FINANZA & MERCATI/ L’alert dietro il nuovo strumento d’emergenza della Fed

- Paolo Annoni

La Fed lancia un nuovo strumento di emergenza destinato al sistema finanziario globale mentre continua nelle sue politiche espansive

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Jerome Powell (Lapresse)

Dopo un iniziale sbandamento, a seguito dell’annuncio del Presidente della Fed, i mercati sono rimbalzati. Il rimbalzo è arrivato quando Powell ha specificato, durante la conferenza stampa, che la Fed non rallenterà le politiche di immissione di liquidità fino a che non ci sarà un “ulteriore sostanziale progresso” delle condizioni economiche. Il progresso si riferisce alle condizioni del mercato del lavoro e in particolare al numero di occupati che sono ancora molto al di sotto del livello raggiunto prima della pandemia.

Le politiche di sostegno e i sussidi stanno rallentando il riassorbimento di chi è uscito dal mercato del lavoro; siamo poi in un contesto di difficile lettura anche dal punto di vista dello sviluppo della pandemia e delle campagne vaccinali che non aiuta a “buttarsi” sul mercato del lavoro. La conclusione è che questo “ulteriore sostanziale progresso” potrebbe richiedere molto tempo e quindi collocare un’eventuale stretta delle politiche monetarie in un orizzonte temporale che è oltre quello degli investitori. In estrema sintesi: le politiche monetarie espansive continuano.

In realtà, c’è stata un’importante novità. La Fed ha lanciato nuovi strumenti (repo facility) destinati al mercato domestico e per le banche centrali estere. Secondo il responsabile della Fed di New York, John Williams, il nuovo strumento potrebbe aiutare i mercati in fasi di stress dando alle istituzioni finanziarie la sicurezza che avranno accesso facile alla liquidità: “La mia esperienza dal 2019 al 2020 insegna che l’inaspettato succede e devi essere preparato”. La Fed quindi lancia un nuovo strumento che nei fatti è un supporto globale, destinato infatti sia al mercato domestico che alle banche centrali estere, in dollari per il mercato interbancario e che sarebbe molto utile se dovessero presentarsi altre fasi di stress come, per esempio, quella vissuta un anno e mezzo fa quando scoppiava la pandemia.

A oggi si vedono due possibili fonti di stress; la prima è una recrudescenza della pandemia o dei lockdown se, per esempio, si dovesse decidere, come appare sempre più probabile, che serve una terza dose vaccinale. La seconda è un incremento dei prezzi molto superiore o molto più veloce di quanto si stimi oggi. Tantissime imprese non hanno ancora aumentato i prezzi come avrebbero potuto o dovuto decidendo di assorbire gli extra costi magari perché convinte della teoria dell’inflazione transitoria. In alcuni casi i prezzi si sono già portati molto avanti, ma in molti altri siamo alla vigilia di una revisione. Il combinato di chiusure, quarantene/lockdown, sommato alla rivoluzione verde e alle politiche monetarie espansive è una miscela inedita e instabile.

La Fed lancia un nuovo strumento di emergenza destinato al sistema finanziario globale mentre continua nelle sue politiche espansive; sembra mettere in secondo piano il rischio inflazione privilegiando il recupero del mercato del lavoro in una situazione però molto complicata perché molti potenziali occupati scelgono di rimanere ai margini.

Al di là delle dichiarazioni si intravede quindi un altro scenario. È uno scenario in cui la Fed si è preparata a tutto. Potrebbe persino essersi preparata per un futuro restringimento delle politiche monetarie magari in conseguenza di un’inflazione galoppante per cui i mercati non sembrano essere pronti e verso cui potrebbero reagire male. Possiamo solo speculare, ma il fatto di ieri sono i nuovi strumenti di supporto per un possibile, usando le parole di John Williams, “inaspettato”. Potrebbe essere l’inflazione o altro, ma certamente non è un fatto da sottovalutare.

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