FOCUS INFLAZIONE/ Le disuguaglianze “comode” sui redditi che aiutano a tenerla bassa

- Giovanni Ricci

Le forti disuguaglianze nei redditi a livello mondiale sono un forte contributo a mantenere bassa l’inflazione. Ma con un costo molto alto

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Nel mondo, nei circa 220 Stati di cui si compone oggi la geografia politica del pianeta, esiste una forte, molte volte fortissima diseguaglianza dei Pil e dei redditi pro-capite; tale fatto, questa varianza abbastanza accentuata, ha significative ricadute sul tasso di inflazione mondiale. Anche in maniera intuitiva, si comprende che se centinaia di milioni di persone non partecipano al mercato della domanda globale di beni di consumo e di servizi finali, tale aspetto non mette in tensione di accrescimento i prezzi di vendita, e dunque non si manifesta inflazione.

Abbiamo oggigiorno inflazioni isolate alte e molte alte in Paesi isolati, piccoli e medi; ad esempio, ultimamente Turchia e Iran con tassi attorno al 15% nel primo caso e al 30% nel secondo; resta sempre sullo sfondo la dimensione inflattiva che coinvolge l’America Latina, dove le tensioni sociali e le sperequazioni economiche non portano mai a sopirsi le rivendicazioni di prezzo: a una categoria economica che vince oggi si alterna una seconda che vince domani e così via, in una continua corsa all’innalzamento dei prezzi; quello che si può dire è che da circa 10 anni in America Latina non si sperimentano tassi inflattivi medi superiori al 10-12 % (ma come detto prima le micce sono sempre accese).

Quindi, tirando le somme a livello complessivo del pianeta, si può affermare che in questi anni ci sia bassa inflazione, inferiore cioè al 5% a livello mondiale, e dall’altra parte abbiamo 550 milioni circa di persone che soffrono la fame e la sete assolute (quasi del tutto l’Africa), e un altro miliardo di persone (tra Africa, Asia area indiana e sud-orientale, a eccezione delle tigri asiatiche, e vaste zone dell’America Latina) che sperimentano una forte povertà relativa; si hanno poi circa 2,5 miliardi di persone che vivono alle condizioni del massimo benessere attuale (con fortissima varianza all’interno di tale insieme, o in altri modi detto con un indice di Gini non troppo distante dallo zero, forti diseguaglianze), e il residuo di circa 3 miliardi di persone che vivono a condizioni di 40 anni fa rispetto agli standard attuali.

Le intense diseguaglianze dei redditi sopra riportate favoriscono una bassa inflazione complessiva perché, comunque sia, c’è una domanda di beni molto più bassa rispetto a quella potenziale; solamente che al punto dove siamo di questa analisi i problemi e le soluzioni non sono più unitariamente di tipo macroeconomico e tecnologico-ambientale, ma invadono la sfera politica, strategica, antropologica e culturale delle società umane.

Si può sottolineare ad esempio la forza dell’afflato religioso con cui papa Francesco evidenzia l’abominio dell’indifferenza e dell’egoismo di fronte ai migranti, alle violenze sugli indifesi, alla Fame con la F maiuscola; ma altri punti di vista sono gli sforzi della Fao, delle organizzazioni laiche di assistenza medico-sanitaria, i progetti della Bers, gli svariati progetti filantropici dei super miliardari; però, a parere di chi scrive, tutte queste azioni hanno il carattere di marginalità rispetto all’azione politica centrale e di maggior potere; e oggigiorno i Paesi a livello mondo che si muovono e si possono muovere a tale livello sono Stati Uniti, Cina e Russia.

Ma i calcoli dello sviluppo e del contrasto all’ingiustizia mondiale devono fare i conti con le logiche di potenza di queste tre nazioni, che di fatto pongono i problemi della fame e dell’ingiustizia mondiali al 4-5° posto delle loro agende internazionali; il ritorno indiretto di tali comportamenti è di avere anche inflazioni molto più basse nei loro Paesi.

Si pensi, ad esempio, all’universo di risorse che Stati Uniti e Russia devono utilizzare per tenere in funzionamento un arsenale nucleare complessivo dei due Paesi di 14.000 testate (il resto del mondo compresa la Cina non supera le 600 testate); se queste risorse venissero liberate per il sollievo di 1, 5 miliardi di disgraziati sarebbe un fatto di enorme portata: risorse liberate dalla guerra potenziale per una pace e uno sviluppo effettivo e con bassa e quasi nulla inflazione. Uno scenario del genere siamo costretti a definirlo utopico. Ma la questione è sottile e complicata, in maniera ben più scomoda e drammatica rispetto a queste riflessioni introduttive; ecco uno degli spiazzamenti forti: centinaia di milioni di turisti che consumano risorse e servizi ben oltre la loro stessa quotidianità e persone in milioni che muoiono di fame.

Chi scrive non è contro il benessere materiale (la vita è libera e grande e immensa in ogni aspetto), però un criterio di giustizia sociale alla Rawls sarebbe ora di implementarlo in maniera seria; cioè, c’è libertà, la libertà va difesa, va assicurata, va sviluppata, va incoraggiata e in tutte le sue forme, consumi, investimenti, viaggi, credenze, ecc., però tutto questo è percorribile se non ci sono donne e uomini che sperimentano l’orrore di vivere; detto in modo più chiaro il criterio di Rawls: assicuriamo prima a tutti un livello di decenza minimo e poi liberi con i fuochi d’artificio.

È evidente che di fronte a problemi di tale fatta il singolo cittadino, a cominciare dal sottoscritto, si sente quasi risucchiato in un vortice buio e disordinato che toglie il respiro e pertanto da rimuovere e da dimenticare per la quasi totalità delle ore della giornata, però i politici non dovrebbero farlo, e soprattutto quelli delle tre superpotenze mondiali dovrebbero essere molto più efficaci.

Come? Ad esempio, dando al pianeta un target di alta inflazione media per i prossimi 10 anni, facendo acuire le tensioni là dove serve, frenando imprese e industrie nei Paesi avanzati e dirottare redditi nei Paesi poveri (molte volte proprietari quasi del tutto di importantissime materie prime); liberando con l’inflazione il misero e gigantesco fardello di debiti pubblici senza fine, che danno illusione oltre misura ai cittadini medi possessori del debito di essere più ricchi di quel che sono.

È quasi paradossale una spietata politica monetarista per risolvere i problemi dell’ingiustizia: tanta inflazione che tagli alla radice tanto parassitismo, che si alimenta di tante iniquità.

Mi rendo conto che questo intervento è scomodissimo è sbagliato: a ogni riga esco fuori da ogni elemento di politically correct. Infatti, sempre nel solco della scorrettezza, quale significato hanno persone con patrimoni di 200 miliardi di dollari, l’equivalente della ricchezza di 200.000 persone abbienti?!

Mai nella storia dell’umanità si è osservato a tale sperequazione di redditi. Ancora una volta, quale ricaduta sull’inflazione? Si immagini le spese per quanto pazze di una sola persona che deve spendere 200 miliardi di dollari e quelle di1 miliardo di persone che tra le altre cose hanno fame di tutto. Sembra attualmente che il potere vero a livello mondiale abbia stretto un patto faustiano con oscure e immense e indefinite forze negative: uno sviluppo immenso senza inflazione, con la tegola ora anche dell’ambiente per creare quella ricchezza tale da sfamare i poveri del mondo. Forse ci vuole l’intero sistema solare per approdare a tale obiettivo.

Ma nello specifico, quali sono i tipi di reazione delle persone singole non organizzate in tutto il mondo, arrabbiate, preoccupate, deluse? Ci viene in mente, ad esempio, il cavaliere senza macchia e paura che si chiama Bitcoin?

E per questa strada aberrata, disorganizzata, utopica, pericolosa la gente reagisce ai soprusi dei “poteri forti”; d’altro canto, questa è la vera motivazione del perché “i poteri forti” devono essere tali: devono cioè gestire i cambiamenti e i drammi epocali, perché se non lo fanno saranno i problemi e i fatti a imporsi da soli, e dei cosiddetti “poteri forti” non resterà nulla. Ci ricordiamo della Rivoluzione francese e dei suoi dinamismi tragici?

Chiudiamo con una voce mite, anche se per correttezza di esposizione chi scrive non è parte e partigiano se non in maniera blanda assai delle sue parole e del suo pensiero generale: papa Francesco, che sta esortando tutti dai più potenti dei potenti ai più umili ad aiutarsi e basta senza tema di ricompense attese, quando il momento è peregrino e funesto. La Fratellanza.

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