GEO-FINANZA/ Debito e vaccini, le domande lasciate aperte dal G7

- Giuseppe Pennisi

Nell’ultimo G7 ci si è concentrati sul contrasto al Covid. Bisognerà anche poi porsi il problema del debito pubblico crescente dei Paesi, specie nell’Ue

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La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen con la cancelliera tedesca Angela Merkel (LaPresse)

Il G7 del 19 febbraio verrà ricordato come una delle sessioni particolarmente importanti degli incontri collegiali tra i Capi di Stato e di Governo dei Paesi industrializzati ad alto reddito medio. Si riallaccia per molti aspetti alle prime sessioni – quelle dell’inizio degli anni Settanta del secolo scorso – quando, su iniziativa del Presidente francese Valéry Giscard d’Estaing i “grandi” – come venivano chiamati all’epoca – si incontrarono al Castello di Rambouillet.

Allora, la determinante era non tanto uno scambio di vedute periodico sull’economia mondiale (come sarebbe spesso avvenuto in seguito), ma un’ esigenza puntuale: le prime due “crisi petrolifere” che richiedevano, anzi imponevano, una risposta coordinata a livello mondiale. Ora l’esigenza puntuale è come rispondere a una crisi sanitaria (ed economica) mondiale che si trascina da più di un anno e di cui non si vede ancora la fine. Si delinea, però, una possibile strategia: una campagna di vaccinazione internazionale (auspicabilmente mondiale) che potrà trasformare la pandemia in endemie localizzate che potrebbero essere affrontate con strumenti specifici.

Quindi, al G7 non sono stati affrontanti tanto i temi della finanza e del commercio mondiale, quanto quelli della messa in atto di una campagna di vaccinazione internazionale che contempli programmi e aiuti per i Paesi in via di sviluppo che, se esclusi di fatto dalle vaccinazioni, diventerebbero un focolaio permanente di Covid-19.

Ciò impone, non solo richiede, un approccio multilaterale per finanziare e coordinare la campagna mondiale di vaccinazione. Il ritorno al multilateralismo è particolarmente importante dopo circa dieci anni in cui sembravano prevalere gli accordi e le intese bilaterali in materia di politica economica internazionale. Negli Stati Uniti, la Presidenza Trump ha esaltato il bilateralismo. Non è stato, però, il solo Paese. Si pensi al disinvolto Memorandum of Understanding concluso tra Italia e Repubblica Popolare Cinese o agli accordi sul gasdotto Nord Stream 2 tra Repubblica Federale Tedesca e Federazione Russa.

Il ritorno al multilateralismo per combattere la pandemia ha implicazioni molto vaste anche in materia di economia, finanza e commercio. Il 20 febbraio, su WorldPress, l’economista austriaco Kurt Bayer ha ricordato le sfide di finanza pubblica innescate dal Covid-19. Possono essere affrontate singolarmente dai singoli Paesi o richiedono un approccio multilaterale? In seno all’unione monetaria europea, si è per ora “sospeso” il Patto di stabilità e crescita, ma è in corso una “discussione”, non ancora un negoziato vero e proprio, per definire nuove regole aggiornate e, quindi, modificate. Il problema della crescita del debito delle pubbliche amministrazioni a ragione delle politiche di bilancio causate dal Covid-19 non riguarda solamente “club” come l’unione monetaria europea, ma ha dimensioni mondiali.

Sconfitta la pandemia grazie a una campagna vaccinale mondiale, occorrerà riscrivere “le regole del gioco” in materia di economia e commercio internazionale. Vari think tanks europei e americani parlano di una nuova Bretton Woods. Non ci sono ancora iniziative ufficiali. Potranno venire in autunno al G20 a Roma il 30-31 ottobre. Oppure al G7 del 2022.

Le conclusioni del G7 in materia vaccinale hanno anche implicazioni interne: occorre chiedersi se il piano vaccinale italiano molto criticato da alcune forze politiche può essere migliorato facendo, se del caso, cambiamenti al vertice.

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