Garante Infanzia/ “Scuola insegni affettività, parità di genere e a denunciare abusi”

- Alessandro Nidi

Affettività e parità di genere insegnate a scuola? La proposta arriva proprio nel giorno dedicato alle donne: “Non bisogna avere paura di denunciare”

scuole calabria
(LaPresse)

“È tempo di introdurre nei programmi scolastici i temi relativi all’educazione all’affettività e alla parità di genere. Il rispetto nei confronti delle donne, dei loro diritti e delle pari opportunità si impara da piccoli e va coltivato nel tempo”. A parlare in questi termini è stata Carla Garlatti, garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, proprio in occasione dell’otto marzo, giornata dedicata alle donne a livell0 internazionale.

“La pandemia – ha dichiarato – ha fatto emergere fenomeni preoccupanti. Durante il lockdown le chiamate al 1522, il numero antiviolenza del dipartimento per la famiglia e le pari opportunità, sono cresciute in una misura che non ha paragone negli anni precedenti. A tale aumento, come ha rilevato l’Istat, non è corrisposto tuttavia un incremento delle denunce. Non solo bisogna costruire sin da bambini una cultura della parità di genere, ma è indispensabile anche insegnare a non avere paura o vergogna di denunciare”.

EDUCAZIONE ALL’AFFETTIVITÀ E ALLE PARI OPPORTUNITÀ: “SONO SFUGGITE DI MANO SITUAZIONI DI DIFFICOLTÀ”

L’inserimento dell’educazione all’affettività e alle pari opportunità nelle scuole è una tematica sulla quale Garlatti ha voluto insistere, visto e considerato il delicato scenario nazionale in termini di violenze, con l’emergenza sanitaria che ha fatto crescere purtroppo a dismisura il fenomeno. “La scuola ha un ruolo fondamentale per intercettare segnali di maltrattamento e abusi in famiglia – ha proseguito –. La pandemia ha ridotto le occasioni di socialità e le opportunità di dialogo con gli insegnanti: si tratta di un effetto preoccupante, poiché potrebbero essere sfuggite situazioni di difficoltà che hanno coinvolto minorenni”. A tal proposito, il garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza ha spiegato: “Non penso solo alle violenze psicologiche e fisiche, ma anche ad altri gravi fenomeni dei quali sono vittime bambine e ragazze, come, ad esempio, i matrimoni forzati. Sarebbe utile che le scuole si attivassero per superare questa difficoltà, creando quanto più possibile occasioni di dialogo e confronto. Inoltre è auspicabile la presenza in ogni istituto scolastico di una figura che dia supporto psicologico, educativo e di orientamento alle bambine e ai bambini in difficoltà”.



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