Enzo Bianchi: “False accuse contro di me”/ Comunità di Bose nella tempesta

- Mauro Mantegazza

Enzo Bianchi rompe il silenzio sul suo allontanamento dalla comunità di Bose: “Invano ho provato a difendermi da false accuse”. La comunità è nella tempesta

Enzo Bianchi Bose
Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose

La comunità di Bose, fondata negli anni Sessanta da Enzo Bianchi e per tanti modello di vita per un Cristianesimo autentico, è ora nella tempesta: la comunità è divisa e l’allontanamento del fondatore disposto dal Vaticano, nonostante la stima sempre manifestata da Papa Francesco per Enzo Bianchi, ha fatto naturalmente molto rumore, mostrando anche al grande pubblico le forti incomprensioni tra il “vecchio” e il “nuovo”.

La Repubblica allora è andata a Bose (Biella) per “indagare” sul posto. Pochi, in tempo di Coronavirus, salgono fino al monastero; in compenso molti sono gli “amici che ci chiamano in queste ore da tutto il mondo per capire e darci la loro solidarietà”, afferma fratel Guido Dotta. Il decreto del Vaticano racconta una storia di divisioni e della difficoltà di Luciano Manicardi, successore di Enzo Bianchi, a gestire la comunità in un “clima fraterno”.

La figura del fondatore Enzo Bianchi finirebbe infatti ancora oggi, a qualche anno dal passaggio di consegne, per “incombere” sulla comunità. Per questo Bianchi e altri tre confratelli sono stati invitati dal Vaticano ad allontanarsi da Bose. Ieri sera l’ex priore ha rotto il silenzio con parole pesanti: “Invano a chi ci ha consegnato il decreto abbiamo chiesto che ci fosse permesso di conoscere le prove delle nostre mancanze e di poterci difendere da false accuse“, ha infatti affermato Enzo Bianchi.

ENZO BIANCHI E L’ALLONTAMANETO DA BOSE

Parole pesanti: chi lancia quelle accuse false e perché? Che cosa è successo in questi anni nella comunità di Bose? Chi la frequenta, ritiene che la verità “è che nessuno può davvero sostituire un fondatore“. Lo stesso Bianchi, nella lettera di ieri sera, recita su questo punto il mea culpa: “In quanto fondatore ho dato liberamente le dimissioni da priore ma comprendo che la mia presenza possa essere stata un problema“.

Fratel Guido ha spiegato a Repubblica che “da qualche giorno Enzo Bianchi vive nel suo eremo fuori dalla nostra comunità”, cercando di distaccarsi da una storia che è diventata ingombrante e che secondo alcuni potrebbe mettere a rischio anche la sopravvivenza della comunità di Bose. Potrà questa esperienza sopravvivere all’assenza di Enzo Bianchi? Con quali condizioni e caratteristiche?

Il monastero si è diviso in due sulla risposta da dare a questi interrogativi. Allontanare il fondatore può risolvere il problema? Enzo Bianchi ritiene che vi sia una contraddizione insita nel provvedimento emesso dal Vaticano: “In questa situazione molto dolorosa chiedo che la Santa Sede ci aiuti e, se abbiamo fatto qualcosa che contrasta con la comunione, ci venga detto. Da parte nostra nel pentimento siamo disposti a chiedere e dare misericordia. Chiediamo che la comunità sia aiutata in un cammino di riconciliazione”.

BOSE SAPRÀ SOPRAVVIVERE A ENZO BIANCHI?

Nel monastero di Bose vivono oggi un’ottantina di persone. Monaci, uomini e donne che della meditazione e della cura dell’anima hanno fatto la loro ragione di vita. Fratel Guido descrive un periodo davvero difficile, anche a causa del Coronavirus: “Non ci sono solo le polemiche, ci sono anche le difficoltà di questi mesi. L’epidemia ha bloccato molte nostre attività. Ha fermato i tanti che da Pasqua in poi salgono qui per qualche giorno di meditazione o anche solo per comperare i prodotti del monastero”.

I frutti dell’orto sono stati regalati alla Caritas di Biella e stanno saltando le iniziative che radunano nella vallata migliaia di persone ogni anno. A settembre ad esempio era in programma proprio a Bose il convegno mondiale degli ortodossi, con 250 persone in rappresentanza di tutte le chiese ortodosse mondiali: impossibile organizzare tutti quei trasferimenti con gli aeroporti bloccati.

L’incapacità di darsi una prospettiva condivisa è il vero prblema del monastero, difficoltà sulla quale secondo molti volerebbero “avvoltoi intenzionati a chiudere i conti con una delle ultime esperienze, in Italia, della chiesa nata dal Concilio“. Bose ha superato tante prove, ricorda fratel Guido, fin da quando nel 1967 il vescovo di Biella impedì le celebrazioni liturgiche “accusandoci di ospitare troppi visitatori di religione protestante”. Oggi però la spaccatura è interna e dunque rischia di fare ancora più male: solo il tempo dirà se Bose sopravviverà a Enzo Bianchi.

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