SCIENZ@SCUOLA/ Le azioni della scienza: Identificare. Parlare di scienza o fare scienza? – Dossier 3

Le «parole chiave», corrispondenti alle azioni tipiche del fare scienza, si devono e si possono usare nella didattica quotidiana secondo gli argomenti previsti dalle norme in vigore.

11.08.2010 - Maria Cristina Speciani
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Nuovi «racconti» vanno ad arricchire il catalogo di esperienze di «scuola in atto», documentando come il sottotitolo dato al nostro dossier non è un puro slogan, ma indica un metodo di lavoro valido a tutti i livelli scolari.
A partire dal numero 38 di questa rivista stiamo raggruppando i contributi sotto «parole chiave», corrispondenti alle azioni tipiche del fare scienza, dimostrando che si devono e si possono usare nella didattica quotidiana, con esiti positivi, a volte anche oltre le aspettative, sviluppando temi diversi, secondo gli argomenti previsti dalle norme in vigore.
Abbiamo cominciato prendendo in considerazione l’azione dell’osservare, mostrandone l’importanza formativa, in un progetto didattico che voglia far incontrare il mondo della natura, non far imparare a memoria una rappresentazione del mondo scritta sul libro di testo. E proseguiamo in questo numero sottolineando un’altra azione fondamentale, «identificare», e documentando, attraverso la testimonianza di insegnanti della scuola primaria, quanto è importante intrecciare le azioni tipiche della scienza nella didattica.
I loro racconti pongono dei problemi, perché, per essere formativa, ogni scelta, di contenuto e di metodo, richiede la consapevolezza delle categorie in gioco, ma prospettano anche delle soluzioni, scaturite sia dal lavoro sul campo, sia dalla riflessione e dal confronto compiuto nell’ambito del gruppo di ricerca
Educare insegnando promosso dall’Associazione “Il rischio educativo”.

Durante le fasi della crescita, fin dai primi anni (forse anche dai primi mesi) emergono con chiarezza i diversi modi con cui il bambino incontra il mondo che gli sta intorno.
Certamente è «osservare» il guardare con occhi spalancati, attenti a ogni movimento di chi è vicino; e risponde al desiderio di «identificare», ossia di dare un nome, la domanda «che cos’è» spesso reiterata finché non ottiene risposta. Una identificazione che, nel tempo si farà man mano più dettagliata, andando a descrivere i particolari degli oggetti e «ordinando» gli oggetti in base alle loro caratteristiche.
Non solo questi atteggiamenti, che ognuno può riconoscere nei bambini, ma anche l’esperienza personale di tanti anni di insegnamento e di attività di formazione (piuttosto che il riferimento a teorie pedagogiche) ci autorizzano a una prima generalizzazione: la conoscenza del mondo della natura si conquista per passi successivi, in una serie di scoperte che si comprendono secondo le tappe di sviluppo del pensiero.
In altri termini: l’insegnamento/apprendimento delle scienze della natura ha bisogno, innanzitutto, di una fase in cui gli oggetti che costituiscono il mondo vengono messi «a fuoco», ossia vengono osservati e descritti; così, in base alle loro caratteristiche, possono essere identificati e collocati in un contesto oggettivo; sarà poi il confronto tra gli oggetti (qualitativo e/o quantitativo) che permetterà, di fronte alla varietà del mondo, di classificare per conoscere.

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a cura di Maria Cristina Speciani
(Caporedattore di Emmeciquadro, già docente di Scienze Naturali nei Licei, autore di libri di testo per la scuola superiore)

© Pubblicato sul n° 39 di Emmeciquadro

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