Corea del Nord, test arma tattica/ Kim: “no negoziati nucleari col segretario Pompeo”

- Niccolò Magnani

Corea del Nord, test su “arma tattica”: Kim soddisfatto, nuovo “messaggio” agli Usa “stop a negoziati nucleari se resta il Segretario di Stato Mike Pompeo”

Trump e Kim Jong-un
Usa-Corea del Nord: Trump e Kim Jong-un (LaPresse, 2019)
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La Corea del Nord torna ad affacciarsi alle “cronache” mondiali dopo l’ultimo test sull’arma tattica, come la chiama il regime di Kim Jong-un, presentato negli scorsi giorni dal leader comunista: a supervisionare il lancio di questa nuova “misteriosa” arma militare, è lo stesso Kim a definirla «un evento di grande importanza». Il test si è tenuto tra mercoledì e giovedì ma dettagli in più sul tipo di arma scoperta non è stata data dall’agenzia di stato di Pyongyang: la notizia è però di rilevante entità dato che si tratta del primo test dopo il fallimento del secondo atto di negoziati lo scorso febbraio ad Hanoi in Vietnam tra Donald Trump e il presidente Kim Jong-un. È dunque in questo pieno “stallo” negoziale con gli Stati Uniti sul processo di denuclearizzazione della penisola, che la Nord Corea ha annunciato il primo test imponente di armi dallo scorso novembre grazie alle iniziative della Academy of Defense Science. Avendo utilizzato loro il termine “tattico” gli analisi hanno provato a tradurre ipotesi sul tipo di arma sviluppata da Kim: «termine “tattico” suggerirebbe la possibilità che si tratti di un missile a corto raggio piuttosto che di un di tipo balistico, vietato peraltro dalle risoluzioni delle Nazioni Unite», riporta Repubblica.

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PYONGYANG NON VUOLE POMPEO

Il leader nordcoreano ha fatto sapere di aver apprezzato «la battaglia dinamica del team di esperti impegnati per conseguire gli obiettivi della ricerca strategica grazie a un altro grande lavoro per aumentare le capacità di difesa del Paese». Non solo, Kim Jong-un ha definito «obiettivi cadenzati e strategici» gli sforzi atti della Corea del Nord per tenersi sul fronte dell’avanguardia rispetto ai competitor (Giappone e Sud Corea), sfruttando gli accordi ancora tutt’altro che spenti con la Cina. In mezzo rimane, ancora in pieno rebus, il rapporto e la pace con gli Usa “rallentata” dopo lo scorso febbraio: una settimana fa l’Assemblea suprema del Popolo ha ospitato l’intervento di Kim che si è detto «paziente in attesa del terzo summit con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump». L’arma presentata però viene letta come un “messaggio” indiretto agli States dopo l’altro fatto avere invece in maniera diretta negli scorsi giorni: un funzionario del ministero degli Esteri, spiega l’agenzia di stato Kcna, ha sferrato un durissimo attacco contro Mike Pompeo, Segretario di Stato Usa e considerato “colpevole” del fallimento di Hanoi. «Ogni volta che il segretario di Stato americano “infila il naso, i colloqui tra i due Paesi finiscono senza risultati, anche quando partono da un punto vicino al successo», attacca il funzionario diretto di Kim, e aggiunge il direttore generale del dipartimento per gli Affari Americani, Kwon Jong-gun «temo che se Pompeo riprenderà i negoziati, il tavolo sarà di nuovo in pessime condizioni e i colloqui si impiglieranno. Pertanto, anche nel caso di possibile ripresa del dialogo con gli Usa, vorrei che il nostro interlocutore non fosse Pompeo, ma un’altra persona più accorta e matura nel comunicare con noi».

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