“Fai lavare i pantaloni alla tua donna”/ Sindaco fa rimuovere etichetta sessista

- Alessandro Nidi

La scritta ha scatenato la rabbia di Giacomo Cucini, primo cittadino di Certaldo, che dice: “Se era un tentativo di umorismo, l’ho trovato di cattivo gusto”

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I jeans "sporchi" di fango del brand Prps

“Fai lavare i pantaloni alla tua donna”: può essere tradotto così quel “Give it to your woman” riportato sull’etichetta dei pantaloni che il sindaco di Certaldo (Firenze), Giacomo Cucini, possiede e della cui presenza non si era mai accorto. Eppure, quella scritta campeggiava proprio lì, accanto alle istruzioni di lavaggio: 50 gradi, no candeggio e utilizzo del ferro da stiro. Il primo cittadino, ha quel punto, non ci ha visto più e, scoperta la frase sessista, ha agito d’impulso, scattando una foto alla scritta e pubblicandola con indignazione su Facebook all’interno di un post, divenuto virale nel giro di poche ore e condiviso sui profili di tutta Italia. Sul tema è addirittura intervenuta la Conferenza delle donne democratiche della Toscana, che ha preso carta e penna (anzi: tastiera e mail) e ha scritto alla ditta produttrice del capo d’abbigliamento, l’emiliana BL.11 (avente sede a Funo). Immediata la replica da parte dell’azienda, che ha promesso la rimozione dell’etichetta da tutti i capi che andranno a comporre la prossima collezione. Vittoria centrata, dunque, per la gioia di Cucini e, anche, di tutte le donne italiane.

“FAI LAVARE I PANTALONI ALLA TUA DONNA”: LA VITTORIA DEL SINDACO DI CERTALDO

“Il Resto del Carlino” ha raccolto quindi la soddisfazione del sindaco di Certaldo, Giacomo Cucini, che ha rivelato ai microfoni del quotidiano che “come me, sono stati in tanti a non aver digerito quella frase sull’etichetta”. Peraltro, il primo cittadino non ha fatto mistero del suo orientamento sessuale: “Vivo con il mio compagno e come tutte le coppie ci troviamo a fare lavatrici. Per la prima volta dovevamo lavare un nuovo paio di pantaloni e per non rischiare di rovinarli abbiamo guardato le istruzioni dell’etichetta. È lì che abbiamo notato la scritta. Sinceramente non ci ho trovato nulla di ironico. Se era un tentativo di umorismo, l’ho trovato di cattivo gusto: nei fatti si traduce in un messaggio sessista e retrogrado. Ancora una volta viene riproposta l’idea di donna che sta in casa a fare faccende, pronta a lavare i pantaloni al suo uomo che non può lavarseli da solo. Frasi che sanciscono una divisione e la netta separazione dei ruoli. Purtroppo certi stereotipi sono difficili da rimuovere, ma non possiamo e non dobbiamo tacere quando li notiamo”.

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