EUROPEE 2019/ Salvini: meno tasse e più lavoro, basta ricatti Ue

- int. Matteo Salvini

Il vicepremier e ministro dell’Interno detta le nuove priorità al governo: meno tasse e più lavoro. “Voglio una Ue a misura d’uomo e non di banca”

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Matteo Salvini (Lapresse)

Le europee di domenica congelano, per un giorno, il duello tra M5s e Lega. Da lunedì una nuova pagina politica sarà tutta da scrivere, o all’insegna della continuità oppure della rottura. Ieri, ultimo giorno di campagna elettorale, il ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini ha dettato le sue nuove priorità. Le ha confermate in questa intervista al Sussidiario: meno tasse e più lavoro. In Europa, Salvini vuole far vincere la Lega per avere una Ue “a misura d’uomo e non di banca” e archiviare i ricatti dell’Unione.

Ministro Salvini, il governo è fermo. Lei ha detto: “non si può bloccare tutto con sospetti a prescindere. Speriamo che diventino sì da lunedì”. E se non lo diventano? È pronto ad assumersi l’onere della rottura?

Con i “se” e con i “ma” la storia non si fa, la politica nemmeno. Non ho mai detto che sarebbe stato facile, ma come su quota 100, sulla rottamazione delle cartelle di Equitalia, sui porti chiusi, sulla legittima difesa, sulle telecamere a tutela di bambini e anziani e su tutti gli altri provvedimenti di questo Governo abbiamo sempre trovato una soluzione di buon senso a tutela dei cittadini italiani, continuo a pensare che riusciremo a fare lo stesso anche con quei nodi che al momento non sono ancora venuti al pettine.

Cosa c’è nel decreto sicurezza bis? E perché lo ha voluto con questa urgenza?

Il decreto bis introduce pene più severe contro chi aggredisce le forze dell’ordine, permetterà intercettazioni e infiltrazioni nella rete dei trafficanti per arrestare capi e scafisti, oltre alla creazione di un fondo comune con la Farnesina per incentivare gli accordi di rimpatrio. Senza dimenticare il cosiddetto “spazzaclan”, provvedimento concordato con il ministero della Giustizia per assumere 800 persone che si occupino di notificare le troppe condanne lasciate nei cassetti. Solo per la città di Napoli sono più di 12mila delinquenti condannati in via definitiva ancora a piede libero in barba alle sentenze. Una vera emergenza da sanare al più presto, per questo il decreto bis è così urgente.

Che cosa si attende dal provvedimento?

Molto semplicemente i cittadini saranno più sicuri, le forze dell’ordine più tutelate, i confini italiani meglio difesi contro chi pensa di poter fare i propri comodi affari sulla pelle degli altri.

Per una parte del paese, Salvini è un fascista e annegatore di migranti. Lei risponde con dei numeri, ad esempio quelli dell’Oim. Tuttavia controbattere non le serve a molto. Perché non apre i porti?

Ha detto bene, sono i numeri a parlare. E da quando il ministro dell’Interno è quel cattivone di Salvini il traffico di esseri umani è stato di fatto stroncato, le nostre frontiere sono tornate ad essere una porta sorvegliata dove si entra solo nei modi previsti dalla legge. È stata dura, ci sono stati attacchi, campagne d’odio, intimidazioni, inchieste, denunce, ma il risultato finale compensa ogni amarezza: oggi l’Italia è un Paese rispettato in Europa e fuori dall’Europa, ci sono meno sbarchi, quindi meno morti, quindi meno soldi ai trafficanti per fomentare i loro sporchi traffici di armi e droga. 

Ci sono pm che invocano contro di lei la “resistenza civile” della magistratura. Ha un messaggio per loro?

Io credo nella separazione dei poteri. Chi viene votato scrive le leggi su mandato democratico, mentre chi fa il giudice è chiamato ad applicarle. La democrazia funziona così.

Il prezzo che lei paga in questo governo comincia ad essere molto alto. Prendiamo l’autonomia. È proprio sicuro di volerla? O vuole solo fare un favore alle Regioni del Nord?

L’autonomia non è una fissazione di Salvini, ma una precisa richiesta di milioni di cittadini lombardi e veneti espressa con un referendum, senza per questo sminuire l’Emilia-Romagna dove l’impulso è venuta da una Giunta di centrosinistra, o la Liguria che si è recentemente espressa in modo analogo, così come Puglia e Campania e altre regioni del Sud che si stanno interessando. Si tratta di un percorso di piena lealtà costituzionale, come ricorda sempre Stefano Bruno Galli (politologo e oggi assessore all’Autonomia di Regione Lombardia, ndr) fondato sul testo stesso della Carta che prevede la possibilità di devolvere competenze e relative risorse verso i territori che ne facciano richiesta. 

Ci vuol dire che cos’è, in sintesi?

In definitiva autonomia vuol dire avvicinare il potere al cittadino, renderlo protagonista delle scelte che incidono maggiormente sulla sua vita quotidiana con la relativa responsabilizzazione delle classi dirigenti locali. Non è una questione di destra o sinistra, ma di rendere più efficace l’azione dello Stato ad ogni livello.

Le camere stanno mandando avanti una riforma costituzionale (referendum propositivo e riduzione dei parlamentari) che su questo giornale abbiamo definito pericolosa, forse concordando con la sua valutazione del marzo scorso (“non è che si possono alzare in 10 la mattina e…” ecc.). Lei metterebbe la firma della Lega a queste due riforme?

Ci stiamo lavorando, anche se per me le priorità di questo paese sono altre. Quali? Gliene dico tre: lavoro, lavoro e lavoro! Se non abbassiamo drasticamente le tasse per chi produce ricchezza possiamo inventare tutte le riforme del mondo, ma i problemi di questo Paese non si risolveranno. Noi ci siamo presi l’impegno come Lega, inserito nel contratto di governo, dell’introduzione di una sola aliquota al 15% per tutti, imprese e famiglie. Meno tasse,  più lavoro, questo ci chiedono le persone, il resto viene dopo.

L’austerity europea ha mandato l’Italia e non solo l’Italia in recessione. La prima volta che si è provato a evitarlo si è dovuto mediare. In autunno si replica. Lei cosa fa?

Se con il voto di milioni di italiani il 26 maggio la Lega sarà il primo partito del parlamento europeo, sono sicuro che archivieremo per sempre l’atteggiamento ricattatorio che abbiamo dovuto subire da parte dell’Unione Europea. La nostra nuova Europa sarà a misura d’uomo e non di banca, fondata su valori a partire dalle radici giudaico-cristiane e non più su demenziali vincoli di bilancio e direttive che massacrano la nostra economia. Come abbiamo già fatto in Italia, finalmente anche in Europa agiremo come nel passaggio del Vangelo, quello che ricorda che le leggi sono fatte per l’uomo e non l’uomo per le leggi.

Dove trova le coperture per non aumentare l’Iva, fare la flat tax che ha promesso e sulla quale M5s vi ha sfidati, e finanziare gli investimenti?

Le coperture si troveranno come si sono sempre trovate, ricordo che anche su quota 100 era infuriato lo stesso stucchevole dibattito da parte di chi tifa contro il Governo. Poi le coperture si sono trovate e oggi centinaia di migliaia di persone possono finalmente godersi il meritato riposo dopo una vita di lavoro.

Che ruolo intende riservare a quella risorsa tipicamente italiana che sono terzo settore, non profit, corpi intermedi?

Io sono al lavoro per smantellare la burocrazia, i vincoli, le paranoie da stato di polizia. Poi, una volta libera di agire, sarà la società nell’insieme delle sue migliori energie a tracciare la rotta ai governi, indicandoci le priorità e i problemi, le innovazioni e gli spazi da tutelare. Io credo che l’ordine naturale delle cose sia proprio nel lasciare il potere nelle mani dell’iniziativa e della passione delle persone, riservando alla politica solo il ruolo di rappresentare le istanze e prevenire gli abusi.

Ipotizziamo che un domani lei si sieda al tavolo con Annegret Kramp- Karrenbauer (Cdu) a parlare di regole e di assetto europeo. Che cosa chiede? Su che cosa non è disposto a trattare?

Con il partito di Angela Merkel partiamo da distanze importanti che sarebbe illusorio pensare di cancellare con una stretta di mano, però voglio credere che anche i più dogmatici tra i difensori dello status quo europeo si stiano rendendo conto di quanto radicate, fondate e concrete siano le nostre istanze. Mi auguro di poter trovare nella Karrenbauer orecchie disposte almeno ad ascoltarle.

(Federico Ferraù)

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