HARRY POTTER AL ROGO/ Polonia, sacerdoti bruciano i libri di J.K. Rowling

- Paolo Vites

Preti polacchi mettono al rogo i libri della saga di Harry Potter, considerati portatori di contenuti demoniaci

Rogo Harry Potter
Foto da facebook

Bruciare i libri è il gesto più blasfemo e intimidatorio che si possa fare. Lo fecero i nazisti, lo hanno fatto tanti altri anche semplicemente censurandoli. E’ il rifiuto di ogni diversità, della libertà di pensiero, fondamento del convivere civile fra uomini. Lo profetizzava Ray Bradbury nel suo Fahrenheit 451, quando ogni genere di libro veniva dato alle fiamme cosicché la gente vivesse nell’ignoranza della propria storia, nel tentativo di renderli come zombie. Che lo facciano dei sacerdoti della Chiesa cattolica incute malessere, disgusto, paura. E’ successo in Polonia, a Koszalin dove alcuni preti dopo la funzione religiosa hanno voluto fare un atto dimostrativo accendendo un bel falò e buttandovi dentro alcuni libri. E che libri: i volumi della saga di Harry Potter della scrittrice inglese J.K. Rowling, che già ai tempi qualche vescovo aveva additato come libri inneggianti al demonio.

BRUCIATO L’OMBRELLINO DI HELLO KITTY

Al rogo anche un ombrellino di Hello Kitty, figurine sacre per la religione Hindu e una maschera africana. Razzismo allo stato puro. A diffondere le immagini del falò il gruppo Facebook “Fondazione degli SMS dal Paradiso” aggiungendo citazioni della Bibbia, ovviamente fuori contesto, che condannano la magia e le sue pratiche. Si vedono questi sacerdoti portare scatole di libri e gettarli nelle fiamme, intorno alle quali assistono dei bambini, portati lì “per imparare la lezione”. Inquisizione? No, pessima ignoranza, fascismo, rifiuto di ogni libero confronto, in un paese che molti cattolici definiscono ultimo baluardo della fede cattolica contro l’invasione islamista. Che avrebbe detto il polacco Giovanni Paolo II? La Chiesa polacca è poi travolta dallo scandalo pedofilia, quasi 400 i sacerdoti accusati di aver abusato di minori negli ultimi trent’anni. A questo dovrebbero pensare e chiedere perdono i preti di Koszalin.

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