Gerry Scotti/ “Paghetta dai miei genitori? Mai avuta e nemmeno mio figlio…”

- Valentina Gambino

Gerry Scotti e il suo rapporto con i soldi prima del debutto: stasera torna su Canale 5 “Chi vuol essere milionario?”.

gerry scotti facebook 2018
Chi vuol essere milionario

Gerry Scotti sta per fare le valigie per la Polonia, dove registrerà le nuove sette puntate di “Chi vuol essere milionario?” in onda su Canale 5 da oggi, mercoledì 22 gennaio in prima serata. Prima di ciò, il conduttore ha anticipato a Sorrisi l’ultima novità sul suo celebre quiz che prevede una scalata in 15 domande per provare ad aggiudicarsi il montepremi finale di 1 milione di euro: “Al posto dell’aiuto del pubblico ho reintrodotto lo “switch”, che c’era qualche stagione fa. Questo dà la possibilità di cambiare la domanda con un’altra di un argomento diverso, dello stesso valore in denaro e della stessa complessità”. Restano immutati, invece, gli altri tre aiuti: il “50 e 50”, “Chiedilo al tuo esperto in studio” e “Chiedilo a Gerry”, l’aiuto fornito dallo stesso conduttore e introdotto nella passata stagione. “Perché torna lo “switch”? – continua Gerry – Perché ognuno di noi, pur preparatissimo, ha un tema in cui non è ferrato. Magari segue tutti gli sport, tranne che il calcio, per esempio”.

Gerry Scotti e il suo rapporto con i soldi

Gerry Scotti poi, ammette di non essere ferrato nella musica lirica. “Sono nato in una famiglia con papà operaio e nonno contadino, mentirei se dicessi che sono cresciuto a “pane e Traviata””. Nelle interviste però, non c’è un tema che preferirebbe “switchare”: “No, non è mia abitudine chiedere prima le domande ai giornalisti”. L’intervista di TV Sorrisi e Canzoni, verte poi interamente sul denaro, argomento “cardine” del suo show: “I soldi sono tutto, ma in fondo sono niente. Qual è il mio primo ricordo legato ai soldi? Mio nonno che negli Anni 60 mi mandava dal tabaccaio a comprare le sigarette Nazionali sfuse, quelle che si mettevano nella bustina bianca. Mi dava 20, 30, 50 lire, facendo sempre in modo che avessi un po’ di resto per comprare un ghiacciolo o una pallina di gelato fuori dall’oratorio”. E sulla famosa “paghetta” che i figli ricevono, afferma: “Non si usava a casa mia. Io le cose ho sempre dovuto sudarmele, meritarmele, non ho mai avuto una paghetta “ciclica”, settimanale o mensile. E non l’ho data neanche a mio figlio Edoardo, che è cresciuto negli agi e ha sempre avuto tutto quello che desiderava. Però gli ho posto dei freni: hai ricevuto la tavola da surf per il compleanno a marzo? Bene, adesso fino a luglio non chiedermi più niente”.



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