FINANZA/ Euro digitale, la mossa della Bce contro l’evasione e il contante

- Stefano Masa

La Bce sembra intenzionata ad accelerare sull’introduzione dell’euro digitale. L’obiettivo non è quello di fare concorrenza alle crypto

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La sede della Bce a Francoforte (LaPresse)

L’Europa e la sua banca centrale è pronta a mettere mano al portafoglio. Non si tratta dell’ennesimo Quantitative easing a sostegno delle economie dei Paesi del Vecchio continente, ma di una vera e propria rivoluzione in termini di moneta. Una moneta – quest’ultima – neppure considerabile “sonante” come le più tradizionali, bensì virtuale, con la nascita dell’euro digitale. In questi ultimi giorni si è parlato a lungo di questo nuovo ritrovato e, calendario alla mano, la sua possibile gestazione potrebbe avvenire – in ottica progettuale – già a partire da metà di quest’anno.

Consultando il sito internet della Banca centrale europea si possono apprendere le principali argomentazioni a sostegno di questa rivoluzionaria svolta monetaria: «In questa nuova epoca un euro digitale garantirebbe che i cittadini dell’area dell’euro possano continuare ad avere accesso gratuito a un mezzo di pagamento semplice, universalmente accettato, sicuro e affidabile. L’euro digitale sarebbe come le banconote, ma in forma digitale: una moneta elettronica emessa dall’Eurosistema (la Bce e le banche centrali nazionali) accessibile a tutti, cittadini e imprese. Un euro digitale affiancherebbe il contante senza sostituirlo. L’Eurosistema continuerà ad assicurarti accesso al contante in tutta l’area dell’euro». Inoltre «Aiuterebbe a gestire le situazioni in cui il contante non è più la soluzione prescelta ed eviterebbe la dipendenza da mezzi di pagamento digitali emessi e controllati all’esterno dell’area dell’euro, suscettibili di minare la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria».

Il motivo alla base di questa innovazione viene immediatamente indicato dallo stesso Istituto centrale: «Perché un euro digitale? Un euro digitale sarebbe uno strumento rapido, semplice e sicuro per i pagamenti di tutti i giorni». E quest’ultima ratio deve imporre un approfondimento prescindendo dall’aspetto tecnologico e dal conseguente sviluppo. In molti potrebbe equiparare la nascita dell’euro digitale come strumento alternativo alle tanto chiacchierate e talvolta decantate criptovalute. Nulla di più sbagliato. Un errore che la medesima Bce ha subito voluto evitare dichiarando: «Perché un euro digitale non sarebbe una criptoattività? Le criptoattività sono fondamentalmente diverse dalla moneta di banca centrale: il loro prezzo è volatile perché non hanno alcun valore intrinseco e non sono garantite da un’istituzione affidabile. Un euro digitale godrebbe della stessa fiducia riposta nel contante, poiché sarebbe anch’esso garantito da una banca centrale, diversamente dalle criptoattività (ad esempio le stablecoin)». 

Probabilmente si tratta di una spiegazione diplomatica che non vuole – al momento – contrastare l’attuale appeal sull’intero mondo crypto. Viceversa, la necessità e l’interrogativo di avere un euro digitale, potrebbe avere un’embrionale motivazione più nascosta. È pur vero che oggi non si conoscono le specificità e i regolamenti della nuova monet,a ma, soffermandosi su quanto finora emerso, per chi scrive, il primo intento che la Bce potrebbe perseguire è quello riconducibile alla lotta all’evasione fiscale. 

Come già riportato, «le ultime stime dell’evasione fiscale nell’Ue indicano una cifra di circa 825 miliardi di EUR all’anno (fonte Richard Murphy – “The European Tax Gap” (Il divario fiscale europeo) – 2019). Si tratta di una delle molte considerazioni presenti nella “Relazione sui reati finanziari, l’evasione fiscale e l’elusione fiscale” del marzo 2019». 

La creazione di una valuta centralizzata e pertanto “osservabile” dagli stessi creatori e legislatori comporterebbe l’inevitabile argine all’utilizzo del più incontrollabile uso di contante all’interno del territorio europeo. Preservando la privacy (attualmente è uno dei più rilevanti problemi) dei detentori di valuta ogni transazione ritroverebbe una sua propria tracciabilità senza “sparizioni” nel sistema degli scambi. Ovviamente questa opportunità versus l’evasione dipenderà molto dalle soglie degli importi e dalle tipologie di operazione, ma ciò non toglie che l’intero progetto europeo possa assumere una prima parvenza come deterrente. 

In attesa dei prossimi sviluppi, alla Bce va sicuramente dato il nostro placet.

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