Gimbe “Restrizioni Covid? Risultati non chiari”/ “Rivedere tempistica colori regioni”

- Silvana Palazzo

Fondazione Gimbe: “Restrizioni Covid? Risultati non tangibili”. Il presidente Nino Cartabellotta chiede al governo di “rivedere la tempistica sul cambiamento di colori delle regioni”

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Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe (Foto: LaPresse)

Il contagio di coronavirus frena, le restrizioni funzionano, il problema è che il colore delle regioni sta “sbiadendo” troppo in fretta. È quanto emerge dal consueto monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe, che evidenzia luci e ombre sulla situazione epidemiologica in Italia. «Se il calo dei nuovi casi è da riferire all’effetto delle misure introdotte, dall’altro risente dell’inspiegabile riduzione di quasi 106 mila casi testati», osserva il presidente Nino Cartabellotta. La curva dei decessi purtroppo continua a salire, invece quelle degli attualmente positivi, ricoveri e terapie intensive sembrano aver superato il picco e cominciato la fase discendente. Ma d’altra parte la soglia di occupazione resta oltre il 40% nei reparti di area medica in 15 Regioni e del 30% nelle terapie intensive in 16 Regioni. Inoltre, laddove i tassi di occupazione sono molto più alti, «i pazienti Covid invadono altri reparti limitando la possibilità di curare pazienti con altre patologie e determinando il rinvio di altre prestazioni, interventi chirurgici inclusi».

GIMBE “RESTRIZIONI COVID? RISULTATI NON TANGIBILI”

La Fondazione Gimbe ha approfondito anche l’aspetto relativo all’impatto delle misure introdotte dal Dpcm 3 novembre con lo schema delle regioni a colori, esaminando il trend di alcuni indicatori nel periodo compreso tra il 6 novembre e il 28 novembre. Di fatto incide solo sulla riduzione dell’indice Rt, perché tutti gli altri indicatori sono peggiorati rispetto al 6 novembre, tranne rare eccezioni. «La nostra analisi conferma che, Rt a parte, non si intravedono risultati tangibili a 3 settimane dall’introduzione delle misure», spiega Renata Gilli, responsabile Ricerca sui servizi sanitari della Fondazione Gimbe. L’esperta ritiene, inoltre, che il cambiamento repentino di colore delle Regioni potrebbe «determinare una risalita prima dell’indice Rt, poi della curva epidemica e quindi dei tassi di ospedalizzazione». In altre parole, con l’allentamento delle misure in una fase in cui la circolazione del virus è ancora molto alta, questi segnali di miglioramento «rischiano di essere vanificati».

GIMBE “RIVEDERE TEMPISTICA COLORI REGIONI”

Ed è un pericolo in un momento in cui il contact tracing non è efficace e la pressione sugli ospedali è molto alta. «L’entità del miglioramento di alcuni parametri è peraltro sovrastimata sia da ritardi di notifica e completezza dei dati comunicati dalle Regioni, sia da alcuni fattori di non sempre chiara interpretazione», spiega Nino Cartabellotta. Il presidente della Fondazione Gimbe fa degli esempi significativi per rendere l’idea: la riduzione dell’incidenza di nuovi casi dipende anche dalla diminuzione dei casi testati e dalla limitata esecuzione del tampone nei contatti positivi. Il valore dell’indice Rt si abbassa anche quando c’è ritardo di comunicazione di date diagnosi, prelievo e inizio sintomi. La riduzione del tasso di occupazione ospedaliera, invece, dipende anche dalla conversione dei posti letto di area medica.

Per tutti questi motivi la Fondazione Gimbe chiede al Governo di confermare la linea del rigore per non vanificare i risultati ottenuti finora. Ma soprattutto chiede «di rivedere le tempistiche per ridurre l’intensità del colore delle Regioni: i dati confermano infatti che due settimane di “osservazione” sono insufficienti per valutare un miglioramento tangibile sulla curva dei contagi e, soprattutto, sui tassi di ospedalizzazione». Per questo, l’ipotesi dell’Italia tutta in zona gialla non è considerata fattibile, ma frutto solo di una scelta politica.

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