GIORGIA MELONI TESTIMONE CONTRO STALKER “HO PAURA”/ Fassina “Solidarietà a lei”

- Niccolò Magnani

Giorgia Meloni ha testimoniato in aula contro uno stalker che l’ha perseguitata. Esprime solidarietà nei suoi confronti il deputato di LeU, Fassina

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni, leader Fratelli d'Italia (LaPresse, 2020)

Solidarietà a Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che stamane ha deposto in tribunale in occasione del processo a Raffaele Nugnes, accusato del reato di stalking. Nei confronti della politica più amata d’Italia, sondaggi alla mano, si è espresso Stefano Fassina, deputato di Liberi e Uguali. Attraverso la propria pagina Twitter ha specificato: “Solidarietà a Giorgia Meloni per le vili minacce ricevute. Siamo lontanissimi sulla politica, ma sempre contro la violenza, anche via social, senza se e senza ma”. Della Meloni ne ha parlato anche il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che ha invece affrontato un argomento senza dubbio più politico. Parlando della recente campagna elettorale in Emilia e in Calabria, ha spiegato: “Salvini ha un suo stile, che ovviamente non è il mio, e ha i suoi contenuti, che non sono uguali ai nostri, altrimenti saremmo lo stesso partito. Con lui e con Giorgia Meloni abbiamo un buon programma da realizzare insieme”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

GIORGIA MELONI TESTIMONE CONTRO STALKER NUGNES: “HO PAURA”

«Ho paura per mia figlia che ha appena 3 anni. La notte non dormo per questa vicenda, per le minacce che quest’uomo mi ha rivolto via Facebook»: sono queste le parole più drammatiche profuse oggi in aula nel processo contro il suo stalker da Giorgia Meloni. Raffaele Nugnes, questo il nome dell’uomo che per mesi avrebbe perseguitato e stalkerizzato la famiglia della leader di Fratelli d’Italia, pretendendo di essere il padre della piccola Ginevra nata invece 3 anni fa dall’unione con il compagno Andrea Giambruno. Nugnes, campano, è stato arrestato dalla Digos lo scorso 31 luglio in provincia di Caserta dopo mesi di indagini e dopo la denuncia sporta dalla Meloni che oggi in aula davanti ai giudici della Prima sezione penale del Tribunale di Roma rende così la sua diretta testimonianza dell’intera vicenda, «Lui sosteneva che gliel’ho strappata, che la bambina era sua, che prima o poi sarebbe venuto a riprendersela a Roma». La deputata di centrodestra ha poi raccontato come i messaggi minatori li avrebbe ricevuti solo quando la Digos e la stessa sua sorella (che aveva ricevuto un video intimidatorio dall’accusato Nugnes) l’avevano informata.

GIORGIA MELONI TESTIMONE CONTRO IL SUO STALKER

«Io vivo spesso fuori casa e il mio stato d’ansia è enormemente cresciuto perché ho dovuto prendere particolari cautele. Non bastava più la baby sitter per controllare mia figlia», racconta senza nascondere l’angoscia per i mesi passati in famiglia la leader di FdI Giorgia Meloni. A seguito della denuncia, Raffaele Nugnes è stato posto ai domiciliari e oggi nel processo si difenderà dalle accuse di stalking recidivo: già in passato infatti era stato raggiunto da un foglio di via obbligatorio che parlava di divieto di ritorno per 2 anni nella provincia di Roma proprio per lo stalking contro la Meloni. «Non l’ho mai visto o conosciuto», racconta in aula la fondatrice di Fratelli d’Italia, spiegando poi come «Il mio modo di vivere è ovviamente cambiato. Ho paura anche dopo un messaggio pubblicato dall’imputato in cui scriveva: ‘hai tempo tre giorni per venire dove sai, se non vieni sai cosa succede, vengo a Garbatella”». Qui si interrompe, quasi piangendo, e confessa ai giudici «Voi capirete bene il mio stato d’animo. o non mi sono mai accorta di aver ricevuto quei messaggi. Lui li pubblicava solo sulla sua pagina Facebook».

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