CIPRO/ Markides (ambasciatore): delusi dall’Ue che tratta noi cittadini come ladri

- int. Leonidas Markides

Per LEONIDAS MARKIDES, i ciprioti sono amareggiati dall’atteggiamento dell’Unione Europea, da cui si aspettavano soluzioni meno punitive e più solidali, nello spirito dell’Europa unita

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Le banche di Cipro riaprono senza le scene di caos che si temevano, tanto da avere fatto decidere al governo di sorvegliare gli istituti di credito con le guardie armate. Niente code disordinate con persone che protestano davanti agli sportelli, né disordini, ma un’inattesa calma da parte della popolazione. Come racconta a ilsussidiario.net l’ambasciatore di Cipro a Roma, Leonidas Markides, la forza di Cipro in queste drammatiche ore è proprio la sua coesione nazionale.

Cipro riuscirà a trovare la coesione politica e sociale necessaria per scongiurare un inesorabile declino?

Questa è la nostra speranza. Nella mente di tutti ritorna il ricordo dei drammatici giorni dell’invasione turca del 1974, quando all’improvviso Cipro ha dovuto accogliere e sistemare più di un terzo della sua popolazione, circa 200mila persone, scappate di fronte all’invasore. Allora abbiamo fatto un grosso sforzo di concordia e coesione sociale e politica per affrontare uniti la catastrofe. Lo stesso dobbiamo fare anche oggi.

Teme che l’economia di Cipro possa fare la fine della Grecia?

Il pericolo è reale. Gli economisti già prevedono che quest’anno la recessione si aggirerà attorno al 7-10% e temiamo che proseguirà anche nei prossimi anni. Egualmente crescerà la disoccupazione. Purtroppo, i piani di salvataggio europei e del Fmi hanno portato ovunque in Europa non i risultati sperati ma recessione e grandi sofferenze per gli strati più deboli della popolazione. La nostra speranza è che i Paesi più potenti e più forti dell’Europa capiscano in tempo i danni che tale politica economica provoca e correggano la rotta.

Nei giorni scorsi i liceali di Cipro sono scesi in piazza contro le pesanti misure imposte all’isola. Come valuta la loro protesta?

I giovani protestano perché sono i più colpiti dalla crisi: vedono ora i loro sogni svanire. Ma con queste proteste esprimono anche un malcontento più profondo, che coinvolge ampi strati dell’opinione pubblica. Noi ciprioti siamo delusi e amareggiati dall’atteggiamento dell’Unione Europea nei nostri confronti. L’ex presidente dell’eurogruppo Juncker ha detto che siamo stati trattati tutti come malfattori. In effetti, ci saremmo aspettati soluzioni meno punitive e più solidali, nello spirito dell’Europa unita.

Secondo alcuni osservatori, Cipro nel tempo si era trasformato in una sorta di paradiso fiscale. Perché il governo di Cipro non ha fatto nulla per impedirlo?

Bisogna capirsi su cosa si intende per paradiso fiscale. Cipro è da molti anni fuori dalla black list dei paradisi fiscali e le sue banche hanno sempre superato i controlli di tutti gli organismi europei e internazionali sul riciclaggio di denaro sporco. Ma è evidente che il nostro sistema fiscale, che prevede una tassa del 10% per tutte le società, attirava imprese che volevano godere di un ambiente fiscale più favorevole. Lo fanno un po’ tutti i Paesi più piccoli dell’Unione Europea e fino a ieri nessuno aveva da ridire. Ora invece si parla di “concorrenza sleale” e si minaccia di prendere provvedimenti anche verso altri Paesi piccoli dell’Ue.

 

Cipro resterà nell’euro a ogni costo, anche qualora ciò dovesse comportare sacrifici ancora più gravi, o considererete l’ipotesi di uscire dalla moneta unica?

Non è un segreto che sia in Parlamento sia all’interno del governo di Cipro l’opzione di uscire volontariamente dall’eurozona è stata presa seriamente in considerazione. Ma alla fine si è arrivati alla conclusione unanime che Cipro deve continuare a rimanere nell’eurozona e che un’eventuale uscita andrebbe contro gli interessi del Paese. Bisogna comprendere che la nostra adesione all’Ue e alla stessa eurozona non era dovuta principalmente a considerazioni economiche bensì politiche. Cipro cerca in Europa un ambiente di sicurezza, che garantisca la sua stessa esistenza, continuamente minacciata dalla potenza occupante della parte nord della nostra isola. E’ sotto questa luce che bisogna considerare la nostra permanenza nell’area dell’euro.

 

I correntisti russi sono riusciti a prelevare capitali cospicui utilizzando le filiali straniere di Laiki Bank e Cyprus Bank, mentre i cittadini ciprioti non hanno potuto in quanto gli sportelli sull’isola erano chiusi. Pensate di porre un rimedio a questa situazione?

Il Presidente di Cipro Nikos Anastasiades ha annunciato un’inchiesta della Procura Generale che dovrà indagare a fondo su questi casi scandalosi, nonché sulle responsabilità per il crollo di alcune banche cipriote, che ha provocato questi enormi danni all’economia dell’isola. Ma bisogna aggiungere che il pericolo di fuga dei capitali russi dalle banche cipriote sarà una conseguenza delle misure imposte dall’eurogruppo. In questa maniera, sarà minacciato uno dei due pilastri su cui si basa l’economia cipriota oltre al turismo, cioè l’intermediazione finanziaria.

 

L’Arcivescovo Chrysostomos si è offerto di ipotecare i beni della Chiesa in cambio di titoli di Stato. Qual è il significato di questa offerta?

La generosa offerta dell’Arcivescovo ha riempito tutti i ciprioti di orgoglio e di gioia perché dimostra come nella Chiesa di Cipro sia sempre vivo il vero spirito cristiano, quello dell’amore verso il prossimo, verso il popolo sofferente. Anche il governo di Cipro ha accolto con grande soddisfazione questa iniziativa. Il progetto però di creare un Fondo di Solidarietà all’interno del quale collocare anche gli asset ecclesiastici era, nelle intenzioni del Parlamento, alternativo alla proposta dell’eurogruppo della tassazione forzosa dei conti bancari. Alla fine, come sappiamo, questa tassazione ci sarà, quindi attendiamo di vedere come il progetto del Fondo andrà avanti.

 

(Pietro Vernizzi)

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