Farmaci antinfiammatori non steroidei non aggravano covid/ Lo studio: “Sono sicuri”

- Davide Giancristofaro Alberti

Secondo un maxi studio eseguito su 72mila pazienti covid del Regno Unito, i farmaci antinfiammatori non steroidei, non vanno ad incidere sull'infezione

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Un importante studio eseguito nel Regno Unito ha fatto chiarezza sull’utilizzo dei farmaci antinfiammatori non steroidei, i cosiddetti Fans, accertando il fatto che gli stessi non vadano ad incidere sull’infezione covid. Stando a quanto si evince dalla ricerca, questi medicinali “non aumentano la mortalità” per Covid-19 eneanche la gravità della malattia”, parole riportate dall’Adnkronos. Si tratta del più ampio studio osservazionale condotto in materia su pazienti ricoverati per covid, e che è stato pubblicato negli scorsi giorni su ‘The Lancet Rheumatology’.

Sono stati ben 72mila i pazienti studiati, e gli autori di questo maxi studio raccomandano quindi la comunità scientifica di continuare a prescrivere e gestire i farmaci antinfiammatori non steroidei, allo stesso modo di come avveniva prima della pandemia. La ricerca è stata eseguita in quanto ci si è domandato se i Fans potessero in qualche modo aumentare la gravità del covid, e ne è emerso che circa un terzo dei pazienti presi in considerazione (30%), che avevano assunto medicinali di questo tipo prima del ricovero è morto, ma la stessa percentuale, anzi, leggermente più alta (31.3%), è comunque deceduta anche senza aver assunto Fans.

FARMACI ANTINFIAMMATORI NON STEROIDEI NON INCIDONO SUL COVID: “ORA ABBIAMO UNA CHIARA EVIDENZA”

Ora abbiamo una chiara evidenza – le parole di Ewen Harrison, professore dell’università di Edimburgo e autore principale dello studio – che i Fans sono sicuri da usare nei pazienti con Covid, il che dovrebbe rassicurare sia i medici che i pazienti sul fatto che possono continuare a essere utilizzati nello stesso modo di prima della pandemia”. Si tratta di un risultato molto importante, sottolinea Harrison, in quanto “molte persone si affidano” a queste molecole “per poter svolgere le loro attività quotidiane. Quando la pandemia è iniziata più di un anno fa, dovevamo essere sicuri che questi farmaci comuni non avrebbero portato a esiti peggiori”. Lo studio ha riguardato pazienti covid che avevano assunto entro i 14 giorni prima del loro ricovero questi tipi di medicinali.





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