.
Il saggio, di piacevole lettura e ricco di informazioni e aneddoti, corredato anche da qualche foto – oltre alla bibliografia completa sull’argomento – è consigliato non solo agli studiosi del tema, ma anche a chi fosse interessato a farsi un’idea il più possibile corretta della vicenda di «Galileo e la Chiesa», e guida magistralmente il lettore attraverso le varie fasi della Commissione, descrivendo i diversi momenti storici, i luoghi e i personaggi che la videro nascere, animarsi e concludersi, illustrando il metodo di lavoro e riportando (o riproducendo) i documenti originali dell’epoca: le lettere, le relazioni presentate alla Commissione o indirizzate ad altri responsabili in Vaticano e le discussioni che vi furono durante le riunioni plenarie e al di fuori di esse.
Oltre alla sistematica presentazione di tutto il percorso della Commissione, come mai era stato fatto finora, il pregio e l’interesse maggiore del volume stanno nel cercare di capire e interpretare le scelte allora effettuate e i risultati finali della Commissione, senza trascurare di riportare le critiche e citare i saggi pubblicati prima e dopo sul caso Galileo e sulla posizione assunta dalla Chiesa nei suoi confronti, ma piuttosto riconoscendo i limiti e le difficoltà realmente emerse durante i tredici anni di studio e ricerche. Il fatto che forse potrà stupire maggiormente il lettore è che gli autori spiegano che in realtà «la Commissione non giunse a conclusioni concrete e ciò fu dovuto al suo stesso modo di funzionare e alle circostanze» (p. 251) e che la chiusura della Commissione con un atto pubblico solenne (il 31 ottobre 1992 con il discorso di Giovanni Paolo II alla Pontificia Accademia delle Scienze) era stata voluta «perché fosse chiaro che la Chiesa non temeva di confrontarsi con il caso Galileo e, nello stesso tempo, lo considerava superato» (p. 252).
Come dichiarato da Giovanni Paolo II nel discorso di chiusura, la vicenda fu «una tragica incomprensione reciproca» in cui la fi gura di Galileo e la sua storia sono diventate un «simbolo del preteso rifiuto del progresso scientifico da parte della Chiesa, ovverosia dell’oscurantismo “dogmatico” opposto alla libera ricerca della verità» che «ha contribuito a radicare numerosi scienziati in buona fede nella convinzione che ci fosse incompatibilità tra lo spirito della scienza e la sua etica di ricerca da un lato, e la fede cristiana dall’altro» (p. 247).
Pertanto, e come già è riconosciuto dagli autori nel primo capitolo del volume, al di là degli errori commessi dalla Commissione e della mancanza di mezzi suffi cienti per lavorare a un «caso» così complesso e delicato, risalente a quasi quattro secoli fa, Sánchez de Toca afferma nella pagina finale che «la Commissione aveva svolto un lavoro buono e utile, suscitando e promuovendo altri studi realizzati posteriormente. Essa contribuì all’apertura degli archivi del Sant’Uffi zio ai ricercatori. L’atto finale […] fu un gesto eloquente che manifestò a tutto il mondo lo spirito sincero e aperto con cui la Chiesa desiderava affrontare il caso Galileo al fine di creare una maggiore collaborazione tra scienza e religione» (p.288).
È tempo ormai di chiudere il tribunale della storia, come suggerisce Gianfranco Ravasi nella prefazione, perché «sulle macerie degli errori del passato è necessario edifi care un diverso approccio tra scienza e fede» (p.6).

Recensione di Valeria Ascheri
(Professore incaricato di “Filosofia della Conoscenza” e “Scienza e Religione”)

© Pubblicato sul n° 37 di Emmeciquadro




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