Figlio Ezio Tarantelli (vittima BR): “Di Cesare andrebbe radiata”/ “Pd scorda di papà ucciso alla Sapienza”

- Niccolò Magnani

L'attacco di Luca Tarantelli, figlio dell'economista vittima delle Brigate Rosse, sulle parole della prof Di Cesare in "elogio" di Barbara Balzerani: “andrebbe radiata. Anche la sinistra...”

Attentato Br a Tarantelli Attentato BR all'economista Ezio Tarantelli presso l'Università La Sapienza di Roma, 1985 (Ansa)

IL FIGLIO DI EZIO TARANTELLI REPLICA ALLE PAROLE DI DI CESARE SULLA BRIGATISTA BALZERANI

Mentre l’Università La Sapienza di Roma valuta eventuali provvedimenti nei confronti della professoressa docente di Filosofia Teoretica Donatella Di Cesare – rea di aver scritto, poi rimosso, il post di elogio per la brigatista Barbara Balzerani morta lo scorso 4 marzo – non si placa la polemica politica, specie in chi quella stagione di terrore rosso delle BR lo ha vissuto direttamente sulla propria pelle. A parlare col “Giornale” è Luca Tarantelli, figlio dell’economista Ezio ucciso dai brigatisti nel parcheggio dell’Università La Sapienza dove insegnava Economia politica: «Di Cesare andrebbe radiata».

Il giudizio tranciante arriva dopo due giorni di polemiche, dopo un post controverso dove la filosofa esprime “malinconia” per la brigatista morta («la tua rivoluzione è stata anche la mia») e dove poi le tentata precisazione della stessa Di Cesare ha causato forse ancora più imbarazzo e polemiche rispetto al messaggio iniziale. In merito alle esatte parole usate dalla docente, Luca Tarantelli – all’epoca dell’attentato, 27 marzo 1985, ancora 13enne – esprime profondo dispiacere e irritazione: «Si dice che è necessario capire? Questo è l’opposto, il tentativo di strumentalizzare tutto e tutti, una realtà che in quegli anni era molto più articolata». Al figlio del grande economista ed esperto di mercato del lavoro Tarantelli sta stretto il tentativo di “minimizzare” che parte della sinistra nella storia anche recentissima dimostra in merito ai tempi degli Anni di Piombo, delle lotte armate e del terrorismo rosso: «ci sono stati sempre, anche negli anni Novanta, movimenti e ambienti anche universitari, con queste idee. Gruppi, anche di femministe, o case editrici, e ora siti internet, che hanno giustificato in forme ideologiche la lotta violenta, propagandando un’idea di distruzione della democrazia, o di caos».

“ANCHE IL PD SI SCORDA DI MIO PADRE”. L’ATTENTATO A TARANTELLI E LA LOTTA ARMATA ROSSA

Ezio Tarantelli venne ucciso nell’85 al termine di una lezione presso l’Università La Sapienza, con tanto di rivendicazione dopo le scariche di mitraglietta da parte delle Brigate Rosse per la Costruzione del Partito Comunista Combattente: i processi accertarono poi anni dopo che i killer diretti del professore furono Antonino Fosso (condannato all’ergastolo dopo iniziale assoluzione in primo grado, ndr) e una persona ad oggi ancora senza nome. Barbara Balzerani, all’epoca capo della colonna romana delle Br (e protagonista dell’agguato di Via Fani e del sequestro di Aldo Moro) venne condannata a due anni di carcere per “apologia di reato” in merito al delitto Tarantelli. Sempre nei processi contro le Br in quegli anni si appurò che la stessa mitraglietta usata contro l’economista venne usata negli attentati all’ex sindaco di Firenze Lando Conti (1986), contro il senatore Dc Ruffili (1988) e contro i due giovani missini Bigonzetti e Ciavatta, uccisi il 7 gennaio 1978 nella Strage di Acca Larentia.

Secondo Luca Tarantelli, vi è un costante tentativo di mettere una sorta di “cappello” sopra la storia di quegli ani, facendola coincidere con “semplici” minoranze violente: i brigatisti vengono rappresentati come protagonisti della storia, in qualche modo “positivi”. Invece le uccisioni e le morti non vanno considerati solo come meri atti politici ma anche umani: «Mio padre non era iscritto ad alcun un partito […] Quelli come Balzerani hanno ottenuto un solo risultato: hanno distrutto dei fermenti e impoverito la qualità della democrazia. È quello il loro lascito». Ucciso perché socialista riformista e protagonista di numerose ricerche sul mercato del lavoro che non piacevano alla militanza brigatista comunista. Tornando al post di Di Cesare, Luca Tarantelli ha apprezzato l’intervento della rettrice della Sapienza, Antonella Polimbeni, che subito ha preso distanze dalla docente anche se non basta: «Ho apprezzato la sua presa di posizione ma per me una persona che fa quella specie di apologia dovrebbe essere radiata». Andando però oltre le parole di Di Cesare su Balzerani, ad aver ferito il figlio di Ezio Tarantelli è la quasi totale assenza della sinistra di oggi, non solo in memoria di suo padre: «Pd ha ricordato mio papà? Direi dimenticato, purtroppo. Non mi pare valorizzato. Non ho memoria di particolari iniziative. La Cisl l’ha ricordato sì. Ma anche in questi giorni, non so che reazioni ci siano state a sinistra. Non voglio polemizzare ma sono in quel pantheon ci sono varie figure, e io non vedo la sua». Le manifestazioni di solidarietà per Balzerani, brigatista mai pentita, e gli attacchi contro Stato e democrazia considerati – ancora oggi da una parte delle manifestazioni di sinistra – “borghesi” non sono un buon segnale per Luca Tarantelli: «so che la violenza abbatte solo il vivere civile, impoverisce la vita collettiva. È un pensiero magico», conclude il figlio della vittima Br al “Giornale”, «quello per cui sparare nel mucchio può generare una reazione contro l’ingiustizia o l’oppressione. E invece no: quando hai sfasciato un negozio o peggio ancora ucciso qualcuno, cosa hai ottenuto?».





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