GIOVANI E LAVORO/ La spinta in arrivo con la riforma degli ITS

- Giorgio Spanevello

C’è più di un motivo per essere soddisfatti per l’approvazione alla Camera del disegno di legge di riforma del sistema degli ITS

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C’è più di un motivo per essere soddisfatti per l’approvazione alla Camera del disegno di legge di riforma del sistema degli ITS a più di dieci anni dal DPCM che li istituiva nel 2008. Il primo è che finalmente dopo un lungo periodo di sperimentazione di successo, si è riusciti a dare una veste normativa di rango elevato al sistema terziario professionalizzante fortemente richiesto da aziende grandi e piccole e dalle loro associazioni datoriali.

Il secondo è che il lungo lavoro in Commissione ha permesso al testo votato, nei giorni scorsi a Montecitorio, di essere condiviso dalla grande maggioranza delle forze politiche. Tutto ciò fa pensare a un cammino in discesa per il voto al Senato, ma soprattutto che finalmente la politica si sia accorta che, di fronte a gravi ritardi rispetto al resto delle grandi nazioni industrializzate, valeva la pena di porre al centro delle riflessioni e delle decisioni l’obiettivo dello sviluppo industriale del Paese, fondato sulla formazione specialistica delle nuove generazioni e sull’aggiornamento continuo dei lavoratori.

Le note positive del disegno di legge iniziano dalla nuova denominazione degli Its (a lungo confusi con gli Istituti Tecnici Industriali – scuole secondarie) che ora prendono il nome di “Accademie per l’istruzione tecnica superiore” in breve ITS Academy, chiarendo definitivamente il loro ruolo di scuole di eccellenza post diploma appartenenti al sistema terziario non universitario.

Un altro elemento importante è che i legislatori hanno inteso, con il testo elaborato, valorizzare quanto di positivo è stato svolto in questi anni dalle fondazioni ITS, senza stravolgere la struttura delle stesse, ma ponendo l’accento sul forte legame con il mondo industriale e della tecnologia avanzata e attribuendo agli istituti dotati delle necessarie e opportune caratteristiche qualitative un accreditamento indice di livello elevato che dovrà essere costantemente monitorato dagli organi competenti (in questo caso le regioni).

Viene inoltre affrontato in modo chiaro e rispettoso delle reciproche identità il rapporto tra ITS Academy e Università. Lo strumento suggerito dalla legge è quello dell’elaborazione di “patti federativi” che possano prevedere “passerelle” tra i due sistemi e che in primo luogo consentano di recuperare le elevatissime percentuali di insuccessi negli studi universitari.

È chiaro che questo punto, come del resto molti altri toccati dal testo, dovranno essere meglio delineati dai decreti attuativi (se ne prevedono ben 11) e che quindi il lavoro da fare per l’ottimale integrazione dei sistemi e per definire completamente i vari aspetti sarà ancora molto. Si è comunque cercato anche di definire il rapporto con le Regioni che in questi anni hanno gestito il sistema ITS con politiche in alcuni casi di grande successo, ma in altri di ritardo e scarsa attenzione. Lo spirito della legge è quello di definire il sistema terziario non universitario degli ITS come un sistema nazionale, gestito dalle Regioni attraverso un sistema normativo comune, evitando le grosse disomogeneità attualmente presenti.

La legge prevede inoltre che sfruttando le poste previste nel Pnrr si possano dedicare finanziamenti in conto capitale per dotare le fondazioni ITS di strutture e di laboratori propri, consentendo loro di liberarsi dalla necessità di dover sfruttare “ritagli” logistici di strutture appartenenti alle scuole superiori o ai centri di formazione professionale. È chiaro che quanto viene richiesto alle fondazioni è un cambio di passo da compiere nelle loro organizzazioni per passare da un sistema precario ed estemporaneo a una realtà organizzata e stabile nel tempo. Il miliardo e mezzo previsto dal Pnrr per il sistema ITS dovrà essere ben speso senza che “appetiti” di natura esterna distolgano le risorse previste.

Restano comunque dei punti da affrontare e che dovranno essere chiariti dai decreti attuativi, non ultimo quello dei finanziamenti e della loro gestione. Da tempo le fondazioni chiedono di poter superare la logica del finanziamento legato a dei bandi ai quali anno dopo anno gli ITS devono rispondere per vedersi riconosciute le risorse necessarie alla gestione dei corsi. La legge lascia lo spazio per la stabilizzazione dei finanziamenti, ma dovrà essere chiarito il rapporto con la parte di finanziamento proveniente dalle Regioni che vedono il bando come unica forma possibile per l’erogazione di fondi.

La nuova legge, quindi, costituisce una pietra miliare sul cammino del definitivo riconoscimento del sistema terziario ITS Academy, ma molto lavoro dovrà essere compiuto per la definizione di tutti gli aspetti. In questo si dovrà cercare di non perdere di vista l’obiettivo principale di creare un futuro di soddisfazione per i giovani, fornendo loro le competenze avanzate utili per mantenere il nostro sistema industriale ai livelli che gli competono. Un aumento sensibile del numero di giovani che scelgono il sistema la formazione degli ITS Academy, non come ripiego, ma come possibilità di formazione di qualità, potrà contribuire alla diminuzione l’attuale “mismatch” tra la richiesta di tecnici specializzati da parte delle aziende e il numero elevato di giovani che non trovano lavoro.

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