Gerry Scotti: “Ho detto no alla conduzione di Sanremo”/ “Mi è stato chiesto più volte, ho rinunciato perché…”

- Anna Montesano

Gerry Scotti ha rinunciato alla conduzione del Festival di Sanremo e più di una volta: il conduttore spiega perché in un'intervista

Gerry Scotti Gerry Scotti a Verissimo

Gerry Scotti ha rinunciato alla conduzione del Festival di Sanremo: il conduttore spiega perché

Gerry Scotti ha svelato il perché della rinuncia in varie occasioni della conduzione del Festival di Sanremo. Uno dei pilastri di Mediaset ha rilasciato una lunga intervista al settimanale Tivù dove ha spiegato che: “Mi è stato chiesto più volte di condurre Sanremo, ma sono stato costretto a declinare. Una volta per problemi di salute e un’altra per impegni lavorativi, ero a Varsavia per registrare il Milionario. Chissà che non ci sia un’altra occasione. Devo dire che, in questa edizione, che ha in qualche modo celebrato gli anni ’90, sarei stato perfetto”.

Intanto il conduttore nei prossimi mesi ritornerà su Canale 5 grazie a La Ruota della Fortuna, programma reso celebre da Mike Bongiorno. Ad oggi non si conosce ancora la data di partenza del programma ma Gerry Scotti ha anticipato alcune notizie sul format: “Penso che una riedizione di questo format, in chiave moderna, come stanno facendo negli Usa, sarebbe un bell’appuntamento. Sarebbe anche il ritorno a un progetto più essenziale, minimalista, a un’idea che tutti conoscono e che si potrebbe fare in modo nuovo, meno dispendioso. Ma sempre di grande compagnia nel preserale”.

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Infine il conduttore ha parlato anche delle repliche di Caduta Libera: “Le repliche sono state un male necessario negli anni della pandemia. Ricorrere a esse ha permesso a questa azienda – che, ricordo, vive solo di raccolta pubblicitaria – di superare uno dei periodi più difficili della sua storia commerciale”. Il conduttore ha poi aggiunto: “Non discuto la formula, ma il suo uso reiterato anche da parte di realtà che hanno anche altri proventi mi lascia perplesso. Forse sarebbe il caso di fare una seria riflessione sul tema e di pensare a una regolamentazione, magari partendo dalle normative europee già esistenti (in tema di equo compenso, ndr.)”





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