FINANZA E IMPRESA/ Così l’Italia può evitare la morte del 25% delle piccole aziende

- Carlo Pelanda

Si intravede un periodo da marzo a settembre 2021 dove molte piccole aziende potrebbero chiudere. Occorre intervenire per tempo per evitarlo

Operaio al lavoro con mascherina
Operaio al lavoro con mascherina (LaPresse, 2020)

Mario Draghi ha lanciato l’allarme relativo alle aziende sottocapitalizzate che sono a rischio di insolvenza nella situazione di blocco del mercato e che a loro volta potrebbero destabilizzare il sistema bancario. Chi scrive ha tentato un primo calcolo della grandezza di tale rischio: circa il 25% delle piccole aziende italiane, più nel settore dei servizi che in quello manifatturiero.

Questo caso peggiore potrebbe iniziare a marzo-aprile quando cesseranno le misure d’emergenza a sostegno delle imprese. In quel periodo dovrebbe cominciare il rimbalzo graduale e “naturale” del mercato a seguito della vaccinazione, più visibile nel terzo trimestre 2021. Ciò salverà un certo numero di aziende nel perimetro di rischio. Ma non a sufficienza.

I ricercatori di Prometeia valutano che i fondi europei – 209 miliardi, ma con erogazione spalmata negli anni – non avranno effetti salvifici nel breve termine (nel primo semestre arriveranno solo 26 miliardi in Italia). Pertanto si intravede un periodo da marzo a settembre 2021 dove molte piccole aziende potrebbero chiudere e generare un fabbisogno assistenziale che eccede le capacità dello Stato.

Questa eventualità non è una profezia, ma solo un rischio. Infatti, c’è la possibilità di un caso migliore, ottenibile cambiando le norme che irrigidiscono la flessibilità delle piccole e medie imprese. Per esempio: incentivare la (ri)capitalizzazione delle aziende sotto i 5 milioni di fatturato applicando un meccanismo simile al bonus del 110% attivato per chi modernizza la casa; facilitare le aggregazioni tra imprese; accelerare e adeguare alla realtà i ristori, allocando per tale scopo più risorse; attivare sconti fiscali prolungati, ecc. Ciò implica riconvertire una parte dei futuri denari europei per la copertura di tale terapia economica d’urgenza.

Il punto: la soluzione salvifica c’è, ma al momento il Governo non la considera. Quindi l’augurio è che la politica trovi lucidità in tempo utile.

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