GAS RUSSO/ E pagamento in rubli: tra l’Italia e von der Leyen, Draghi sceglie l’Eni

- Marco Pugliese

Sul pagamento in rubli del gas russo Eni ha utilizzato uno schema ampiamente in uso. Ma l’Ue si è messa di traverso. Draghi deve insistere

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Gasdotto (LaPresse)

Sono molti, forse troppi, in Italia a non conoscere la potenza di Eni da un punto di vista geopolitico. La creatura di Enrico Mattei ha saputo nel corso degli anni adattarsi completamente ai nuovi scenari geoeconomici, anche se non ha più svolto operazioni così leggendarie come all’epoca in cui a capo c’era il suo fondatore.

Scaroni (ex Ad di Eni) a La7 ha dichiarato che l’Italia non può fare a meno del gas russo almeno fino al 2025 e ha esortato a puntare sulle rinnovabili.

In Italia la voce di Eni non è secondaria, visto che l’azienda ha creato la politica energetica italiana dal dopoguerra in poi, sempre nell’interesse nazionale italiano. Attualmente Eni ha in previsione la possibilità di pagare anche in rubli tramite il meccanismo del cambio sulla banca di Gazprom: per chi non lo sapesse, è un sistema utilizzato da tempo in varie parti del mondo per pagare meno interessi sul cambio di valuta, soprattutto se il Paese in questione è svincolato dal dollaro o semplicemente vuole utilizzare altra valuta.

Lo stallo

I contratti energetici da sempre sono “smart”, ovvero possono contenere parti che seguono l’andamento“del mercato o lo scenario geopolitico. Nel caso specifico della Russia, pare che Eni abbia trovato la scorciatoia onde evitare un salasso all’Italia, ma la Ue pare aver sollevato obiezioni.

Nella seconda metà di maggio il colosso italiano dovrà pagare le consegne di gas di aprile, e ciò vale anche per altri grandi gruppi. Il decreto presidenziale di Putin per il pagamento in rubli è entrato in vigore il 1° aprile 2022, ma indicazioni precise ancora non ce ne sono.

Questo stallo ha fatto sì che Eni sondasse il terreno in Russia (i rapporti con Mosca sono buoni) tramite propri canali e ottenesse un cambio di valuta su conto Gazprom (la cui banca non è sottoposta a sanzioni), il che svincolerebbe dalle sanzioni alla Banca di Russia. Secondo la Ue, invece, la Banca centrale russa sarebbe comunque coinvolta e il “closing” non sarebbe possibile, perché nel secondo passaggio dell’operazione Gazprom verserebbe ovviamente il tutto alla Banca di Mosca, visto che parliamo di un’azienda di Stato.

Mario Draghi aveva contato di svincolarsi dalla tenaglia dell’Ue, aggirando il problema e dando mandato a Eni di procedere. La Commissione Ue invece ha stoppato il premier (che di fatto aveva ragionato come sopra, da buon ex banchiere centrale che conosce la materia) nell’operazione.

Lo scenario diventa complesso, perché il gas serve all’Italia per produrre, e Mosca non ha nemmeno intenzione di tagliarlo: in questo caso l’interesse italiano dovrebbe prevalere, soprattutto perché fino al 2025 è impossibile fare di più.

L’asso nella manica

Eni, viste le scadenze di pagamento, ha avviato, in via cautelativa, le procedure relative all’apertura presso Gazprom Bank di due conti “K”, uno in euro ed uno in rubli. Il pagamento verrà fatto in euro e poi convertito in rubli, come richiesto da Gazprom Export, ovvero la società che gestisce le contrattazioni con soggetti esteri. Eni conta di non pagare i costi di cambio nel passaggio di cambio euro-rublo tra la Gazprom Bank e la Banca di Russia.

La Ue parla di razionamenti e per l’Italia sarebbe un problema: le produzioni ne risentirebbero e la ripresa targata 2021 potrebbe finire in fumo. Ma su questo Mario Draghi vuol giocarsi la carta Eni fino in fondo, nonostante la miope risposta europea.

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