Funzionaria Atm Milano clonava biglietti e li rivendeva/ Sequestrati conti e villa

- Alessandro Nidi

Biglietti Atm Milano clonati da funzionaria: scoperto dagli inquirenti il trucco che ha permesso alla donna e ai suoi collaboratori di sottrarre ingenti incassi all’azienda

Aumento biglietto Atm
Milano, biglietto Atm a 2 euro (LaPresse, 2019)

Una funzionaria di Atm Milano clonava i biglietti e li rivendeva in nero, con l’ausilio di alcuni suoi collaboratori: l’incredibile vicenda giunge direttamente dalla città del Duomo ed è stata raccontata nel dettaglio sulle colonne del “Corriere della Sera”. Sostanzialmente, questi ticket non originali erano ceduti in cambio di 1,50 euro agli ignari acquirenti, che riuscivano effettivamente a superare i tornelli: questo perché i tagliandi erano stati stampati correttamente, ma sottratti alla contabilizzazione sfruttando una falla nel sistema di Atm. Così, rotoli e rotoli di biglietti sono stati ceduti agli utenti e il ricavato è stato trattenuto per intero dalla donna e dai suoi “aiutanti.

I carabinieri del Nucleo investigativo hanno riferito che a capo di questa organizzazione – come si legge ancora sul Corriere – c’era la responsabile dell’Atm Point ‘Duomo’ (licenziata nel 2018, la causa di lavoro è in corso), “alla quale il pm Daniela Bartolucci ha notificato l’atto di chiusura indagini e contro la quale nei mesi scorsi è stato fatto un sequestro preventivo per somme che vanno oltre il milione di euro (compresa una villa nell’hinterland di Milano)”.

FUNZIONARIA ATM MILANO CLONAVA BIGLIETTI: LA DENUNCIA È PARTITA DA UN DIPENDENTE

A denunciare quanto accadeva era stato un altro dipendente di Atm Milano. La funzionaria, stando alle indagini, aveva creato “un sistema che sfruttava due canali principali: la vendita in nero e i falsi rimborsi. Negli atti è scritto che prelevava da una scatola di cartone contenuta nella sua cassaforte un numero indeterminato di abbonamenti intera rete Lombardia da 1.027 euro, consegnandoli in cambio del controvalore in contanti all’operatore di sportello, che poi provvedeva a produrre una bolla di reso”.

Di fatto, simulavano che un passeggero si fosse recato allo sportello per restituire un abbonamento mai sfruttato e di avere rimborsato il valore dello stesso. L’1 giugno 2017, ad esempio, l’indagata “predisponeva una bolla di reso per 2.500 abbonamenti bi-giornalieri, risultati poi inesistenti, per complessivi 20.625 euro, che poi sottraeva all’inventario “attraverso una serie di artifici tecnici”. Peraltro, la truffa è stata effettuata anche sui ticket per la sosta delle automobili.

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