Genitori Renzi, motivazioni condanna fatture false/ Tiziano e Laura Bovoli, le prove

- Niccolò Magnani

Genitori Renzi, motivazioni sentenza di condanna per false fatturazioni: i giudici di Firenze “Tiziano Renzi e Laura Bovoli, ci sono prove univoche”

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Laura Bovoli e Tiziano Renzi, i genitori di Matteo Renzi (LaPresse, 2019)

Sono uscite le motivazioni della sentenza del Tribunale di Firenze che ha portato alla condanna di Tiziano Renzi e Laura Bovoli, i genitori dell’ex premier e oggi leader di Italia Viva: il processo sulle cosiddette “fatture false” che ha visto i due genitori Renzi alla pena di un anno e 9 mesi di reclusione, secondo i giudici fiorentini, ha prove precise e univoche sulla loro colpevolezza. «Per quanto emerso dall’istruttoria dibattimentale, risulta sussistere un compendio probatorio preciso ed univoco che consente di affermare, senza incertezze, la ricorrenza di tutti gli elementi costitutivi dei reati contestati ai tre imputati», si legge nell’ordinanza emersa a 3 mesi esatti dalla sentenza di primo grado su Tiziano e Laura. Non solo, mentre i due genitori Renzi si sono professati innocenti – e così proseguiranno anche nel corso degli eventuali altri gradi di giudizio – i giudici hanno stabilito dopo il processo che «in ordine alle condizioni per la configurabilità dei contestati reati tributari, deve ritenersi comprovata l’inesistenza oggettiva delle due fatture emesse dalle società Party ed Eventi 6, sulla base di molteplici e convergenti elementi».

GENITORI RENZI, LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

Oltre alla condanna per Tiziano e Laura Renzi, il terzo imputato – l’imprenditore Luigi Dagostino – si è visto condannare a 2 anni di reclusione sempre per fatture false e truffa aggravata: per i giudici del Tribunale di Firenze, si è rilevato in tal senso «il mancato rinvenimento di qualsiasi documentazione comprovante l’esistenza delle prestazioni indicate nei documenti fiscali, a partire dall’incarico che sarebbe stato conferito dalla Tramor, all’epoca amministrata e legalmente rappresentata dal Dagostino, per finire agli elaborati che avrebbero costituito l’esecuzione dello stesso». I giudici spiegano di ritenere “molto strano” che nelle prestazioni di natura intellettuale di «notevole valore», uno studio e un’applicazione di particolare rilevanza come sostenuto da Tiziano Renzi «non solo non abbiano avuto una preventiva regolamentazione disciplinante le modalità con le quali le stesse avrebbero dovuto essere rese, tra le quali il prezzo, il tempo per l’esecuzione, il piano particolareggiato per l’attuazione delle idee innovative propugnate», ma anche la redazione di documenti che possano aver costituito un’opera preziosa di «importanza fondamentale per la società committente, tale da dover essere scrupolosamente custodita nella documentazione amministrativa della compagine successivamente acquisita dalla multinazionale Kering».



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