Eparina per curare pazienti Covid-19?/ Nuova ipotesi: morte per micro-trombosi

- Silvana Palazzo

Eparina, farmaco anticoagulante per curare pazienti Covid-19? C’è infatti una nuova ipotesi: morte per micro-trombosi, non per insufficienza polmonare. Aifa chiede nuovi studi

Laboratorio Coronavirus
Laboratorio (LaPresse, immagine di repertorio)

L’eparina è uno dei farmaci su cui sono accesi i riflettori, perché potrebbe essere utile contro il coronavirus. Per questo Aifa e la comunità scientifica lo stanno vagliando. Ma in che modo un anticoagulante può tornare utile contro il Covid-19? Bisogna tener conto del fatto che il virus Sars-CoV-2 non produce solo problemi a livello respiratorio. Vi abbiamo parlato, infatti, degli effetti a livello del cuore, anche se ci sono altri studi secondo i quali anche altri organi verrebbero colpiti. Da alcuni riscontri autoptici è emerso che una buona parte di morti affetti da Covid-19 è dovuta a trombosi diffusa. Quindi, la morte non sopraggiungerebbe per insufficienza polmonare grave, ma per eventi tromboembolici, in quanto il virus provocherebbe dei danni all’endotelio basale e alveolare del polmone. Questi danni possono essere arginati proprio usando l’eparina. C’è poi uno studio inglese secondo cui la mortalità si riduce al 20 per cento grazie all’uso di questo farmaco. Sulla questione è intervenuto anche Luca Richeldi nella conferenza stampa della Protezione civile.

EPARINA PER COVID-19? IPOTESI: MORTE PER TROMBOSI

«La notizia è generata dal fatto che ci sono stati riscontri autoptici. In alcuni, se non in un numero consistente, sono state notate delle micro tromboembolie a livello polmonare», ha dichiarato il professor Luca Richeldi a proposito dell’eparina. Il direttore di Pneumologia al Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato tecnico-scientifico che affianca il governo in questa emergenza coronavirus. «Questo è un riscontro abbastanza frequente in tutti i pazienti che decedono nelle terapie intensive, tanto è vero che si usa l’eparina a basso peso molecolare come strumento profilattico in tutti i pazienti ricoverati in terapia intensiva». Però ha anche spiegato che al momento non si sa se, a proposito del Covid-19, «c’è un’aumentata incidenza di fenomeni tromboembolici o di fenomeno procoagulativi». È ancora presto comunque per dare un giudizio sulla validità o meno di questo farmaco, infatti Aifa raccomanda ulteriori ricerche per controllare e verificare questa ipotesi. «L’Aifa è pronta a ricevere proposte di studi sull’utilizzo di farmaci anticoagulanti in questa patologia che ovviamente devono essere regolati e controllati al fine di dare un riscontro certo a questa ipotesi», ha concluso Richeldi.

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