FINANZA/ Il nuovo (ed ennesimo) dato sui guai della Germania

- Stefano Masa

Un nuovo dato negativo per l’economia tedesca è arrivato nelle scorse ore con l’indice Zew in forte calo nel mese di febbraio

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Angela Merkel al Bundestag (Lapresse)

Scarsa fiducia anzi, ci troviamo quasi al limite della rettifica poiché, verosimilmente, potremmo parlare di fiducia pressoché assente. Se un indicatore economico scende inaspettatamente da 26,7 a 8,7 anziché agli attesi 21 punti, è molto plausibile che gli stessi autori delle stime siano sfiduciati. Parliamo di quanto abbiamo potuto leggere nel corso delle ultime ore nel sempre più tormentato territorio tedesco. La Germania, dopo la recente diffusione del dato (in netta frenata) sulla produzione industriale, archivia l’ennesima sentenza. A febbraio, l’indice Zew, registra il sopraindicato calo e le parole di Achim Wambach – presidente di Zew – appaiono ancor meno incoraggianti: «Le temute conseguenze negative dell’epidemia di coronavirus in Cina sul commercio mondiale stanno portando a un marcato declino delle aspettative economiche per la Germania». Inoltre, «le stime dello sviluppo dei settori ad alta intensità di esportazione stanno diminuendo in modo particolarmente marcato. Inoltre, l’economia tedesca ha performato peggio del previsto alla fine del 2019 e all’inizio del nuovo anno» (fonte Radiocor).

Sempre Wambach ha infine sottolineato come «i nuovi giudizi sulla situazione attuale e le aspettative in calo chiariscono che lo slancio economico è al momento piuttosto fragile» (fonte Agi). Ed è proprio questa “fragilità” che preoccupa i molti operatori e analisti internazionali. Una linea sottile, appunto fragile, quale soglia spartiacque tra l’attuale stato dell’economia tedesca e il temuto epilogo rappresentato dalla recessione. Noi stessi abbiamo più volte esposto gli elementi oggettivi che ci fanno temere per quest’ultimo scenario.

Nonostante quest’oggi si faccia ricorso alla motivazione strutturale che accomuna, e accomunerà, l’intero sistema finanziario (rif. effetti del coronavirus sull’andamento economico mondiale), per la Germania le avvisaglie erano ben presenti in tempi non sospetti. Ad agosto dell’anno scorso riportavamo «I problemi in arrivo per l’Europa». A tale periodo, il coronavirus, non era neppure ipotizzabile, ma i tre fattori che sottoponevamo alla vostra attenzione erano alquanto evidenti: Pil, fiducia, indice Pmi manifatturiero. Al pari della rilevanza di questi ultimi, anche i singoli paesi da noi individuati erano sintomatici di tale potenziale malessere: «Francia, Spagna, Italia, Germania, e l’intera Eurozona». Fino a estendere l’osservazione al «“lontano” Giappone».

Con il senno di poi, la doverosa verifica alle nostre temute attese in capo alla Germania è stata pressoché immediata. Poco meno di un anno fa mediante la “certificazione” di IHS Markit, successivamente attraverso le considerazioni dell’ex leader della Bce Mario Draghi, a seguire i numeri del Pmi manifatturiero e, recentemente, la crescita zero (rappresentata dal Pil) nel quarto trimestre 2019.

Nessuno è contento a commentare le disgrazie altrui. In ambito economico/finanziario ancor meno poiché, per l’ovvia legge di interazione tra le varie piazze finanziarie (in tutte le loro ramificazioni e asset class corrispondenti), il cosiddetto “rischio contagio” è molto concreto.

Le giornate trascorrono e la diffusione di dati (per la maggior parte deludenti) non sembra far notizia se non tradotta e correlata a significativi cali sui mercati finanziari prevalentemente di natura azionaria. Finanziariamente, è un’amara considerazione, a ogni rialzo o ribasso, ogni giorno, seguirà sempre “l’ovvio commento” – a posteriori – della cronaca della giornata appena trascorsa. La notizia prende la forma di un semplice riassunto dell’accaduto. Non siamo contro tale approccio, ma, allo stesso tempo, crediamo che informare il lettore e lo stesso investitore sia doveroso ancor più quando la situazione – quella reale di un’economia – sia ben diversa rispetto a quella quotata finanziariamente.

Nostro, ennesimo, monito: tutto questo non potrà durare all’infinito. L’abbiamo già scritto e lo vogliamo ripetere. Non siamo pessimisti, ma obbligatoriamente realisti e a tutti coloro che scalzano questo nostro “gufo” modo di approcciare l’investimento e l’informazione finanziaria possiamo solo replicare dicendo: ogni rialzo e ribasso saranno sempre accompagnati da commenti, ma solo dopo aver perso qualcosa, ci si ricorderà di averla posseduta.

A tale stato d’animo, non verrà in soccorso alcuna sostenibile argomentazione.

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