SCIENZ@SCUOLA/ Il ruolo delle Scienze della Natura nell’insegnamento primario

Un racconto frutto di indagine su libri di testo, su percorsi effettivamente svolti, su attività extracurricolari corredato di commenti e giudizi di cui il lettore accorto saprà fare tesoro

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Che l’insegnamento delle Scienze della Natura nella scuola secondaria rappresenti un contributo importante (anche se spesso disatteso) alla formazione dei giovani è facilmente immaginabile; più difficile vederne l’utilità per gli studenti del primo ciclo. L’autore, uomo di scienza, riflette sulla possibilità per i bambini della scuola primaria di trovare risposta, attraverso le Scienze, all’esigenza elementare di incontrare il mondo dei fenomeni naturali, in primo luogo con i propri sensi; non secondo modelli pedagogici astratti, ma avendo in controluce le azioni essenziali del fare scienza. Un racconto, frutto di una indagine su libri di testo, su percorsi effettivamente svolti in classe, su attività extracurricolari, corredato di commenti e giudizi di cui il lettore accorto saprà fare tesoro.

Il presente articolo nasce dalla mia partecipazione a un convegno sul ruolo delle Scienze della Natura nell’insegnamento primario e secondario a cui ho avuto occasione di partecipare in Argentina in una residenza vicino a Mar del Plata nell’estate del 2010.
Nonostante la mia partecipazione a commissioni ministeriali per lo studio dei programmi di Fisica, il coinvolgimento in alcune sperimentazioni e il notevole impegno profuso nella ormai defunta Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario, non avevo prima di allora mai prestato una grande attenzione ai problemi specifici della scuola primaria.
Le mie riflessioni, nell’occasione e in questo scritto, partono perciò da quella che credo debba essere comunque una premessa indispensabile per qualsiasi ordine di scuola, quella del ruolo che le Scienze della Natura possono e devono avere nella formazione della persona. Credo infatti che questo ruolo, pur con le diverse graduazioni, resti in sostanza il medesimo per l’adulto o per il ragazzo di scuola nelle diverse fasce di età, che sia fondamentale in particolare per l’insegnante e lo sia specificamente anche per l’insegnante delle primarie nonostante il carattere elementare delle nozioni che questo è chiamato a trasmettere.
Passerò successivamente a un esame critico dei contenuti e degli obiettivi che alle Scienze sono assegnati dalle indicazioni ministeriali come recepite nei libri di testo. Esaminerò in particolare con qualche dettaglio alcune proposte e sperimentazioni didattiche concrete che sono nate attorno a questa rivista e ancora alcune proposte extracurricolari che mi paiono di particolare interesse, tra cui il caso di un’originale rappresentazione teatrale, con l’esecuzione di alcuni esperimenti un po’ spettacolari, messa in opera dalla sezione didattica del Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano con lo scopo, sembra pienamente riuscito, di suscitare nei bambini meraviglia e stimolarli a porre domande. Chiuderò con alcune considerazioni finali.

Il ruolo delle Scienze della Natura nella formazione della persona

Contrariamente a quanto avrebbero voluto i neoidealisti, in particolare Croce e Gentile in Italia, le Scienze della Natura non nascono primariamente da un’esigenza di carattere pratico.
Nascono, invece, da un’esigenza fondamentalmente conoscitiva e intendono in primo luogo dare risposta alle domande che noi ci poniamo sul mondo che ci circonda.
Questo è un primo aspetto che va fortemente sottolineato, contro tutte le distorsioni dei media o la percezione dell’uomo della strada, e che rende oggi dette Scienze parte integrante e insostituibile della nostra cultura, con implicazioni sempre maggiori in tutti i campi del nostro sapere. Il primo loro significato sta quindi proprio nel valore dei contenuti che esse trasmettono.

Alla base della tecnologia moderna

La Matematica, la Fisica, la Chimica, la Biologia sono però anche alla base di tutta la moderna tecnologia, che ha assunto una sempre maggiore importanza nella nostra vita di ogni giorno. Esse mettono a nostra disposizione strumenti di intervento sulla Natura, una volta impensabili, permettono di liberarci sempre di più dalla fatica fisica, condizionano profondamente i nostri stili di vita, divenendo essenziali per il nostro stesso sviluppo economico e questa è indubbiamente una seconda ragione perché ad esse dovrebbe essere data negli ordinamenti scolastici una maggiore attenzione di quella che sinora hanno avuto, almeno da noi.
Pensiamo per esempio al ruolo che ha assunto nel nostro quotidiano il computer, ai materiali che ci mette a disposizione la Chimica, alle conquiste della Medicina. Pensiamo anche soltanto alle applicazioni della Fisica nel campo medico, negli strumenti diagnostici (raggi X, ecografia, TAC, risonanza magnetica) e in quelli terapeutici (trattamento dei tumori con vari tipi di radiazioni, uso chirurgico del LASER, microcamere). Pensiamo ai problemi dell’energia e dell’ambiente.
È chiaro che, accanto a una maggiore comprensione del mondo in cui viviamo, alla capacità di guardarci intorno, a un’educazione a saper cogliere le meraviglie della Natura, è importante che, come cittadini, come professionisti, purtroppo come pazienti quando siamo ammalati, diveniamo sempre più consapevoli degli strumenti che la tecnologia pone a nostra disposizione. È importante che nella nostra condotta di vita, di fronte a scelte anche di tipo politico, a sacrifici che possiamo essere chiamati a compiere per disporre di strutture costose, sappiamo correttamente orientarci sui benefici e sui rischi connessi con l’uso e con l’esposizione a certi agenti fisici (radiazioni ionizzanti, raggi ultravioletti, emissioni radio); sappiamo orientarci sul significato e le implicazioni dell’ingegneria genetica, sul problema dell’energia e su quello sempre più urgente degli effetti delle attività umane sull’ambiente.

Ciò anche di fronte agli scenari non sempre responsabili prospettati dai media, e al diffondersi di assurde paure, magari con mobilitazioni, raccolta di firme, denuncie insensate alla magistratura contro i pretesi effetti di linee ad alta tensione, antenne per l’emissione radio o televisive, antenne per i telefoni cellulari, sottostimando per contro rischi reali, come quelli connessi alla nostra totale dipendenza dai combustibili fossili, con effetti molto negativi sull’ambiente, l’avvelenamento dell’aria che noi respiriamo, malattie alle vie respiratorie, tumori ai polmoni, probabili effetti sul clima, eccetera.

 

Metodo e linguaggio

 

Ritornando, comunque, al valore più specificamente conoscitivo, lo studio delle Scienze della Natura ha a mio parere una grande importanza nella formazione della persona, oltre che per i contenuti che esse forniscono, per il metodo stesso con cui questi contenuti sono acquisiti; metodo il cui valore pedagogico va ben al di fuori del campo specifico.
Questo valore pedagogico appare in primo luogo nello sviluppo di un atteggiamento critico, nell’abitudine a un linguaggio rigoroso e a un uso corretto dell’argomentazione logica, nell’esigenza di una ricerca di riscontri alle proprie ipotesi interpretative in tutti i campi di applicazione, magari anche in quello sociale e politico.
In secondo luogo si manifesta nello sviluppo di una capacità di impostare correttamente e risolvere problemi e nella comprensione del valore, ma anche dei limiti del metodo delle scienze sperimentali, che porta poi a sapersi sottrarre alla pretesa di chi vorrebbe dare ad esse un valore totalizzante e antiumano e a poterle invece correttamente inquadrare nel più ampio ambito della razionalità e della capacità di espressione dell’uomo.

 

La formazione del docente

 

Se tutto ciò vale per la formazione generale della persona, vale a molto più forte ragione per quella dell’insegnante; un uomo o una donna con il compito estremamente delicato di formare le generazioni più giovani.
All’insegnante, sia esso della scuola secondaria, come di quella primaria, va infatti richiesta innanzitutto un’appropriata quadratura mentale, un grande equilibrio culturale e psicologico e in aggiunta una competenza specifica. Va richiesta competenza pedagogica per sapere come graduare la proposta di contenuti scientifici, quali scelte fare in rapporto agli interessi e alle capacità degli alunni nelle varie fasce di età e va richiesta una competenza disciplinare adeguata alla fascia d’età, che permetta di trovare un modo semplice e suggestivo ma corretto di presentazione dei contenuti.
Particolarmente impegnativo mi pare poi proprio il ruolo dell’insegnante di scuola primaria, che deve non solo avere in proprio, al livello non tecnico ma non superficiale, uno spettro di conoscenze molto ampio, ma deve anche essere in grado di trasmettere i valori e le capacità che possiede ad alunni che sono poco più che bambini.

 

 

Contenuti e obiettivi dell’insegnamento delle Scienze della Natura nella scuola primaria

 

Venendo alla scelta dei contenuti e agli obiettivi specifici che l’insegnamento delle Scienze può avere nella scuola primaria è chiaro innanzitutto che a questo insegnamento non è possibile dare in quella fascia d’età un carattere di sistematicità.
Pur con la medesima finalità generale e nella medesima prospettiva di cui ho sopra parlato, credo si debba, però, procedere almeno in larga parte per flash. Lo scopo principale mi pare debba essere quello di suscitare interesse. Bisogna tener conto di ciò che si sa sullo sviluppo psicologico del bambino e sulle sue capacità di apprendimento, saper essere vicini al mondo della sua esperienza di ogni giorno; rivolgere l’attenzione a tutto ciò che tendenzialmente lo affascina, trovare forme di presentazione appropriate.
A livello dei contenuti mi pare l’esperienza mostri chiaramente che un primo argomento che affascina il bambino è il mondo della vita. Il bambino è affascinato innanzitutto dal mondo animale, da quello a lui più vicino o di cui ha maggiormente sentito parlare. Non è affascinato solo dagli animali esistenti oggi o che ha maggiore facilità di incontrare, è colpito da tutto ciò che può eccitare la sua fantasia; animali esotici che vede su libri illustrati, animali preistorici. È tipica, per esempio la grandissima attrattiva che ha spesso su di lui il mondo dei dinosauri.
Come esperienza personale ricordo il grandissimo coinvolgimento di una nipotina di tre anni la prima volta che l’avevo portata a visitare il Museo di Storia Naturale di Milano, dove gli animali imbalsamati sono presentati in grandi diorami con un tentativo di ricostruzione del loro ambiente molto realistico. Ricordo che correva, come impazzita da una vetrina all’altra, volendo quasi appropriarsene e tentando di respingere, con tipico egoismo infantile, altri bambini presenti. Ricordo anche l’emozione e la passione suscitata su un mio nipotino maschio dalla proiezione di un breve filmato su una esposizione di dinosauri in cui, accanto a tentativi di riprodurre questi animali con modelli animati nel loro aspetto e nei loro movimenti originali, era presentato un gran numero di scheletri dai nomi complicatissimi.
Venendo al mio campo più specifico, alla proposta di argomenti di carattere fisico, credo che qui il costante riferimento alle esperienze concrete del bambino, senza indulgere all’astratto, sia ancora più importante. Tra gli argomenti da scegliere indicherei quelli di tipo astronomico: cosa è una stella? cosa è un pianeta, una cometa, un meteorite? Oggetti che possono essere mostrati sul cielo stellato; almeno se il bambino ha la fortuna di vivere fuori da una grande città, dove questo è ancora visibile, o di potersene allontanare in periodi di vacanza!
Altri possono essere i movimenti della Terra, l’alternarsi del giorno e della notte, le stagioni. Altri ancora: i vari stati della materia, solidi, liquidi, gas, fusione, evaporazione, condensazione; i fenomeni meteorologici, nubi, pioggia, neve, gelate invernali, disgelo primaverile; fiumi, laghi, mari; alcuni fenomeni elettrici e magnetici, elettrizzazione, cariche positive e negative, fili, interruttori, lampadine, calamite; fulmini e tuoni, velocità della luce e velocità del suono.

È evidentemente molto importante la scelta degli ausili didattici. Credo siano particolarmente da raccomandare le visite a musei (di Storia Naturale, della Scienza e della Tecnologia), a planetari, a parchi naturalistici; l’uso di filmati, di audiovisivi, di animazioni, di DVD interattivi. Sono anche possibili ed estremamente efficaci piccoli esperimenti, magari condotti a casa dagli alunni su suggerimento dell’insegnante, con mezzi semplici (una pila, un po’ di filo, una bussola).
Di nuovo a proposito di esperienze personali, una sera ho avuto modo di far osservare a un nipote di sei anni che la luna quando sorge è di colore rossastro e appare più grande del normale. Ho tentato di spiegargli che la luce bianca è in realtà una sovrapposizione di luce di vari colori e che i vari colori sono diffusi in maniera diversa dalle fluttuazioni di densità presenti nell’aria atmosferica; che proprio a questa circostanza era dovuto il colore rosso della luna al suo sorgere o quello del sole al tramonto e l’azzurro diurno del cielo. Il bambino è rimasto colpito dall’osservazione del fenomeno e dalla mia spiegazione e ha sentito il bisogno di raccontare, appena possibile, tutto a sua madre. Si è però lamentato che la spiegazione del nonno era stata troppo difficile e non l’aveva troppo capita; sono sicuro che, se in quel momento avessi potuto disporre di un prisma …

 

 

Analisi di alcuni libri di testo

 

A questo punto ci si può domandare quanto la pratica dell’insegnamento sia effettivamente coerente con queste idee o come esse siano interpretate in concreto per esempio al livello dei libri di testo. I vari libri sembrano seguire uno schema molto uniforme, strettamente condizionato dalle indicazioni ministeriali, ma anche da una notevole interdipendenza e reciproco influsso.
Sfogliando un libro per la terza elementare (otto anni di età) preso a caso, noto inizialmente, come dovuto, una buona attenzione al linguaggio. Si introducono alcune prime distinzioni, nuovi concetti e parole, con lo scopo di un primo inquadramento delle idee e di un arricchimento del modo di esprimersi.
In questo spirito, il libro in questione, come altri che ho potuto esaminare, prende le mosse da quella che vorrebbe essere un’introduzione al metodo e alla terminologia scientifica. L’esposizione è articolata su alcune parole ed espressioni chiave.

 

GUARDARE E OSSERVARE.

Distinzione tra le due parole, gli organi di senso.

GLI SCIENZIATI OSSERVANO.

Chi sono gli scienziati? Strumenti di precisione. Esempi di strumenti: lente, telescopio, stetoscopio, microscopio.
Più in generale strumento di misura, proprietà qualitative e quantitative degli oggetti.

GLI SCIENZIATI VERIFICANO.  

Si osserva un fenomeno. Ci si chiede: perché è successo così? Perché ha quelle caratteristiche? Quando e come mai accade?  

Si formula un’ipotesi. Si sceglie quella che sembra dare una spiegazione: “forse è successo così perché …” . Si cerca di prevedere cosa succederà in altre circostanze.

Si effettua un esperimento. Serve a controllare se l’ipotesi fatta è vera.  

Si conclude. Se il risultato dell’esperimento conferma l’ipotesi nasce una teoria, se le previsioni si rivelano sbagliate si riparte da una nuova ipotesi,

 

Per quel che riguarda i contenuti specifici questa è una sommaria elencazione dei titoli.

 

LA MATERIA.

I corpi sono formati da quantità di materia diverse e occupano uno spazio diverso.
Sostanze inorganiche e organiche.

GLI STATI DELLA MATERIA.

Stato solido, liquido, gassoso. La materia può cambiare aspetto.
L’acqua per effetto del calore evapora, il vapore raffreddandosi si condensa.
Con il freddo l’acqua si solidifica e diventa ghiaccio, con il calore il ghiaccio fonde.

L’ARIA.

L’aria è composta da un miscuglio di gas. L’aria riscaldata diventa più leggera.

L’ACQUA.

Il ciclo dell’acqua.

IL SUOLO.

Humus, argilla, sabbia, sottosuolo, roccia madre.

GLI ESSERI VIVENTI.

Gli esseri viventi sono piante, animali, esseri umani.
Tutti gli esseri viventi nascono, si nutrono, crescono, si riproducono, muoiono.

LE PIANTE.

Le piante si nutrono, respirano e traspirano. Radici, linfa, stomi, clorofilla.
Fotosintesi, anidride carbonica e ossigeno.

LA PIANTA SI RIPRODUCE.

Il fiore e le sue parti. Stami, polline, ovario, pistillo, impollinazione, fecondazione, seme, disseminazione, germinazione.

GLI ANIMALI.

INVERTEBRATI: insetti, molluschi, crostacei.

VERTEBRATI: pesci, rettili, anfibi, uccelli, mammiferi.

GLI ANMALI SI NUTRONO.
Erbivori, carnivori, onnivori.

GLI ANIMALI SI RIPRODUCONO

Ovipari, vivipari, ovovivipari.

L’ECOSITEMA

LA CATENA ALIMENTARE

 

Quanto al modo concreto con cui gli argomenti sono affrontati osservo che i testi sono brevi, semplici e molto schematici. In molti casi puramente esemplificativi. Per esempio si illustrano molto brevemente, in un decina di righe, le caratteristiche di un animale, diciamo il lupo, dandone una breve descrizione, parlando dell’ambiente in cui vive, delle abitudini (animale gregario), della cura della prole, dell’alimentazione. Si chiede poi al ragazzo di dare una simile descrizione di un altro animale che egli conosce.
Tutti gli argomenti sono corredati da figure molto attraenti, con ricche didascalie che illustrano, completano e arricchiscono il testo principale. Noto in particolare, una bellissima illustrazione del fiore, con tutte le sue parti che lo compongono messe in grande evidenza. Sono proposti vari semplici esperimenti, che gli alunni sono invitati, come indicavo, a svolgere personalmente a casa con l’aiuto dei genitori. Sono proposte schede con domande rivolte alla verifica e al completamento di quanto presentato nel testo. Per esempio: scrivi i nomi di dieci insetti, nelle figure seguenti segna con colori diversi gli animali erbivori, carnivori, onnivori eccetera.
Nell’insieme per la scelta degli argomenti e il livello a cui sono trattati, il libro che ho consultato mi è parso ben calibrato.

Qualche riserva va avanzata al livello terminologico, a volte approssimativo e spesso non coerente senza motivo con quello accettato nel contesto scientifico, come per esempio la forma tautologica essere vivente, al posto di vivente o l’uso del termine catena alimentare al posto di quello scientificamente corretto di rete alimentare.
È notevole poi lo sforzo per avvicinare l’argomento sul metodo scientifico alla capacità e alla psicologia dei ragazzi. Qui, tuttavia, credo il tentativo sterile, se non controproducente. Personalmente ritengo l’argomento inadatto al livello di età. Una riflessione sul metodo scientifico non può, comunque, essere proposta in astratto all’inizio di un percorso di tipo contenutistico. Essa credo possa essere indirizzata solo a persone più mature in età, che abbiano già una sufficiente esperienza della sua applicazione concreta e quindi ad uno stadio molto più avanzato nello studio delle disciplina.
Passo a un libro per la classe quinta (dieci anni di età). Tutta l’esposizione in questo caso è riportata a due temi principali: l’energia e il corpo umano che sono poi articolati in vari sottotemi.

 

L’ENERGIA
Che cosa è l’energia? Energia termica. Energia dall’acqua, dal sole, dal vento, dall’atomo. Il magnetismo, la pila, la lampadina.
L’elettricità. Costruire un circuito. Il telegrafo. Il risparmio energetico, l’elettricità e la sicurezza.

 

IL CORPO UMANO
La cellula.
Gli organi di senso
. La vista: l’occhio e la luce. L’udito: l’orecchio e i suoni. L’olfatto, il tatto, il gusto.
L’apparato locomotore. Le ossa e i muscoli. Le leve.
L’apparato digerente. L’alimentazione.
L’apparato respiratorio.
La riproduzione.

 

Anche in questo caso a parte, di nuovo, la vivacità delle illustrazioni, che restano sempre parte essenziale della didattica, evitando descrizioni e spiegazioni complesse, è notevole lo sforzo verso il concreto e l’aspetto poliedrico sotto cui sono trattati i vari argomenti.
Così, con riferimento all’energia termica, all’argomento della combustione è associato un cenno al funzionamento di vari tipi di motore e alla formazione dei combustibili fossili, carbone e petrolio. Nel parlare della varie forme di produzione di energia si fa poi riferimento a ciò di cui i ragazzi possono sentire parlare o che possono vedere nelle campagne (linee elettriche, pannelli fotovoltaici, generatori a vento, generatori idroelettrici) .
Nella parte sul corpo umano alle nozioni di anatomia si associano le nozioni di fisica correlate. A proposito dell’occhio si parla della luce, della formazione delle immagini, delle illusioni ottiche, della composizione della luce bianca. A proposito dell’orecchio si parla del suono e della sua trasmissione, si parla delle note musicali. A proposito dell’apparato locomotore si parla delle leve. Il tutto a livello molto semplice, ma mi pare efficace per un generale allargamento delle prospettive e del linguaggio del ragazzo. In generale buoni anche i suggerimenti di esperimenti da eseguire dai ragazzi, che integrano la parte espositiva. Sono proposti per esempio la costruzione di un circuito formato da una pila, del filo di rame, una lampadina, un interruttore; la costruzione di un telegrafo, alcuni semplici esperimenti di ottica, la realizzazione con mezzi di facile reperibilità di un modello di cellula con alcuni dei suoi componenti più importanti, eccetera.
Per contro, anche qui si devono lamentare varie imprecisioni (le calamite artificiali sarebbero costituite da magnetite) e associazioni non sempre felici. È giusto parlare di energia elettrica, qualcosa con cui i ragazzi hanno ogni giorno a che fare, ma è riduttivo e inopportuno presentare l’Elettricità e il Magnetismo solo in questo contesto e in questa prospettiva.
Come commento generale, sarebbe opportuno che anche a questo livello elementare gli editori nel preparare libri dedicati alle Scienze si servissero della collaborazione o di scienziati professionisti o almeno li sottoponessero a una loro revisione.

 

 

Alcune esperienze didattiche concrete.

 

Nella scuola primaria, al di là dei suggerimenti e dell’aiuto che può venire dai libri, non per nulla chiamati una volta sussidiari, è particolarmente importante, come ho già detto, il modo concreto con cui l’insegnante sa rapportarsi ai ragazzi e interpretare nella presentazione degli argomenti i criteri generali che ho cercato sopra di sottolineare.
Ho detto che mi pare importante partire, per quanto possibile, dall’esperienza quotidiana dei ragazzi, tentare di interpretarla e generalizzarla. A questo proposito mi sembrano molto significativi alcuni esperimenti concreti riportati proprio sulle pagine di questa rivista nell’attuale forma elettronica e in precedenza in quella cartacea. Voglio soffermarmi in particolare su due: La neve in classe di Angela Luoni (gennaio 2006) svolto in una classe seconda e La storia del pesco noce nano di Maria Caporale (febbraio-aprile 2008), svolto in una classe quarta.
L’aspetto interessante di questi esperimenti mi pare quello di essere partiti dall’osservazione di un certo fenomeno naturale complesso in tutto il suo sviluppo (la fusione e la successiva evaporazione di una certa quantità di neve raccolta in un bicchiere durante qualche ora e qualche giorno; la crescita, la fioritura e la maturazione dei frutti di una pianta nell’arco di due mesi), l’aver fatto notare i vari stadi attraverso cui esso si esplica, i molti fenomeni più particolari che coinvolge e cercato di cogliere in quanto osservato aspetti generali. In particolare nel primo caso i bambini hanno potuto constatare che al disopra di una certa temperatura il ghiaccio fonde trasformandosi in acqua, che l’acqua ha un volume minore del ghiaccio da cui si è originata, che in un ambiente secco, quale è una classe riscaldata, l’acqua a sua volta evapora, eccetera. Nel secondo hanno osservato lo sviluppo delle gemme, la comparsa dei fiori e poi delle foglie, l’ingrossamento dell’ovario che si sviluppa nel frutto; hanno compreso che l’impollinazione è favorita dagli insetti.
In entrambi questi esperimenti come in altri simili un elemento essenziale è stato il resoconto delle successive osservazioni che i ragazzi sono stati chiamati a porre per iscritto.

Riporto alcuni stralci di questo diario.

 

Da La neve in classe

Martedì 31 gennaio 2006, ore 10.
Dal giardino della scuola raccogliamo della neve in un bicchiere.

È passata un’ora. Il profilo della neve è sceso quasi del tutto sotto l’orlo del bicchiere.
Poiché sul fondo del bicchiere c’è un bel po’d’acqua che prima non c’era (e nessuno ce l’ha messa), noi diciamo che la neve si sta trasformando in acqua liquida.
È passata un’altra ora. La neve è completamente fusa.

Mercoledì 8 febbraio 2006.
Dal 31 gennaio, giorno in cui abbiamo portato la neve in classe, il bicchiere è sempre rimasto appoggiato sul calorifero.

Nei giorni 1, 3, 6 e 8 febbraio, alla stessa ora, abbiamo segnato con un pennarello, sul bicchiere, una tacca in corrispondenza del livello dell’acqua.
L’acqua è diventata sempre più scarsa, nonostante nessuno la togliesse e non ci fossero buchini sul fondo del bicchiere.
Qualcuno dice di sapere già cosa è successo: evapora, si sta trasformando in vapore acqueo.
Giusto! Ma chi, o cosa, ha causato questo cambiamento?


[in Emmeciquadro, n. 28, dicembre 2006]

 

Da La storia del pesco noce nano

21 febbraio, 2008.

Oggi ci è stato regalato un pesco noce nano. Nei prossimi mesi osserveremo le fasi del ciclo vitale di questa pianta. Abbiamo deciso di porre il pesco in un punto luminoso della nostra classe (una pianta per vivere ha bisogno di luce).

 

25 febbraio 2008.

Wow, le gemme del nostro pesco si stanno aprendo!!

 

27 febbraio 2008.

Questa mattina Ludovico si è accorto che è sbocciato il primo fiore

 

3 marzo 2008.

Osservando il nostro fiore notiamo che 

  1. tutte le gemme sono fiorite
  2. il fiore del pesco è formato da cinque petali rosa
  3. stanno nascendo delle nuove gemme, più piccole delle precedenti, da cui fuoriescono delle foglioline verdi

 

15 marzo 2008.

Per favorire l’impollinazione abbiamo messo il nostro pesco noce nano sul davanzale del balconcino.
Oggi, prima di andare a casa, Andrea e Giacomo hanno notato che un’ape volava attorno ai fiori.

 

7 aprile 2008.

Oggi osserviamo che

  1. le foglie hanno preso un colore più intenso
  2. gli ovari sono diventati veri e propri frutti
  3. alcuni frutti sono verdi, altri viola, altri bicolori

 

[in Emmeciquadro, n. 35, aprile 2009]

 

 

 

Alcune proposte extracurricolari per stimolare l’interesse

 

Tra le molte possibili proposte extracurricolari, visita a musei, come ho detto, a parchi zoologici o giardini botanici, a parchi della preistoria (ne esistono ormai diversi in varie parti d’Italia, dove sono riprodotti a grandezza naturale varie specie di dinosauri, l’orso delle caverne, l’uomo primitivo nel suo habitat), mi pare particolarmente significativo uno spettacolo teatrale per gli alunni delle elementari, messo in piedi nell’ambito della SILSIS di Milano (la defunta Scuola Interuniversitaria Lombarda per la Specializzazione degli Insegnanti delle Secondarie).
Lo spettacolo consiste in una successione di quadri in cui sono presentati alcuni esperimenti di Fisica, soprattutto di Ottica atti a colpire l’immaginazione dei ragazzi.
Due esempi di quadro:

 

La riflessione

Gli attori si dispongono in una situazione di penombra a cavallo di un lungo specchio in modo che la gamba destra sia coperta, la sinistra sia visibile; appoggiandosi sulla destra sollevano la sinistra portandosi in avanti. La gamba sinistra si riflette sullo specchio dando l’impressione del volo dell’uomo mascherato.

La rifrazione

Un fascio di luce laser di un intenso rosso attraversa tutto il palcoscenico; reso visibile mediante fumo, arriva su una vasca di vetro rettangolare piena d’acqua, viene deflesso dalla superficie del liquido e riflesso dal fondo della vasca, con effetto molto spettacolare.

 

Non si tenta una spiegazione immediata dei fenomeni ma gli scienziati-attori pronunciano ad alta voce il nome del fenomeno implicato e al termine dello spettacolo restano a disposizione per le domande degli alunni. Le domande sono di regola moltissime e apparentemente lo scopo di suscitare interesse è pienamente raggiunto.
Un altro esempio interessante è rappresentato dalle varie attività per i ragazzi delle primarie e di altri ordini di scuola messe in atto dal Museo di Storia Naturale e dal Planetario di Milano, generalmente nel periodo immediatamente successivo alla conclusione dell’anno scolastico. Tra queste una denominata Notte al Museo (ci sono anche Giornate o Settimane), che si ispira a un noto film.
I ragazzi passano una notte al museo guidati da tutori specificamente preparati, dormono in sacchi a pelo e mangiano al bar dello stesso. L’attività consiste in gare che sfruttano le didascalie specificamente dedicate ai più giovani (sotto forma di vivaci vignette) che corredano i diorami. Nei diorami gli animali imbalsamati sono presentati in atteggiamenti e in ricostruzioni ambientali molto realistiche e i ragazzi sono chiamati a riempire delle schede che stimolano l’osservazione, possono fare semplici esperimenti, simulano scavi paleontologici, partecipano ad altri giochi di contenuto scientifico.

 

 

Conclusioni

 

Riassumendo, sono convinto che l’insegnamento delle Scienze della Natura abbia un grande valore formativo potenziale anche al livello della scuola primaria e in questo senso credo siano da accogliere molto positivamente le attuali normative che hanno aumentato lo spazio dato a queste discipline.
Anche in questa fascia di età i ragazzi mostrano un grande interesse e una notevole capacità di apprendimento, se i contenuti sono presentati in forma e con strumenti appropriati.
Credo sia in particolare importante metterli sempre di fronte al concreto evitando per quanto possibile astrazioni che non sono ancora in grado di cogliere. Se sono soddisfatte le giuste condizioni è possibile suscitare in loro un grande amore per la Natura e il senso della meraviglia di fronte al creato. È possibile realmente affascinarli, renderli non indifferenti ma rispettosi del bello, renderli responsabili verso l’ambiente.
Proprio sfruttando lo studio delle Scienze si può inoltre portarli a un uso sempre più appropriato del linguaggio, sviluppare in loro capacità logiche e già un primo spirito critico. Tutte acquisizioni che hanno poi un riflesso importante su tutte le discipline.

 

 

Giovanni Maria Prosperi
(Già Ordinario di Fisica Teorica presso l’Università degli Studi di Milano)

 

 

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© Pubblicato sul n° 45 di Emmeciquadro




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