DALLA GRECIA/ La nuova crisi in arrivo ad Atene

- Sergio Coggiola

Alexis Tsipras ha parlato durante il congresso di Syrizia. Ma gli errori del suo governo, dice SERGIO COGGIOLA, continuano a riaffiorare causando divisioni in un Paese già in difficoltà

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LaPresse

In sei anni di crisi la società ellenica ha subito così tante trasformazioni che non è stata in grado di assimilarle. In sei anni si è affidata a una classe politica – liberale, socialdemocratica e radicale – che non ha saputo gestire la crisi. In quattro anni, cioè dal 2012 anno della sua fondazione, Syriza da partito di opposizione che voleva stracciare i memorandum – il primo e il secondo – cacciare dagli uffici governativi la Troika, riprendere nelle proprie mani il destino del Paese, uscire all’euro, è diventato partito di governo: era l’ultima scelta dei greci, oggi in maggioranza delusi se non arrabbiati, prima del baratro. Ha fatto il “lavoro sporco”, cioè ha votato misure che i precedenti governi liberali non hanno avuto il coraggio di applicare, per paura delle piazze che allora erano manovrate da Syriza. Il partito è cambiato, ma molti suoi sostenitori ancora non se ne rendono conto. In molti sono convinti che alla fine le politiche di sinistra trionferanno, in Grecia come in Europa.

Negli ultimi 22 mesi di governo, Syriza è diventato qualcosa di altro, forse un partito geneticamente modificato. Forse e sarà il prossimo futuro a decidere. Intanto, il partito di governo ha iniziato il suo secondo congresso in pompa magna, ma con poco entusiasmo. E ha parlato Alexis Tsipras. Molto sull’azione di governo, molto sui rapporti con i creditori, usando anche toni duri: “Dopo la seconda valutazione chiederemo di iniziare la trattativa sulla ristrutturazione del debito e il via libera per l’accesso al Qe della Bce”. Sulla strategia del partito è stato vago, qualche frase di autocritica, ma ha chiarito che non tollererà correnti che indeboliscano l’azione di governo.

Ha annunciato il prossimo rimpasto di governo. Ha parlato del “socialismo del XXI secolo” senza specificarne i contorni. Ha parlato della collaborazione con la socialdemocrazia europea senza entrare nei particolari. Ha parlato di “programma parallelo”, cioè aiuti sociali con una partita di giro usando i tagli sulle pensioni. Ha fatto anche qualche promessa (10 mila medici e infermieri per un sistema sanitario alla bancarotta). Ha annunciato un programma di riforme in un arco di cinque anni.

Ha parlato di Grexit: “Sarebbe stata una sconfitta per le forze progressiste”. Ha definito che cosa sia oggi la sinistra in Grecia: l’uscita dall’euro non era e non è una scelta di progresso. Non c’è dubbio che ha una logica la critica che sostiene che anche noi eravamo favorevoli all’uscita della Grecia dall’euro. Ma l’uscita, dopo cinque anni di austerità, avrebbe significato il disastro totale e la perdita dei risparmi delle classi popolari…. Era invece l’obiettivo di Schauble. E un’uscita dall’euro sarebbe stato imputata alla stessa sinistra, e non soltanto quella ellenica, e sarebbe stata una sconfitta strategica. “Abbiamo dimostrato che oltre alla sinistra che continua ad analizzare le cause della sconfitta, esiste una sinistra che non ha paura di entrare nel fuoco per difendere gli interessi del popolo”. In sintesi: “Chi è a favore di Grexit è di destra (leggi Schauble), tutto il resto è sinistra”.

Gli applausi non sono mancati ovviamente, ma l’entusiasmo dei delegati era scarso e il clima non era trionfante. Si sono intravisti alcuni volti della sinistra italiana, e pure uno stand della lista “L’altra Europa per Tsipras”. Parlando con loro non sono sembrati molto preparati e aggiornati sulla situazione ellenica. Lo stesso dicasi anche per molti delegati periferici. Ha destato un certo stupore il “compagne e compagni” pronunciato da Panos Kammenos, l’alleato di estrema destra, il quale, ancora recentemente, si era impuntato circa una modifica dell’insegnamento della religione nelle scuole voluto dal ministro “syrizeo” dell’Istruzione e appoggiando le proteste della Chiesa. Alla fine della diatriba hanno vinto lui e l’Arcivescovo, e Tsipras si è ritirato in buon ordine.

A rovinare la festa del primo ministro è stato Monsieur Hollande – che, paradosso è stato l’unico a sostenere, con un Renzi defilato, il governo ellenico nelle trattative del 2015. Ieri i titoli dei giornali non erano tutti per Syriza, ma anche per le rivelazioni che il presidente francese ha fatto a due giornalisti. Dunque, secondo Hollande, il presidente russo Putin gli avrebbe confidato che Tsipras durante la sua visita ad Atene gli avrebbe chiesto se le sue macchine tipografiche avrebbero potuto stampare dracme. Sempre secondo i due giornalisti, Hollande ha dichiarato che Christine Lagarde, presidente del Fmi, era favorevole all’uscita della Grecia dall’euro. Comunque fonti della presidenza del consiglio ellenica smentiscono Hollande e anche la notizia pubblicata da Wikileaks circa la pressione che avrebbe esercitato Obama – tramite una telefonata di Clinton a Tsipras – perché la Grecia firmasse il terzo Memorandum.

Certo è che gli errori dei primi sei mesi di governo Syriza-Anel continuano a riaffiorare e ad avvelenare il clima politico di per sé già rovente. Appunto, perché le repentine trasformazioni politiche e sociali non sono state ancora assimilate. E all’orizzonte si profila un’altra crisi, perché il difficile arriva ora con l’inizio della seconda valutazione, tra i malumori del Fmi e la rigidità tedesca.

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