FCA-RENAULT/ Perché il Governo italiano non fa come quello francese?

- Paolo Annoni

Il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire avrebbe chiesto alcune “garanzie” per l’assenso alla fusione tra Fca e Renault

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Bruno Le Maire (Lapresse)

Il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire avrebbe chiesto alcune “garanzie” per l’assenso alla fusione tra Fca e Renault. Le richieste vanno dalle garanzie sui livelli occupazionali fino all’assicurazione che il quartier generale del nuovo gruppo sia a Parigi. Il tutto condito da un dividendo straordinario per gli azionisti Renault e la certezza di un posto in cda per il Governo francese che, a quanto pare, ha intenzione di rimanere tra i principali azionisti di un gruppo che produce auto ed è quotato per un periodo indefinito.

Se qualcuno si fosse dimenticato ricordiamo volentieri che qualche mese fa l’ad di Renault Ghosn è stato arrestato in Giappone in una vicenda che da subito è stata messa in relazione ai dissidi tra giapponesi e francesi nel gruppo Renault-Nissan. I francesi possiedono il 44% di Nissan, mentre i giapponesi possiedono solo il 15% di Renault e oltretutto senza diritti di voto.

Ci aspetteremmo un fiume di articoli contro il populismo sovranista della Francia di Macron che spaventa i mercati con queste indebite intromissioni in un’operazione tra privati e che si mette di mezzo ostacolando una grande operazione di mercato. La realtà è che tutti ma proprio tutti i governi intervengono sui settori industriali o finanziari per tutelare il sistema Paese che vuol dire posti di lavoro e competenze. Giustamente il Governo francese si assicura che un’operazione di fusione tra due operatori con forte presenza nel mercato europeo non partorisca tagli ed “efficienze” che sono teoricamente probabilissime e sicuramente auspicabili per i mercati.

È altrettanto ovvio che aspettarsi una sana competizione tra stabilimenti italiani e francesi in una situazione in cui il Governo francese, da principale azionista di Renault, detta condizioni prima della fusione e poi rimane a supervisionare sarebbe bizzarro. In questo disgraziato Paese sono anni che abbiamo a che fare con chi parla di mercato come di una forza puramente neutrale che regola premiando i buoni e punendo i cattivi applicando formule più o meno matematiche. Rimaniamo quindi stupiti dalle vicende di Renault solo per ignoranza di quello che, invece, avviene normalmente e che da noi non avviene per tanti motivi che sarebbe utile indagare. Una fede estremista nel mercato a cui si attaccano tante complicità.

Oggi Fiat è una società con sede legale in Olanda, trattamento fiscale in Lussemburgo e quotazione a New York. Questo è avvenuto senza che nessuno in Italia facesse o dicesse niente. Così in tantissimi altri casi: dall’energia, al latte, dai frigoriferi alle banche senza distinzione e senza una riflessione su quello che sarebbe stato il caso di tutelare. L’unico sovranismo fuori luogo, evidentemente, è quello italiano in un’Europa in cui il ministro dell’Economia tedesco parla apertamente di “sovranità industriale”. L’immancabile dichiarazione sarà quindi che è “un’operazione di mercato” e quindi “il Governo non si immischia”.

Peccato davvero che tutti gli altri si immischino regolarmente, programmaticamente e su questo basino la loro strategia industriale. Sarebbe quindi il caso di prendere esempio dalla Francia che è stata e sta in Europa e nel mondo in modo infinitamente più intelligente del nostro. I buoni propositi dichiarati ieri pesano pochissimo o niente se non si prendono precauzioni sostanziali.

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