“EZIO BOSSO LE COSE CHE RESTANO” STORIA VERA/ Il ricordo di chi lo ha amato

- Emanuele Ambrosio

“Ezio Bosso. Le cose che restano” la storia vera di Ezio Bosso nel film di Giorgio Verdelli su Rai3. Il geniale pianista: “le radici non ci incastrano, ci liberano”

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Ezio Bosso

“Ezio Bosso Le cose che restano” la storia vera del compositore, il ricordo di lo ha amato

Ezio Bosso Le Cose che Restano è il docu-film che trae spunto dalla storia vera del celebre musicista e compositore. Il film non è altro che un atto d’amore nei confronti dell’artista e della musica, un arte che lo ha animato fino all’ultimo giorno della sua vita. A raccontare la storia vera di Ezio Bosso ne Le Cose che restano c’è naturalmente anche l’amata sorella Ivana, che svela il suo toccante ricordo del compositore, con un contributo emozionante: “Ezio è stato un uomo intelligente e curioso, un uomo con una grande capacità di fare arte, di fare cultura e di parlare alle persone, di fare qualcosa che trascende tutto”. (Aggiornamento di Jacopo D’Antuono)

“Ezio Bosso Le cose che restano” la storia vera del compositore dietro il film di di Giorgio Verdelli

Ezio Bosso “rivive” nel film di Giorgio Verdelli “Ezio Bosso. Le cose che restano” trasmesso giovedì 19 maggio alle 21.20 in onda su Rai 3  Rai3. Al centro del film la storia umana, artistica e professionale del grande compositore e direttore d’orchestra scomparso all’età di 48 anni nella sua casa di Bologna. L’artista aveva una malattia neurodegenerativa con cui combatteva da anni, ma che non gli aveva mai tolto il sorriso e la voglia di fare musica. La pellicola, prodotta da Sudovest Produzioni e Indigo Film con Rai Cinema e il sostegno di Film Commission Torino Piemonte, è stata presentata lo scorso anno durante la 78. Mostra del Cinema di Venezia arrivando poco dopo nelle sale italiane. Un film emozionante che racconta la storia di un’artista unico della nostra musica italiana.

Un vero e proprio genio che il pubblico italiano ha conosciuto anche grazie alla partecipazione come ospite al Festival di Sanremo. In una delle sue ultime interviste rilasciate a supereva.it, Bosso parlando proprio del Festival ha raccontato: “è stata una follia benevola, infatti sono sparito il giorno dopo. Non è il mio mondo: sono andato a portare musica. Provate a riascoltare quello che ho detto: ho parlato di direzione d’orchestra, di composizione, di fondamento della musica classica come beneficio umano, non ho parlato d’altro. Pensaci un attimo, quanto compaio in televisione, una volta l’anno? E neanche in diretta perché ne ho paura, non voglio diventare un prodotto. Voglio essere libero e dare libertà”.

Ezio Bosso, il suo genio dopo la morte

Ezio Bosso è stato un artista senza precedenti. Il suo genio è stato apprezzato in Italia e nel resto del mondo. Il direttore d’orchestra parlando delle sue esperienze ha detto: “Londra è stata ed è ancora la mia casa da tanti anni. In realtà sono in giro da quando avevo 15 anni e ho scoperto dopo ormai 30 di lavoro che dove c’è la musica, c’è anche la mia casa. Le mie radici ho la fortuna di spargerle un po’ ovunque”. Proprio parlando di radici e della loro importanza ha confessato: “ho fatto una lunga riflessione su cosa siano le radici: le radici non ci incastrano, ci liberano. Mi rendo conto quindi di aver avuto case meravigliose in tante parti del mondo: casa è quell’esatto istante in cui respiri e ti accorgi di essere. Non sono solo dei muri, anche, certo. Ma per me è proprio quando ti guardi intorno e vedi quel sorriso di fianco a te: ci sono tutti gli elementi e non sai mai dove”.

Infine parlando del suo lavoro: “sono un direttore d’orchestra che scrive la musica e suona il pianoforte se ce n’è bisogno, ma non sono un pianista, quindi questi tre aspetti possono convivere. Poi è vero, ogni giorno mi confronto con colui che scrive e colui che interpreta e si prendono a mazzate quotidianamente. Per il resto, se posso mi evito”.





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