GERMANIA/ Tra inflazione e scristianizzazione, le nuove sfide della Dc tedesca

- Rocco Buttiglione

Il risultato del voto in Germania pone il partito di Angela Merkel davanti a un bivio: cambiare o esaurirsi e morire

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La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente della Baviera Markus Söder (LaPresse)

Il risultato del voto tedesco apre scenari nuovi ed approfondisce le incognite di quel “cambio di epoca” di cui parla continuamente Papa Francesco.

Una volta il sistema politico tedesco prevedeva due partiti e mezzo: i democristiani, i socialisti ed i liberali come possibile ago della bilancia. Poi sono emersi i verdi, poi si sono aggiunti dopo la riunificazione i neocomunisti e la nuova destra (AfD). Il vecchio sistema non poteva più funzionare. Per creare una maggioranza in Parlamento non bastava più uno dei grandi partiti più i liberali. La soluzione è stata trovata nella grande coalizione di democristiani e socialisti. Adesso questa soluzione entra in crisi. I voti per replicare la grande coalizione in Parlamento forse ci sarebbero anche, ma è evidente che essa erode il consenso dei maggiori partiti perché li obbliga ad un continuo compromesso sui loro valori e sui loro principi. Democristiani e socialisti non vogliono replicarla. Si andrà per la prima volta nella storia tedesca ad una coalizione con tre partiti: verdi, liberali, uno dei due partiti maggiori. Non è scontato che funzioni ed è possibile che la Germania non sia più in grado di svolgere la funzione di pilastro della stabilità europea che ha avuto ormai da diversi decenni.

I democristiani hanno subito una sconfitta di grandi proporzioni. Essa è, in un certo senso, una conseguenza delle politiche della era Merkel. Angela Merkel ha spostato progressivamente a sinistra il suo partito. In questo modo ha guadagnato molti elettori socialisti ma ha perso molti elettori sulla destra dando spazio alla formazione di una destra populista e potenzialmente pericolosa. Quando la Merkel lascia la scena politica questi elettori personali della Merkel non votano più la Cdu-Csu. Sarebbe semplicistico dire che tornano socialisti. Votano, piuttosto, il vice della Merkel, Olaf Scholz, socialista molto moderato che si è presentato come l’erede della Merkel. 

Abbiamo detto che la nuova coalizione di governo sarà composta da verdi, liberali più uno dei grandi partiti. Quale? Sul piano economico una coalizione con dentro socialisti e liberali sembra difficile. I liberali sono il partito della lesina, dei tagli al bilancio dello Stato e della riduzione delle tasse, i socialisti sono il partito della spesa e dell’aumento delle tasse. Non bisogna però dimenticare che Scholz è stato un feroce difensore degli equilibri di bilancio nel governo Merkel. Se qualcuno può fare il miracolo di tenere insieme socialisti e liberali questo qualcuno è lui.

Un problema particolare sono i verdi. Un’accelerazione sulle politiche ambientali implica la sostituzione di fonti di energia che inquinano ma sono a basso costo con fonti di energia che non inquinano ma costano di più. Questo può portare ad un aumento dell’inflazione, che in Germania ancora più che in Italia sta rialzando la testa anche per effetto della grande spesa anti-Covid. È noto quanto il pubblico tedesco sia sensibile al tema dell’inflazione ed è difficile immaginare quali cambiamenti una ripresa inflazionistica determinerebbe nel panorama politico.

Per i democristiani il problema della coalizione si presenta in un modo diverso. L’accordo con i liberali in politica economica sarebbe certo più facile. Più difficile sarebbe invece l’accordo con verdi e liberali sulla politica della cultura. Si pone qui una questione radicale: può fiorire a lungo un partito di ispirazione cristiana in una società che si scristianizza? Fino ad ora la Cdu-Csu ha vinto annacquando la propria identità e di fatto concedendo i temi della scuola e della cultura ad alleati di governo che le erano avversi sul piano culturale. Se si vuole rinnovare può farlo solo dall’opposizione, ricominciando dai temi dell’identità culturale della Germania e dell’Europa che sono sempre più sentiti anche se spesso travisati e strumentalizzati. Questo però implica inevitabilmente una riflessione sulla situazione attuale delle Chiese tedesche, sui loro orientamenti, sulla loro volontà e capacità di svolgere una funzione nazionale.

Forse anche in Germania la Democrazia cristiana è chiamata, come diceva Moro, a diventare alternativa a se stessa. Ci riuscirà? Il tempo non è molto. In Germania c’è un modo di dire popolare: “Wer zu spät ankommt, den bestraft das Leben” (Chi arriva troppo tardi lo punisce la vita).

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