GIORNALI vs LOMBARDIA/ Quelle fake news che nascondono voglia di centralismo

- Gianluigi Da Rold

Si moltiplicano gli attacchi al modello sanitario lombardo, una eccellenza internazionale. Di chi sono invece i tagli alla sanità italiana negli ultimi anni?

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Un reparto Covid-19 (LaPresse)

Quando sarà il momento giusto, quando questa tragedia della pandemia sarà almeno contenuta e si tornerà a una forma di normalità quotidiana, occorrerà pure mettere in fila le omissioni, le speculazioni, gli errori a cui siamo andati incontro e in cui siamo incappati.

C’è già in giro un’aria di “mettere le mani avanti”, di scaricare colpe, tra opposti e irresponsabili, a nostro parere, schieramenti politici. Il nervosismo del primo ministro Giuseppe Conte, l’attesa per le decisioni dell’Europa il 23 aprile, l’esegesi sistematica e sempre incomprensibile del Mes, sono solo l’aspetto più vistoso di una confusione, dove, sopratutto, si cerca e si cercherà il “colpevole”, non tanto l’untore del coronavirus, ma chi ne avrebbe facilitato l’opera del contagio.

Gli aspetti più frequenti che vengono oggi tirati in ballo sono il partenariato, le convenzioni tra il sistema sanitario nazionale, quello pubblico tanto per intenderci, con il sistema sanitario privato, che in Italia, in molti luoghi, conta eccellenze di prim’ordine a livello mondiale.

Il nostro sistema sanitario nazionale, varato compiutamente nel 1978, ha avuto numerose modifiche nel quadro normativo. L’obiettivo di tali norme punta sempre a favorire le condizioni di una maggiore condivisione delle strategie, oltre alla gestione dei servizi e della logistica, mediante il coinvolgimento del privato, non solo nella fase di erogazione dei servizi, ma soprattutto di progettazione e programmazione. Chi può opporsi a un simile partenariato, a simili convenzioni che sono state pure discusse e approfondite a livello europeo?

Il problema è fare funzionare questo partenariato secondo giusti criteri di economicità. Visto il funzionamento del sistema sanitario lombardo, che poggia su queste basi, c’è da rimanere stupiti rispetto alle accuse di fallimento contro il contagio del coronavirus. Forse qualcuno ha la memoria corta (cosa non rara in Italia) circa la supplenza fornita in questi anni dalla Lombardia, rispetto alle insufficienze spaventose di altri servizi sanitari regionali.

L’Emilia ha un ottimo servizio sanitario, ma perché il presidente Stefano Bonaccini, poche settimane fa, con grande senso di responsabilità, è anche lui ricorso a convenzioni con il settore sanitario privato?

Si aggiunga per la Lombardia un’altra considerazione: la storia della Lombardia ha sempre avuto un concorso nel settore privato della sanità da parte di cittadini che interpretavano la migliore versione della cultura sanitaria. Occorre ricordare la Clinica Mangiagalli ? Oppure il Policlinico? O risalire nel tempo, per arrivare al Fatebenefratelli e persino al Lazzaretto manzoniano? E che cosa sono oggi realtà come il San Raffaele o l’Humanitas? C’è odore di una polemica pretestuosa, con gravi colpe nazionali mal nascoste e poi incredibili spinte per creare un sistema sanitario nazionale centralizzato e sicuramente inefficiente, non in grado di affrontare neppure situazioni di emergenza. Due obiettivi che non si giustificano.

Andiamo con ordine. La si può girare e rigirare come si vuole, ma negli ultimi dieci anni ci sono calcoli di mancati investimenti nella sanità per 37 miliardi di euro. C’è chi li documenta. Ci sono medici, infermieri, personale sanitario che mettono sotto accusa il taglio alle spese sanitarie, la riduzione e la chiusura di reparti, la riduzione dei posti letto. La colpa di chi è? Forse della prima repubblica con le sue spese? Ma non facciamo ridere amaramente, per favore.

Dopo la crisi del 2008, quella offertaci su un piatto avvelenato dal casinò finanziario, è cominciata la vera impennata del debito pubblico e la conseguente (e demenziale) politica dì austerità che ha aggravato la situazione economica.

C’ è finalmente qualcuno che ci spiega perché il debito pubblico italiano, che, nel 1987 con il Craxi demonizzato, nonostante la battaglia contro l’inflazione, lo choc petrolifero e il completamento delle riforme (SSN compreso), era al 89,11%, invece con il “rigorista” Mario Monti è arrivato al 123,36%? Costringendoci a tagli mostruosi. Dice forse il falso Bankitalia, quando spiega che i tre “fenomeni” indiscussi del debito italiano sono Amato, Gentiloni e Monti?

Poi c’è l’altro obiettivo: quello della centralizzazione e di comprimere e cancellare le autonomie regionali. Un vecchio pallino dei centralisti nostalgici di ogni epoca, che hanno sempre creato dei disastri.

Anche in una situazione come quella che sta avvenendo, ci può essere la necessità di un maggior coordinamento nazionale e di una struttura centrale, ma l’autonomia anche in campo sanitario significa maggiore attenzione, maggiori presidi locali, maggiori sostegni alla solitudine, maggiore presenza anche nella malattia degli individui, di questa società “liquida” e ossessivamente individualistica e angosciata, modellata soprattutto sulla passiva “sottomissione” a un discutibile potere centrale che non funziona mai.

Occorre forse ricordare che a tutt’oggi questo Stato centrale non ha ancora inviato i 600 euro promessi a tanti cittadini circa un mese fa? Occorre ripetere che, nel frattempo, molte imprese chiudono e forse non riapriranno mai più, pur essendo in credito nei confronti dello Stato di 60 miliardi di euro?

Veniamo a un ultimo aspetto che viene rinfacciato alla Lombardia e a Milano in particolare. Si è creata una situazione tragica al “Pio Albergo Trivulzio” e in tante case di riposo per anziani; appare più che giusta un’indagine e anche un’inchiesta della magistratura (come può mancare la Procura, anche se è chiusa, in una simile situazione!), ma forse il discorso non può essere ridotto solo al Trivulzio, alla “Baggina” come scandalo già sentenziato prima ancora dell’inchiesta. Se al Trivulzio si contano 100 morti, una tragedia immane, un’altra tragedia riguarda il dato complessivo in Italia che tocca quasi duemila morti.

Ma sia in Italia come all’estero (negli Stati Uniti ne sono morti 2.600) siamo di fronte a un “buco nero” che riguarda le case di riposo per anziani. Ripetiamo: una tragedia immane, ma non sappiamo quanto degna di una polemica in un simile contesto molto più ampio.

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