Suicida dopo operazione ai testicoli/ La madre: “convinto di essere ormai impotente”

Suicida dopo operazione ai testicoli: la madre di James Stanley apre un centro per aiutare i giovani

Maestro condannato per pedofilia
Immagine di repertorio (Pixabay)

Torna alla ribalta delle cronache la vicenda di James Wentworth Stanley, un ragazzo inglese molto giovane che si tolse la vita dopo essere caduto in depressione. A fine 2006, come ricorda il tabloid Liverpool Echo, il 21enne si suicidò dopo essersi sottoposto ad una piccola operazione ai testicoli: era convinto di essere diventato impotente dopo l’intervento chirurgico, e non riuscì a reggere quel peso che lo portò poi al suicidio. In questi giorni il suo caso è tornato d’attualità grazie a Clare Milford Haven, la madre di James, che ha deciso di aprire un centro di supporto a coloro che si ritrovano in condizioni simili al figlio, chiamato “James Place”. La vicenda del 21enne fu drammatica, visto che lo stesso si sparò un colpo in testa nel dicembre di 13 anni fa, scioccando la mamma e Harry, il fratello minore, che aveva 17 anni all’epoca dei fatti: «Mi diceva quasi tutto di lui – le parole dello stesso Harry in una vecchia intervista – ma non sapevo che stesse così male e che stesse pensando al suicidio».

SUICIDA DOPO OPERAZIONE AI TESTICOLI

La mission di Clare è ora quella di salvare quei giovani ragazzi che cadono in depressione trovandosi nella stessa situazione del figlio, evitando così che possano arrivare al suicidio. Subito dopo l’intervento James aveva il morale a terra perché evidentemente l’organo non funzionava come doveva «Gli dissi che l’anestetico poteva dare questi effetti – le parole della madre per cercare di confortare il figlio – e che poteva volerci un po’ per guarire, le sue parole». Ma James voleva sentirsi un uomo, e quell’intervento colpì nel profondo la sua virilità: «Penso che quell’intervento – racconta ancora Clare – lo fece sentire spogliato del suo essere uomo. Ciò che non sapevo era che lui fosse preoccupato dal fatto di essere diventato impotente». Eppure la madre aveva chiesto aiuto quando aveva capito che il figlio poteva suicidarsi, ma la sezione sanitaria dei potenziali suicidi affidò a James un rischio molto basso (priorità 4): «Ha chiesto aiuto, non voleva morire».



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