VIA CRUCIS/ Rio de Janeiro, Salvador de Bahia, Sao Paulo: il silenzio e i canti che stupiscono nel chiasso delle città

- La Redazione

Persone che camminano in silenzio dietro la Croce, cantano, ascoltano brani dei Vangeli e di Peguy: le Via Crucis in Sudamerica sono un gesto rivoluzionario nel traffico di queste città

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La Via Crucis a Rio

Rio de Janeiro: Via Crucisnella Città Meravigliosa

Con una occupazione di quasi il 100% della rete di hotel durante il weekend di Pasqua la città di Rio de Janeiro è sempre più in evidenza. Ospiterà le Olimpiadi nel 2016, è stata protagonista di un film d’animazione realizzato negli Stati Uniti, andrà qui in scena la finale della prossima Coppa del Mondo nel 2014. E nonostante le moltissime cose grandi che accadono in città la Via Crucis del Venerdì Santo, il giorno della morte del Signore, è stato il gesto più importante dall’inizio di quest’anno a Rio. La croce, simbolo della Passione, sofferenza e salvezza, è stato il riferimento per circa 100 persone che hanno seguito il percorso.

Lungo le strade del centro di Rio de Janeiro sono stati recitati i versi di Charles Peguy, i vangeli della Settimana Santa e le canzoni della tradizione della Chiesa cattolica. Il traffico ancora tranquillo a causa della festa è stato interrotto all’inizio della passeggiata. Alcuni motociclisti suonano con impazienza, ma il percorso prosegue nel Parco del Flamengo, in un tratto chiuso al traffico automobilistico. La croce davanti è il segno da seguire. Padre Enrico Arrigoni e Padre Paolo Romao hanno guidato la gente lungo la strada. Nel primo testo di Péguy si è capito perché queste persone si sono raccolte. Il poeta ha detto che Lui “ha introdotto il disordine”. E più tardi l’autore ha spiegato che era “il più grande ordine che c’era nel mondo”.

La salita all’Outeiro da Glória è avvenuta con un sole forte, nel silenzio. La Via Crucis nella Città Meravigliosa era un segno di obbedienza a chi portava la Croce e anche una testimonianza per una società che è alla deriva. Se per molte persone la Settimana Santa è l’occasione per viaggiare, fare una pausa e sfuggire al quotidiano, questo gesto è stato un punto di riferimento nel momento più importante della vita liturgica della Chiesa cattolica.

(A cura di Elizabeth Sucupira)

Salvador: Un fatto che riaccade

Il 22 aprile, Venerdì della Passione, il Movimento di Comunione e Liberazione a Salvador ha promosso in centro città la Via Crucis. Il gesto si ripete da qualche anno, ma quest’anno c’è stata una grande differenza: una vivacità e il desiderio di incontrare Cristo in prima persona. Cassio che si è assunto l’organizzazione del gesto, ha detto che non era sufficiente per partecipare fare semplicemente più riunioni, o essere in compagnia, aveva capito che aveva bisogno di fare un passo personale invece di rivestire un ruolo: un passo verso il Signore. Il frutto di questo passo è stato che il vescovo ausiliare di Salvador, Mons. Gregorio, ha preso il gesto come suo ed esteso l’invito a tutta la diocesi. Abbiamo anche avuto il sostegno delle scuole cattoliche e distribuito diecimila inviti tra scuole e parrocchie della città.

Mons. Gregorio ha partecipato al gesto sia all’inizio come alla fine con la sua benedizione, cosa che non era stata organizzata. Oltre a lui circa 600 persone hanno camminato per le strade della città, comunicando l’amore di Cristo per il nostro niente.

Quest’anno il gesto della Via Crucis, sino dalla sua organizazzione, ha rappresentato una sfida a capire che è un’Altro che costruisce – davanti ai nostri occhi – una realtà inaspettata, che non elimina il nostro sì.

“È stata una provocazione per invitare i compagni di lavoro a questo gesto, tra cui, per inciso, favorire l’invito a quelli che, secondo la mia misura, non parteciperebbero mai  a una cosa così. L’indicazione di fare l’invito a queste persone è stata fatta dal responsabile della comunità e questo mi ha aiutato ad avere il coraggio per affermare questa proposta davanti a delle persone con cui non avrei mai parlato di certi temi. Allo stesso modo, guidare la preghiera del rosario è stata l’occasione per capire che il punto non era la mia capacità di fare certe cose in contrasto con la mia timidezza e la paura di sbagliare davanti a tutti, ma, ciò che era in gioco era la mia libertà di accoglierlo di nuovo. Cedere a queste provocazioni mi ha aperto lo sguardo e ho potuto individuare i miracoli che succedevano lì, come il canto di Lorena, il Maria Dolorosa, il silenzio intorno e la presenza discreta e costante di don Gregorio e altri sacerdoti in tutto il cammino “, ci testimonia Fatima Santos.

Alcuni fatti hanno segnato il gesto: il silenzio delle persone durante la lettura di Péguy è stata commovente e toccante, il silenzio è stato reso possibile dal desiderio di vivere la morte di Cristo come autocoscienza e la presenza di diverse generazioni – giovani studenti, anziani, persone con disabilità di varia natura – dimostrava che Cristo è venuto per tutti; un’altra cosa incredibile sono stati i canti: chi cantava comunicava il suo abbandonarsi a un fatto presente, nella voce di coloro che cantavano risuonava la voce di Cristo, tanto era bello. I protagonisti dei canti sono stati Lorena e Michele (due ragazze universitarie che hanno incontrato il Movimento con Mons. Guido nelle opere educative a Novos Alagados, quando erano ancora giessini). Hanno cantato con l’aiuto di Andrea e Gilberto Carvalho. È stato molto bello!

Un’altro fatto sorprendente è stata la coda che si è formata per portare la Croce. Ognuno di quelli che portava la Croce portava le sue domande e ricordava quelli che non erano riusciti a partecipare.

“Sono stata molto vicino alla Croce per tutta la Via Crucis, e questo mi ha fatto provare subito la vittoria gloriosa di Cristo sulla morte. Solo questo spiegava il fatto che c’erano tante persone insieme: la ragione era Cristo! Cristo che muore per la nostra salvezza, mi ha fatto pensare queste cose. E ancora a portare la Croce, lì ho capito che la mia croce deve essere portata da me, ma portata con attenzione, con serietà, con un cuore che chiede la misericordia del Signore. Inoltre, ho potuto capire, attraverso la serietà del gesto che il modo migliore per portare la mia croce, è consegnare totalmente e veramente tutta la mia vita a Cristo, senza aspettare quello che mi piace di più, ma di fatto consegnandomi a lui. Quest’anno, la Via Crucis era molto essenziale, non più di altri anni, ma è stata così speciale. E guardare quei volti che conosciuti, o no, era un’aiuto per continuare a camminare, perché dopo la Croce, era questo che mi ricordava il vero significato di tutto ciò, il significato di tutta la mia vita e per riconoscere attraverso queste persone le mie ingratitudini nei confronti di Cristo che si dona sulla Croce, e che continua a donarsi in ogni momento, tramite questo gesto e delle persone che diventano segni del suo amore infinito per me e per il mio niente.” Ha affermato Nilda Steps dei Giovani Lavoratori.

Un’altra aspetto da aggiungere sono stati i commenti di quelli che dicevano: “Guarda, le famiglie portano i bambini! Guarda, sono tutti giovani quelli che aiutano (il servizio d’ordine)! Guarda, la donna che canta è così giovane! La Chiesa è viva,  ci sono molti giovani qui, tutte le persone coinvolte! Che bellezza!” Tutto questo ci dà la certezza che Cristo vuole questo gesto per la città di Salvador. Cristo dice: “fate questo gesto, voglio incontrare molte persone così e voglio incontrarle qui! Guardate quello che sto facendo attraverso di voi!”

Durante il percorso della Via Crucis, ha piovuto poco, ma tutto Giovedì pioveva in continuazione. Magali, madre di tre bambini, ha detto: “Sono venuta e ho portato tutti i bambini, se Dio vuole non piove e potremo seguire tutte le stazioni della Via Crucis, ma se piove ci copriamo e apriamo gli ombrelli, e se non è sufficiente si cerca un’altra protezione, perchè chi decide tutto è Lui stesso! “

La TV Aratu ogni anno fa delle interviste per il telegiornale, ma quest’anno il giornalista è rimasto dall’inizio alla fine, e dopo ha fatto un sacco di domande agli organizzatori. A un certo punto si è rivolto a Otoney e ha chiesto: “Io sono cattolica, ma volevo capire perché è così importante la morte di Gesù. Perché Gesù è morto?” Otoney, commosso dalla sua domanda e dal suo sguardo vivace, gli ha risposto: “Perché il peccato originale ha lasciato un vuoto nel rapporto dell’uomo con Dio e Cristo è venuto per pagare il debito, con la sua morte ha fatto un buco nella mura della morte dal quale si può ora passare e raggiungere ora la vita piena. Pensa: con un Padre Nostro e una semplice Ave Maria tu puoi chiedere di vivere questo adesso! “

 

Un fatto così è commovente, invita e chiede la presenza di tutti, anche di coloro che sono lontani. Ciò dimostra che Cristo riaccade ogni giorno, e questo ci fa riprendere le cose di ogni giorno con una vivacità straordinaria, come è stato per molti di noi.

Per Milena Nunes, “partecipare alla Via Sacra, mi ha fatto per la prima volta desiderare di stare davanti all’intensità della morte di Cristo, di frequentare la messa di Pasqua e di viverla interamente, questa consapevolezza, ha fatto la differenza.”

(A cura di Regina Nunes)

 

Sao Paulo: “Noi abbiamo bisogno di Lui per stare in piedi”

La Via Crucis promossa dalla comunità di Comunione e Liberazione di Sao Paulo ha percorso alcune delle principali vie della zona ovest della città.

Il gesto, partendo della chiesa di Nossa Senhora de Fatima, è stato accompagnato dal silenzio che destava la curiosità in quelli che lavorano e vivono in queste zone oppure semplicemente passegiavano per la strada. Ad ogni stazione sono stati cantati i canti della tradizione cattolica, letti i testi evangelici e i brani del Mistero della Carità di Giovanna d’Arco, di Charles Péguy, che ha aiutato i partecipanti a entrare di più nel senso del gesto.

Circa 400 persone hanno partecipato alla Via Crucis che è finita nella chiesa del Coração Imaculado de Maria, conosciuta come la Cappella della PUC-SP.

Un momento commovente è stato quando due barboni, vedendoci passare, si sono alzati in piedi, hanno fatto il segno della croce ed uno di loro ha detto: “Noi abbiamo bisogno di Lui per stare in piedi”.

(A cura di Carolina Oliveira)



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