GIOVANI & POLITICHE ATTIVE/ Le scelte che possono fare di Milano un “laboratorio” nazionale

- Massimo Ferlini

Da Milano arrivano dati e indagini interessanti che possono anche fare della città meneghina un laboratorio nazionale sul fronte lavoro

vittorio demicheli Milano (LaPresse)

Le previsioni di Anpal e Unioncamere per il periodo giugno-settembre assegnano a Milano città metropolitana circa un milione di assunzioni. Rappresentano ben il 7,7% del totale nazionale. I settori trainanti sono quello alberghiero, la grande distribuzione e il commercio, la consulenza e la logistica. A conferma che l’area milanese rimane caratterizzata dal settore industriale ben il 35% dei posti di lavoro sono per attività inserite nella produzione.

Il dato trova conferma in un’indagine realizzata dall’Api, associazione della piccola e media impresa, che ha svolto sull’area metropolitana milanese, la Brianza, il lodigiano e l’area pavese. Gli imprenditori coinvolti hanno espresso fiducia e ottimismo per i mesi che verranno, hanno dichiarato che sono in procinto di fare nuovi investimenti e nuove assunzioni. Le imprese coinvolte sono per lo più nella fascia 16-49 addetti. Poche superano i 50 dipendenti e circa il 20% è sotto i 14 addetti.

La previsione di nuovi investimenti è dichiarata da più del 60% degli intervistati. La scelta di investire è trainata dalla spinta alla digitalizzazione dei processi e dalla scelta della sostenibilità ambientale. La quota principale sarà dedicata ad acquisire nuovi macchinari seguita da investimenti legati all’organizzazione del lavoro, alle certificazioni di qualità e ambientali e alla ricerca e sviluppo.

Fra le imprese coinvolte, quelle con una propensione alle esportazioni giocano un ruolo importante. Quella di sostegno istituzionale alla creazione di reti di supporto per le relazioni con i mercati esteri è una delle richieste che emerge con maggiore forza. Alle istituzioni si chiedono anche misure per contenere il prezzo del denaro e interventi più decisi sul cuneo fiscale. Alta è l’attenzione per le scelte relative alla formazione professionale e per le iniziative di sostegno per i passaggi generazionali.

Queste ultime sottolineature aprono il capitolo lavoro e la denuncia della crescente difficoltà a trovare giovani con le competenze richieste dalle imprese e disponibili a lavorare nel settore delle Pmi.

Sulla base delle dichiarazioni del 50% delle imprese che prevedono nuove assunzioni nei prossimi mesi, si tratta sempre di ricerca di personale su cui investire per una continuità di rapporto e di formazione reciproca di fronte all’accelerazione dei cambiamenti tecnologici. Oltre il 60% delle imprese dichiara di assumere con contratto a tempo indeterminato, ricorre al tempo determinato il 22% degli interpellati e per l’11% è previsto il contratto di apprendistato. Anche con questa situazione le difficoltà a trovare manodopera è crescente. Vi è la dichiarazione di un’impresa che di fronte alla necessità di cercare 6 nuovi lavoratori, non avendoli trovati fra i giovani, è ricorsa ad assumere tre ex dipendenti in pensione.

Dalle dichiarazioni esce non solo il lamento per la difficoltà di trovare giovani disposti all’impiego nei settori produttivi e nelle Pmi, ma emerge con chiarezza che è stato recepita una domanda di un buon lavoro, da parte dei giovani, che riguarda il welfare aziendale, un’organizzazione del lavoro e dei tempi conciliabile con la vita famigliare e la condivisione di percorsi di valorizzazione delle competenze individuali. Le nostre Pmi sono ancora poco attrezzate per affrontare queste sfide e rischiano di avere un ulteriore handicap verso le imprese più strutturate nell’esercitare attrattività per i giovani che si presentano sul mercato del lavoro.

Per fare in modo che l’incontro fra domanda e offerta venga semplificato e che i punti di incontro fra bisogno di lavoro e occasioni di impiego siano più raggiungibili, l’amministrazione comunale di Milano assieme alla Città metropolitana ha annunciato che con un progetto finanziato dal Pnrr si apriranno 4 nuovi sportelli lavoro sul territorio. È stata anche l’occasione per fare una valutazione del percorso fatto dal Patto per il lavoro di Milano e valutare quali impulsi servono per rafforzarne i risultati nei prossimi mesi.

Se già ora il Patto ha prodotto iniziative a favore dell’inserimento al lavoro di fasce di lavoratori che, post-Covid, avevano registrato maggiori difficoltà a essere rioccupati e ha inoltre avviato innovativi programmi per favorire il lavoro femminile, le richieste dei sindacati chiedono di affrontare il tema del precariato e dei bassi salari.

Punto di partenza è in questo caso un’indagine della Uil, che ha calcolato che il 40% dei lavoratori dipendenti dell’area metropolitana milanese avrebbe un salario lordo sotto i 17 mila euro l’anno. Entro questo insieme, se impiegati part-time si fermano a 16mila. Se giovani sotto i 25 anni rimangono sotto i 14 mila e se a termine o stagionali restano fra i 7 e i 9 mila euro annui. È evidente che queste cifre coprono situazioni lavorative talvolta grigie, ma in ogni caso pongono il problema di non essere compatibili con l’attuale tasso di inflazione e la crescita del costo della casa e dei consumi che caratterizza l’area milanese.

L’assessore al lavoro del Comune di Milano, Alessia Cappello, ha colto le sollecitazioni e indicato l’obiettivo di fare di Milano la “città del buon lavoro” proprio con lo sviluppo delle iniziative contenute nel Patto per il lavoro. Per fare questi passi in avanti si devono raccogliere le domande che arrivano dai giovani che si presentano sul mercato del lavoro. Certo chiedono salari adeguati al costo della vita in città, ma chiedono soprattutto un lavoro che non si solo per vivere ma per vivere bene, e all’impresa chiedono che siano riconosciute e valorizzate le loro competenze.

A contribuire alla crescita di un mercato del lavoro che abbia al centro la crescita del lavoro di qualità devono contribuire tanti soggetti, dalle organizzazioni sindacali a quelle imprenditoriali e le istituzioni economiche. I nuovi Centri per l’impiego possono svolgere un ruolo importante per lo sviluppo delle politiche attive del lavoro. Se non diventano nuovi centri burocratizzati possono essere i nodi della rete che mette assieme gli attori necessari perché di fronte al bisogno di lavoro ci sia subito chi lo prende in carico e chi si preoccupa di trovare l’occasione migliore per una nuova occupazione. Sarebbe un passo importante affinché il fare rete fra gli operatori del mercato del lavoro diventi un tassello importante del fare comunità nella nuova fase di sviluppo della metropoli milanese.

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