SCIENZ@SCUOLA/ Conoscersi per scegliere: i corsi di affettività e sessualità. Intervista a Anna Maria Assunta Negri

Corsi di affettività e sessualità a scuola: un tema «caldo» nell’intervista a un esperto che da anni opera sul campo. Una testimonianza preziosa e una panoramica di possibilità.

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Un tema caldo, la formazione all’affettività e alla sessualità nella scuola, sviluppata nell’intervista a un’esperta – docente di Scienze al liceo – che da anni guida percorsi dedicati agli studenti, in collaborazione con diverse associazioni che operano su questo fronte.
Una testimonianza preziosa per capire quanto è importante offrire ai giovani occasioni di riflessione sulla propria persona e sull’esperienza umana in tutte le sue sfaccettature. Perché la vita non si riduca a puro sfogo di emozioni, oggi è sempre più necessario ricentrare aspetti importanti che riguardano la conoscenza di sé e scoprire che i propri comportamenti si possono fondare su un giudizio e non solo sul sentimento.
Una prossima intervista riguarderà la proposta che il gruppo Teen STAR porta da tempo anche nella scuola italiana.

Partiamo dalla sua storia personale. Da quanto tempo si occupa di accompagnare i ragazzi in percorsi di educazione all’affettività e sessualità? Quali esperienze ha avuto in questo ambito?

La scelta di accompagnare i ragazzi in percorsi di educazione all’affettività e sessualità non deriva da una mia connotazione professionale particolare, dal momento che non sono né psicologa, né ostetrica, né ginecologa, ma semplicemente un’insegnante di scienze in un liceo.
Posso però dire di aver da sempre nutrito un certo interesse per questi argomenti e di aver sempre pensato che i processi inerenti alla riproduzione umana non potessero essere trattati in classe come un qualsiasi altro argomento.
Nel tempo, mi sono anche resa conto del fatto che per molti insegnanti non fosse facile né scontato riuscire ad affrontare in classe questi temi, ricchi di significati così importanti e di aspetti che implicano il vissuto delle persone.
Circa dieci anni fa sono stata invitata da Maria Boerci, ginecologa e carissima amica, a partecipare a un corso di formazione sul metodo sintotermico di regolazione naturale della fertilità presso il Centro Ambrosiano Metodi Naturali (C.A.Me.N). Dopo un anno di formazione molto interessante e altrettanto impegnativo, ho iniziato ad accompagnare le coppie che lo desiderano a comprendere i segni e i sintomi di fertilità, conoscenza che permette loro di vivere la sessualità in modo più consapevole e rispettoso della loro persona.
Molti giovani, seguendo il corso, hanno espresso meraviglia e stupore per la bellezza e il significato di ciò che avviene nel proprio corpo, dimostrando una grande capacità di accoglienza e di rispetto dell’altro nella sua differenza e unicità. Io stessa sono rimasta molto sorpresa dalla grande ricchezza nata da questi momenti, che si sono dimostrati profondamente formativi, e ho così iniziato a chiedermi se non fosse possibile creare incontri simili anche per i ragazzi.
Ho cominciato a frequentare l’associazione La Bottega dell’Orefice, che riunisce gli operatori del metodo sintotermico C.A.Me.N, e sono venuta a conoscenza dei vari percorsi sull’affettività e sessualità indirizzati agli adolescenti e ad altre fasce di età, proposti sia in varie parti d’Italia che a livello internazionale come confederazione delle associazioni IEEF (The European Institute of Family Life Education, European Foundation).

Ho sperimentato con grande soddisfazione, insieme ad altri operatori, la validità di tali proposte, dal momento che alunni, insegnanti e presidi delle scuole in cui mi sono trovata a operare si sono dimostrati contenti dei miei interventi.
L’interesse per un approccio sempre più adeguato ai ragazzi mi ha spinto a partecipare a varie altre iniziative di formazione tra cui, nel 2012, il corso tenuto da Pilar Vigil sul programma Teen STAR (Sexuality Teaching in the context of Adult Responsability): si tratta di un programma di educazione all’affettività e sessualità, introdotto con successo in ben quaranta Paesi, nato dall’incontro tra la cilena Pilar Vigil e la statunitense Hanna Klaus, entrambe ginecologhe, accomunate non solo dalla formazione professionale, ma dalla preoccupazione educativa nei confronti delle nuove generazioni.
Negli anni successivi, ho accettato la proposta di svolgere tale programma per gruppi di adolescenti, esperienza di cui ho constatato l’enorme efficacia.

L’associazione La bottega dell’orefice è stata fondata nel 1990 dall’équipe di operatori del Centro Ambrosiano Metodi Naturali (C.A.Me.N) e da professionisti del Servizio Sanitario Nazionale di altre regioni.
Sorta con l’intento di costituire un gruppo di lavoro e di confronto tra persone appassionate al bene della famiglia, è costituita da 300 soci ed è presente su tutto il territorio nazionale.
La sede lombarda opera in 30 centri attivi in tutto il territorio lombardo; il sito è: www.metodinaturali.it.

Il C.A.Me.N aderisce alla IEEF/EIFLE (The European Institute of Family Life Education, European Foundation), un’organizzazione europea non governativa, fondata nel 1992 a Grenoble, Francia.
Obiettivo dell’associazione è promuovere i valori della vita famigliare e dell’educazione che si svolge al suo interno, tra cui in particolare lo studio della fertilità e della sua regolazione con metodi naturali.

Il Programma Teen STAR (Sexuality Teaching in the context of Adult Responsibility) è stato fondato nel 1980 da Pilar Vigil (docente alla Pontificia Università Cattolica del Cile e membro della Pontificia Accademia per la Vita) e da Hanna Klaus (direttore del Centro di pianificazione familiare naturale di Washington).
Diffuso a livello internazionale, il programma utilizza il metodo induttivo in un percorso che inizia dalla conoscenza dei ritmi biologici del proprio corpo per consentire ai ragazzi di scoprire il significato profondo della sessualità.
In Italia dal 2010 Teen STAR collabora con il Centro di ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Info all’indirizzo: www.teenstar.it

 

Perché è importante affrontare percorsi di questo tipo in età in cui i ragazzi si sviluppano e cambiano moltissimo in tutti i loro aspetti?

Posso confermare, non solo in qualità di insegnante ma anche come madre di quattro figli ormai abbastanza lontani dal periodo dello sviluppo e dei grandi cambiamenti, che l’adolescenza e la preadolescenza costituiscono la fase più delicata della vita di una persona. In questo periodo i ragazzi diventano taciturni, quasi sordi a quello che noi adulti vorremmo trasmettere loro, spesso sono presuntuosi, convinti di sapere già tutto, ci considerano vecchi e incapaci di capire la realtà che loro vivono.
Come insegnante di scienze mi piace paragonare questa fase della vita alla fase di formazione della farfalla che prende il nome di crisalide: i ragazzi non sono più bruchi ma nemmeno farfalle, nel loro bozzolo vanno incontro a metamorfosi, continue trasformazioni che li rendono confusi e quasi incapaci di riconoscersi, tanto sono rapidi i cambiamenti che avvengono in loro. Possiamo altresì paragonarli a crostacei che compiono la muta, in balìa dei loro predatori e sbattuti dalle acque agitate in cui vivono.
Percorsi formativi come quelli cui ho accennato possono rivelarsi di grande aiuto per i ragazzi in questa particolare fase di crescita, in quanto momenti di riflessione e di confronto con adulti e coetanei normalmente non sperimentabili.

La mentalità del mondo di oggi, dominata dall’individualismo, dalle relazioni fragili e dal «tutto mi è dovuto subito», colpisce come un vento impetuoso i nostri ragazzi che, come bandierine, si agitano, sempre più soli di fronte a situazioni fino a qualche tempo fa impensabili, ed è quindi importante che essi trovino un luogo formativo e di incontro, roccia salda per il loro cammino di crescita verso l’età adulta.
Come non comprendere il loro disorientamento, così come lo scoraggiamento di molti genitori di fronte al compito educativo? La realtà è una continua sfida che non può lasciarci indifferenti: essa ci deve provocare, deve spingerci a ri-decidere per la costruzione della persona.

 

Quali sono gli aspetti comuni, o simili, che ha osservato nella metodologia utilizzata dai corsi proposti dalle diverse associazioni?

Tutti i corsi delle associazioni che ho conosciuto e con cui ho collaborato si rivolgono a fasce di diversa età (preadolescenti, adolescenti, giovani) e sono modulati in base alle esigenze specifiche di ogni momento di crescita.
Ciò che accomuna questi corsi è un approccio personalizzato e che tiene conto della totalità della persona. Ogni dato personale viene preso in seria considerazione: l’aspetto fisico con tutti i cambiamenti e gli impulsi che ne derivano, l’aspetto relazionale che apre l’«io» a un «tu», all’alterità, al mistero dell’altro sempre differente e irriducibile, la grande questione del desiderio che definisce la dinamica del cuore quale esigenza di verità, di bellezza e di amore.
I ragazzi sono così portati ad avere uno sguardo maturo sulla sessualità come dimensione che riguarda la vita nel modo di pensare, di agire e di rapportarsi e a rafforzare sempre più la consapevolezza del valore e dell’unicità di ogni persona. Un elemento importante di tutti questi corsi è infatti il riferimento alla teologia del corpo di San Giovanni Paolo II: il corpo è un dono ricevuto e offerto all’altro e l’amore è un atto di responsabilità di persone che si assumono liberamente il compito di costruire il bene per sé e per l’altro.

 

Quali invece gli aspetti di diversità tra i corsi proposti, sia positivi che negativi?

La maggior parte dei corsi delle associazioni con cui ho collaborato è organizzata, secondo modalità e tempistiche diverse, in base alle diverse situazioni e alle diverse sensibilità e originalità degli operatori o dei gruppi di operatori, per esempio in relazione alle regioni o alle nazioni in cui si svolgono i corsi.
Invece, i corsi svolti secondo il programma Teen STAR sono condotti secondo percorsi precisi e predefiniti, distribuiti su tempi lunghi (da 8 a 17 incontri nell’arco di qualche mese). Sia la durata che la successione di tappe precise sono peculiarità di questo programma: la durata esprime la dimensione dell’accompagnamento, dal momento che il tutor – ovvero la figura dell’educatore – è visto come qualcuno che si mette a fianco del ragazzo alla ricerca di risposte a domande circa la sua identità e il senso della crescita; la successione di tappe precise esprime la volontà di condurre i ragazzi, attraverso vari passaggi, alla scoperta di tutti quei fattori che concorrono alla costruzione della loro persona e delle relazioni.
Tutti i percorsi da me intrapresi con le varie associazioni desiderano affrontare il tema dell’educazione sessuale in tutte le sue dimensioni: fisica, emozionale, intellettuale, sociale e spirituale; i tempi del programma Teen STAR ne permettono sicuramente un maggior approfondimento. Per esempio, con questo programma, le ragazze sono guidate a riconoscere i passaggi dal periodo fertile a quello infertile, e viceversa, dei loro cicli.
Occorre purtroppo tener conto che non tutte le scuole o altre realtà educative permettono l’attuazione di corsi di tale durata.

 

Ha messo in evidenza le peculiarità del corso Teen STAR. Potrebbe approfondire meglio? Anche in base a esperienze personali che ci permettano di capire meglio la sua validità formativa.

Vorrei partire proprio dalla modalità con cui si inizia un corso Teen STAR, che apparentemente potrebbe sembrare una formalità mentre invece è indice dello spirito che anima l’intero programma.

Il Teen STAR viene dapprima presentato ai genitori e solo in seguito, una volta che questi hanno dato il consenso in quanto in sintonia con il programma, viene proposto ai ragazzi, ai quali è chiesto di aderire liberamente firmando anch’essi un consenso.
I genitori dei ragazzi che aderiscono saranno poi coinvolti in altri due incontri di collaborazione e di sostegno (uno circa a metà e uno al termine del corso), ma non sono mai loro i propositori del corso ai propri figli, i quali si sentono così responsabili di una scelta che è loro, bella e anche impegnativa.
Nel consenso, i ragazzi sottoscrivono anche l’eventuale possibilità di lasciare il corso qualora non lo ritenessero utile: sono dunque presi sul serio fin dall’inizio, valorizzati come persone mature e libere di scegliere. La questione della firma del consenso li spinge a porre domande al tutor, con cui entrano così in relazione per capire se valga la pena o meno di intraprendere un tale percorso.
Questa posizione che valorizza la loro libertà, seppur non facile da sostenere da parte dei tutor che devono esser capaci di far sentire i ragazzi sempre protagonisti e di non far venir meno il loro interesse nel tempo, è sicuramente una posizione vincente. Fin dai primi incontri, i ragazzi sono sollecitati a essere protagonisti, a formulare domande, a esprimere le loro idee, a mettersi cioè in azione.
Guardando l’esperienza fatta posso affermare che la precisa sequenza dei temi trattati, l’impostazione e la metodologia utilizzate nei vari incontri sono di grande aiuto. Si parte sempre dall’esperienza, si utilizzano modalità interattive (quali laboratori con giochi di ruolo, lavori di gruppo, confronti su opinioni, filmati, eccetera), si prendono sul serio le domande dei ragazzi e si lasciano aperte tutte quelle domande che riguardano fasi successive; si adotta, insomma, quel metodo induttivo che tanto aiuta i ragazzi a «portar dentro», a raggiungere, quei punti di riferimento utili per tutta la vita.
Come tutor, ho potuto sperimentare come col passare del tempo i ragazzi diano fiducia, si aprano a un confronto, si mettano in gioco e acquisiscano uno sguardo maturo sulla sessualità.
La conoscenza approfondita del corpo, con i suoi ritmi biologici e i sottili meccanismi che stanno alla base della fertilità, li aiuta a comprendere la preziosità del linguaggio del corpo e il valore della persona e imparano che non si può separare l’affettività dalla corporeità, i sentimenti dai desideri, che si può compiere se stessi solo nell’unità di corpo, psiche e spirito.
La scoperta che nel proprio essere è inscritta la capacità biologica di essere padre e madre li porterà, quando vorranno consapevolmente esprimere le proprie potenzialità, a prendere liberamente una decisione per il bene di sé e dell’altro.
Agli insegnanti, ai genitori e agli educatori vorrei dire che è sempre possibile essere aiutati e sostenuti, nel proprio compito educativo, da diversi «programmi»: occorre essere aperti, attenti e ricercare quei luoghi che possano essere fonti d’aiuto.
Per esempio, oltre ai siti delle associazioni con cui ho collaborato e che ho citato in precedenza, segnalo che al sito internet www.sportellofamiglia.org è possibile trovare articoli e materiale informativo riguardo ai riferimenti legislativi, a esperienze e progetti svolti nelle scuole, proposte formative rivolte a genitori e insegnanti, news e appuntamenti sul rapporto scuola-famiglia.

 

Anna Maria Assunta Negri è Docente di Scienze Naturali al liceo, da alcuni anni è tutor di corsi di educazione all’affettività e sessualità alla Scuola Secondaria di primo grado e in altri contesti formativi in collaborazione con diverse associazioni.

 

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A cura di Nadia Correale
(Docente di Matematica e Scienze presso la Scuola Secondaria di primo grado e membro della Redazione della rivista Emmeciquadro)

 

 

 

© Pubblicato sul n° 64 di Emmeciquadro

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