GEO-FINANZA/ La guerra cruciale per gli Usa che si gioca sul prezzo dell’oro

- Giovanni Ricci

Le dinamiche sottese all'oro stanno sempre più informando tutti gli operatori che il mondo è entrato in una fase di forte e turbolenta connotazione

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In questo intervento si cercherà di fare un’analisi più approfondita e ravvicinata riguardante l’oro, in merito a svariati aspetti che ineriscono a esso, dai mercati di riferimento, fino al significato delle sue quotazioni; questo approfondimento prende le mosse dai fatti della notte tra il 3 e il 4 di dicembre, quando si è avuto il record sui mercati asiatici dei 2.135 dollari per oncia d’oro; abbiamo, altresì, ricordato più volte che in un orizzonte da dicembre 2023 a dicembre 2025, se l’oro toccasse la quotazione dei 2.650-2,700 dollari per oncia, saremmo di fatto di fronte alla fine del dollaro statunitense come valuta di riserva mondiale e divisa benchmark degli scambi commerciali, saremmo insomma come all’agosto del 1971 quando venne meno la convertibilità di un’oncia di oro fisico con 35 dollari; già a paragonare i dati di oggi viene un moto di forte riflessione e cioè che gli attuali 2.000 dollari per oncia sono un multiplo 57 volte più alto di quello del 1971, in percentuale parliamo del 5.700%! Nei numeri stessi si nasconde quindi la tensione enorme che fatica a essere contenuta in merito ai prezzi dell’oro, tenendo conto che le due borse mondiali che lo regolano sono strutturate per tenerne con diversi scopi i valori in linea con la funzione del dollaro a livello mondiale.

Varie volte le abbiamo già sommariamente presentate queste due borse e cioè il Comex di Wall Street e lo Lbma di Londra; sommariamente abbiamo illustrato i due scopi di fondo di queste piazze, e cioè il Comex regola di fatto per il mondo intero l’oscillazione giornaliera dei prezzi spot e future, e lo Lbma fissa due volte al giorno il verosimile prezzo dell’oncia di oro fisica, valido per ogni luogo del pianeta; con tale sistema si ancora il dollaro all’assicurazione globale che di fatto è rappresentata dall’oro, assicurazione che però ha un senso se i valori in dollari non superano certi estremi superiori, come quello all’inizio accennato di 2.700 per oncia.

Vediamo, quindi, in maniera più analitica com’è possibile far sì che il prezzo dell’oro possa essere controllato in maniera sostanziale dal Tesoro americano e dalla Fed.

Il primo mercato che va esaminato è il Comex di New York, dove a fronte di un’oncia fisica si arriva all’incredibile leva delle 550 once in derivati, questo per far sì che senza spostamenti e compravendite di metallo fisico si abbiano completi controlli dei prezzi; il meccanismo si basa, infatti, sul fatto che i contratti derivati sottoscritti dagli operatori non vengono onorati alla scadenza con le liquidazioni fisiche del metallo giallo, bensì nel liquidare le differenze di guadagni o perdite con la Clearing House del Comex, che paga in dollari i guadagni a chi ha fatto la scommessa rivelatasi esatta e prende i pagamenti in dollari da parte di chi ha errato le proprie scommesse.

Questo meccanismo già enormemente speculativo, lo è reso ancora di più con il fiore all’occhiello della finanza derivata e parliamo dei covered warrant, i quali, grazie ai meccanismi di acquisto e vendita di opzioni call e put sulle once di sottostante, permettono leve praticamente senza fine; tanto per fare un esempio, con 100.000 dollari in covered warrant si possono fare scommesse che riguardano un sottostante di oro fisico pari anche a 20 milioni di dollari, ed è chiaro che con una tale leva che è regolabile ed è regolata solo per differenze alle scadenze, un hedge fund o un Etf gold con soli 30.000 dollari di guadagni o perdite alla scadenza condizionano il mercato di 20 milioni circa di oro fisico.

La spiegazione nel dettaglio la si evita perché è complicatissima e si basa sulla soluzione parziale dell’equazione differenziale di Black-Scholes che riguarda le opzioni; nei fatti esistono oramai appositi programmi molto sofisticati con i quali gli operatori parametrizzano la suddetta equazione, trasformandola nella propria scommessa. Quello che invece interessa esternare con cura nell’economia del presente lavoro è che le autorità americane, con somme inferiori anche di 50, 100 volte ai sottostanti fisici, condizionano i prezzi mondiali e soprattutto con pochissimi movimenti fisici del metallo.

Tocca però essere più precisi, nel senso di sottolineare che il meccanismo descritto sopra ha funzionato in maniera oliata e impeccabile fino a metà del 2020, quando da tale data in avanti sono iniziate a emergere le criticità sostanziali di questo meccanismo, che in due parole noi possiamo brevemente riassumere nel seguente modo: il mondo, compreso lo stesso Occidente messo sotto pressione, ha oramai chiara volontà che il prezzo in dollari dell’oro è troppo basso, e ciò non significa altro che gli Usa stanno sempre più venendo giudicati come debitori di somme enormi e indefinite, e non più tanto facilmente ripetibili. Ecco perché quel famoso prezzo dei 2.700 dollari a oncia d’oro è uno spartiacque, in quanto vuol dire in sostanza che avere dollari in mano significa avere poca ricchezza reale a disposizione.

L’altro mercato che serve a questo meccanismo di regolazione e controllo e lo Lbma di Londra che interviene sul prezzo valido per il mondo intero dell’oncia di oro fisico, e tale quotazione viene fissata a Londra alle ore 10:00 e 15:00 di ogni giorno lavorativo tramite l’elaborazione condotta da 5 grandi banchi d’affari mondiali… come JP Morgan, tanto per citarne una. Il controllo in questo caso avviene sia tramite la scelta del campione scelto per periodo di riferimento, sia in merito agli operatori selezionati come rappresentativi di quel campione, sia tagliando sempre i livelli superiori dei prezzi degli intervalli.

Un tipico operare di questo meccanismo lo si è avuto proprio all’accadimento del record verso le 4 di mattina del 4 dicembre in Asia dei 2.135 dollari per oncia, abbattendo la grande numerosità delle trattative sopra i 2.100 dollari per oncia, già verso le 10 di mattina, alla prima seduta dello Lbma, si stabiliva che il prezzo medio fosse di 2.080 dollari, proseguita poi nella giornata con le ore 15.00 quando tale caduta la si è portata a 2.030 dollari.

Però, una cosa è sotto gli occhi di tutti e cioè che con i tassi Fed al 5,5% l’oro è comunque a 2.000 dollari per oncia in modo medio, e questo vuol significare che quando i mercati dell’oro fisico, concentrati soprattuto in Asia e Russia, inizieranno a stabilire record sempre più alti, Lbma e Comex potranno cercare di controllare e rintuzzare un’asticella di prezzi che però si sposta sempre più in alto, fino a un livello che farà saltare il banco basato sul dollaro a stelle e strisce.

Insomma, le dinamiche sottese all’oro stanno sempre più informando tutti gli operatori che il mondo è entrato in una fase di forte e turbolenta connotazione, ove l’elemento principe è che gli Usa hanno un debito pubblico troppo elevato e forse che sta andando fuori controllo. Un avvertimento.

giovanniricci669@gmail.com

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