Facebook, vip esenti da regole sui post/ WSJ: software li tutela, come funziona

- Luca Bucceri

Facebook, vip esenti da regole sui post: l’accusa del Wall Street Journal che presenta l’inchiesta “The Facebook Files”

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Cancellarsi da Facebook

Facebook non è una piattaforma social uguale per tutti. Questa è l’accusa mossa all’azienda di Mark Zuckerberg da parte del quotidiano statunitense Wall Street Journal, che avendo avuto accesso a dei documenti interni alla società di Menlo Park ha potuto appurare che ai personaggi famosi iscritti sul social è riservato un trattamento di favore. La multinazionale, nata tra le stanze di Cambridge nel 2004, si era sempre detta giusta con i suoi utenti, tutti trattati allo stesso modo e senza alcuna discriminazione. Ma tra gli oltre 3 miliardi di iscritti, a quanto pare, c’è chi gode di una tutela speciale.

Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, che ha pubblicato l’inchiesta “The Facebook Files“, diversi vip della piattaforma farebbero parte della cosiddetta “white list” che gli consente di pubblicare qualsiasi contenuto, anche quelli che di solito dovrebbero essere proibiti, passandola franca e senza avere nessun tipo di censura da parte dell’azienda. Tutto ciò sarebbe possibile grazie al programma “XCheck” o “cross check”, software inizialmente pensato per tutelare i profili di alto livello e poi trasformatosi in un vero e proprio scudo che esclude milioni di utenti famosi dai controlli sulla qualità dei contenuti e delle interazioni.

Facebook, accusa dal WSJ: vip esenti da controlli, software li tutela

Secondo “The Facebook Files”, l’inchiesta pubblicata sul quotidiano finanziario statunitense Wall Street Journal, Facebook tutela i propri utenti di rilievo grazie a un software che aggira la censura che di solito viene messa in atto sulla piattaforma per i “comuni mortali”. Infatti, stando all’inchiesta, grazie a “XCheck” alcuni account sono direttamente inclusi dal programma nella cosiddetta “lista bianca” che li esenta da ogni sanzione, ad altri invece è concesso di postare contenuti contrari agli standard in attesa di un successivo controllo dell’azienda, che il più delle volte non arriva.

Attraverso “XCheck”, scrive il quotidiano americano, tanti personaggi pubblici hanno potuto scrivere e postare contenuti che contenevano molestie, incitamenti alla violenza e il più delle volte anche fake news. Nel 2020, si legge su “The Facebook Files”, l’élite invisibile di Facebook si aggirava intorno ai sei milioni di utenti, quasi lo 0,2% del totale degli iscritti al social. Tramite il software citato in precedenza, Facebook tratta con occhio di riguardo i vip, che nonostante le violazioni delle regole per alcuni post non subiscono la rimozione o il blocco dell’account. Se l’algoritmo del social ritiene che uno dei profili in “white list” stia violando le norme, il contenuto viene inoltrato con una pratica a un team apposito di esperti che lo deve valutare. Qui il problema, perché il più delle volte  il controllo arriva con ritardo e con i post letti e condivisi già da miliardi di utenti.

Facebook tutela i vip: i casi emersi

Uno dei casi più clamorosi studiati dal Wall Street Journal nell’inchiesta “The Facebook Files” è quello accaduto al calciatore brasiliano Neymar nel 2019. La star del Paris Saint-Germain, accusato di aver stuprato una donna, si rese protagonista di un vero e proprio atto di revenge porn passandola liscia. Il brasiliano aveva infatti pubblicato gli scambi di messaggi con la donna e alcune foto senza vestiti di lei, accusandola di volerlo ricattare. Le procedure di Facebook avrebbero dovuto bloccare il contenuto e rimuoverlo, ma essendo Neymar presente nella “lista” di “XCheck” tutto ciò non avvenne per oltre un giorno, con il posto visto da 56 milioni di persone e condiviso migliaia di volte.

Tante le fake news circolate sul social a causa della copertura del software. A dir la verità a far parte della “white list” c’era anche Donald Trump, l’ex presidente degli Stati Uniti che da poco ha subito una sospensione di due anni da Facebook. Prima che ciò avvenisse il tycoon era protetto dall’ala sicura di “XCheck”, con tanti post salvati nonostante le violazioni degli standard del social network.

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