Dopo una prima accorata e certamente difficile lettera inviata lo scorso 20 novembre – ve ne avevamo parlato in quest’altro articolo – la madre di Noemi Durini Imma Rizzo è tornata a scrivere una seconda volta al ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiedergli di intervenire in merito alla troppo permissiva legge sui permessi premio per i detenuti condannati che rischiano di trasformarsi in un secondo (assolutamente inutile) dolore per le famiglie delle vittime di crimini efferati come quello subito dalla stessa Noemi Durini, ma anche da tante – troppe – altre donne che non si vedono riconosciuta alcuna dignità neppure dalle aule del tribunale.
Facendo innanzitutto un passetto indietro prima di arrivare alla lettera di Rizzo, è bene ricordare che del caso di Noemi Durini si parlò approfonditamente soprattutto nel 2017 quando – ed era il 3 settembre – la 15enne venne brutalmente assassinata dal suo fidanzato Lucio Marzo: un caso lungamente dibattuto e che si risolse con una piena confessione solamente 10 giorni più tardi, quando fu trovato anche il corpo della ragazza sotto un cumulo di pietre con la macabra scoperta che la giovane era stata picchiata, accoltellata alla testa e – in un secondo momento – sepolta viva lì dove venne trovava; con una condanna definitiva per l’allora 17enne a 18 anni e 8 mesi di carcere.
La madre di Noemi Durini scrive al ministro Nordio: “I permessi premi tutelano i carnefici e danneggiano le vittime”
Il messaggio della madre di Noemi Durini è chiarissimo ed espresso fin dalle prime righe di quella seconda lettera rivolta a Nordio nella quale ricorda che “Lucio Marzo è un lucido assassino sempre pericoloso“, prima di chiedere uno stop definitivo “ai permessi premio” che gli sono stati riconosciuti già “dopo tre anni” dalla condanna e che dal conto sua rappresentano un vero e proprio “schiaffo a mia figlia e a tutte le vittime di femminicidio“; facendo peraltro passare il messaggio che “la condanna (..) non sembra avere alcun valore”.
La madre di Noemi Durini – peraltro – precisa che Marzo “non ha mai dimostrato pentimento e continua a essere pericoloso”, ricordando al ministro che in questi anni “è stato fermato alle cinque del mattino ubriaco alla guida di un’auto dopo aver ignorato l’alt della polizia e aver messo in pericolo la vita di altre persone” chiedendosi “cosa stia facendo (..) lo Stato che dovrebbe tutelarci e proteggerci” e che – in fin dei conti – non fa altro che “tutelare chi ha ucciso senza pietà“.