Gaia e Camilla, Pietro Genovese a processo/ Rito abbreviato, ma non ammesso testimone

- Silvana Palazzo

Pietro Genovese a processo con rito abbreviato per aver investito e ucciso Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli: non ammesso testimone che i difensori dell’imputato volevano sentire

Tragedia Ponte Milvio
(laPresse, 2019)

Comincia il processo che vede Pietro Genovese, figlio del regista Paolo, accusato di duplice omicidio stradale per aver investito e ucciso Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli. E non mancano già i colpi di scena. Il rito abbreviato è stato accolto, ma il testimone che gli avvocati dell’imputato volevano ascoltare non è stato ammesso, e quindi non potrà raccontare i momenti che hanno preceduto la morte delle due sedicenni morte il 22 dicembre scorso a Roma mentre attraversavano Corso Francia. Si tratta del conducente della Smart che quella notte frenò per far passare le due ragazze poi travolte dal suv guidato da Pietro Genovese. Comunque la prossima udienza si terrà il 28 settembre, la successiva invece il 16 ottobre, secondo quanto comunicato dal gup Gaspare Sturzo in aula agli avvocati delle parti e alle famiglie delle due vittime. «Per noi è una sofferenza che si rinnova tutti i giorni. Il fatto che Genovese non fosse in aula un po’ ci ha deluso, speravamo almeno di poterlo guardare negli occhi. Comunque siamo sereni e crediamo nella giustizia», hanno dichiarato a Rainews le mamme delle 16enni al termine della prima udienza del processo.

GAIA E CAMILLA, PIETRO GENOVESE A PROCESSO

L’avvocato Giulia Bongiorno, legale del padre di Gaia Von Freymann, ha dichiarato all’esterno del tribunale: «Nessuna sentenza potrà lenire questa tragedia, siamo qui non per spirito di vendetta ma per avere giustizia». Presenti anche amici e amiche delle due minorenni che hanno esposto uno striscione con la scritta: «Siamo con voi». Intanto c’è già una prima “guerra” di perizie. Secondo le conclusioni della consulenza firmata dall’ingegnere incaricato dalla Procura, il dottor Mario Scipione, c’è un concorso di colpo dovuto al fatto che le due studentesse avrebbero attraversato lo stradone maldestramente, lontano dalle strisce pedonali. Ma il perito nominato dalla famiglia di Camilla Romagnoli smentisce questa circostanza. Il consulente del pm in ogni caso incastra il figlio del regista Paolo Genovese: «Il sinistro non si sarebbe verificato se il Genovese, che guidava sotto l’effetto dell’alcol, avesse marciato – si legge negli atti – alla velocità massima imposta di 50 chilometri orari».

Anche le condizioni della vettura dell’indagato confermano questa circostanza: i costi della riparazione della Renault Kaleos, fortemente danneggiata dall’impatto, sono stati stimati intorno ai 17mila euro. Secondo l’accusa, non si esclude neppure che Pietro Genovese abbia usato il cellulare. Tutte circostanze che hanno convinto il pm Roberto Felici a rigettare la proposta di patteggiamento avanzata dagli avvocati Franco Coppi e Gianluca Tognozzi. Da qui la scelta del rito abbreviato, che potrebbe ridurre di un terzo l’eventuale condanna del processo che comincerà presto.

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